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Borse, addio «new normal»: dopo il -8% si torna alla…

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lo storno di inizio febbraio

Borse, addio «new normal»: dopo il -8% si torna alla «vecchia» normalità?

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Qualcuno si era illuso di vivere in una “nuova normalità” dei mercati, come ci aveva detto qualche guru fino a qualche settimana fa, lontano parente di chi parlava di “bolla strutturale” nel 2000 e nel 2007, o prima del lunedì nero del 1987. Invece la recente correzione di Borsa dimostra che siamo ancora nella solita vecchia normalità. Letteralmente: nel senso che la correzione di circa l’8% dell’indice S&P500 che si è verificata nei giorni scorsi è esattamente in linea con la media storica dal 1980 a oggi, come hanno notato gli analisti di Deutsche Asset Management.

Ha centrato perfettamente la media insomma, nemmeno a farlo apposta, ma attenzione: la media della “vecchia” normalità, appunto, non quella del presunto “new normal” in cui qualche anima bella si era convinta di vivere, con la volatilità a zero e i grafici azionari che partivano dall’angolo in basso a sinistra degli schermi per arrivare a quello in alto a destra.

Spieghiamo meglio, con l’aiuto di un grafico. Le barre che vedete rappresentano il maggior “drawdown”, ossia la correzione più marcata, che si è verificata sui mercati ogni anno dal 1980: saltano subito all’occhio i crolli del 1987 e del 2008, ma anche i profondi storni del 2001, del 2002 e del 2011. Ora, se andiamo al 2018 vediamo una barra che è quasi esattamente in linea con la media storica delle correzioni: perfettamente normale, almeno per ora. Quello che invece non è normale lo vediamo con plastica evidenza subito prima del 2018: è rappresentato dall’anno scorso, il 2017 delle grandi illusioni, che presenta una barra di correzione massima insolitamente breve, paragonabile soltanto a quella del lontano 1995.

Se c’è qualcosa di anormale, insomma, non è lo storno del 2018, ma la calma piatta dell’anno precedente. Come notano gli analisti di Deutsche Asset Management, una correzione giornaliera del 4% sull’indice S&P500 (come quella avvenuta lunedì 5 febbraio) non è inusuale rispetto agli standard storici, quello che è strano è invece che non ci sia stato un ritracciamento di questo tipo per più di quattrocento giorni, con un record che ha battuto quello del 1996-97 di 395 giorni.

LA CORREZIONE MASSIMA ANNUA SULL'INDICE S&P500 DAL 1980 AL 2018
(*) Massima correzione 2018 è all’8 febbraio(Fonte: Bloomberg Finance, Deutsche Asset Management)

Paradossalmente, quindi, la violenza dell’ultima correzione e il fatto che sia stata innescata da buone e non da cattive notizie - il rialzo dei tassi - si deve all’anormalità di un 2017 di euforia borsistica in cui sono stati montati colossali trade sulla volatilità ora frettolosamente e dolorosamente smontati. Il ridimensionamento degli eccessi di ottimismo è un’altra buona notizia, assieme al fatto che - come ricorda Deutsche Asset Management - correzioni come queste, in un contesto favorevole di crescita mondiale sincronizzata, regalano buone opportunità d’acquisto sull’azionario.

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