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Mercati, in un mese è cambiato (quasi) tutto: le…

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nuovo sondaggio di Bank of America Merrill Lynch

Mercati, in un mese è cambiato (quasi) tutto: le novità in quattro grafici

La reazione dei mercati al dato sull’inflazione Usa migliore del previsto uscito ieri è stata meno violenta di quanto avvenuto lo scorso 2 febbraio quando, proprio in conseguenza di una rilevazione inflazionistica (la crescita dei salari), Wall Street è stata travolta dai ribassi. La prospettiva di una crescita dei prezzi più rapida del previsto e il rischio che ciò possa provocare una stretta monetaria della Fed con conseguenze sui mercati resta comunque un tema sensibile.

Il 45% degli investitori istituzionali che ha partecipato a un recente sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch ha dichiarato di considerare l’inflazione e il crollo dei mercati obbligazionari il principale rischio sui mercati in questa fase. Anche a gennaio questa era stata la risposta più gettonata ma con una quota inferiore, pari al 36 per cento.

È evidente che le turbolenze di inizio mese hanno giocato un ruolo in questa accresciuta percezione del rischio. Non è peraltro solo il tema inflazione ad aver cambiato le carte in tavola agli investitori che, a giudicare dagli esiti del sondaggio, sono stati costretti a rivedere drasticamente le proprie previsioni ottimistiche sull’andamento dei mercati dopo l’improvviso risveglio della volatilità. Uno dei segnali più evidenti in questo senso riguarda il tema della liquidità, da sempre un termometro efficace della maggiore o minore propensione al rischio sui mercati.

Se un mese fa il 26% degli intervistati aveva dichiarato di voler ridurre in futuro l’esposizione in cash oggi ben il 38% ha detto di voler aumentare il peso della liquidità in portafoglio. La quota di cash che un mese fa era indicata al 4,4% oggi è passata al 4,7 per cento. Al di sopra della media storica dell’ultimo decennio, che è del 4,5 per cento.

Altro segnale della rinnovata avversione al rischio è la preferenza per settori come la sanità, le telecomunicazioni, comparti storicamente difensivi su cui, stando agli esiti del sondaggio, buona parte del mercato ha scelto di aumentare l’esposizione. Un quadro diametralmente opposto rispetto a un mese fa quando ad essere preferite erano classi di investimento “cicliche” come la tecnologia, gli industriali o i mercati emergenti. Quando il mercato compra i “difensivi” e vende i ciclici è perché vede all’orizzonte un rallentamento. E questo è esattamente ciò che è successo: a gennaio il 37% degli intervistati aveva dichiarato di attendersi un’accelerazione dell’economia nei prossimi 12 mesi. A febbraio questa quota è scesa al 10 per cento.

Il quadro è mutato ma non si vedono ancora nubi eccessivamente nere all’orizzonte: il 91% degli intervistati considera ancora improbabile l’arrivo di una nuova recessione.

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