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Nickel rivelazione del 2018: prezzo in rialzo di quasi il 20%

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prezzo ai massimi dal 2015

Nickel rivelazione del 2018: prezzo in rialzo di quasi il 20%

La febbre da auto elettrica, la ripresa dell’industria siderurgica, segnali di scarsità dell’offerta. C’è un mix di fattori all’origine del rally del nickel, che al London Metal Exchange (Lme) è tornato a superare 14mila dollari per tonnellata, al record da oltre due anni.

Le quotazioni del metallo – che ha trovato nuovo impulso dalle prospettive di impiego crescente nelle batterie – sono in rialzo di oltre il 10% dall’inizio dell’anno e giovedì con un balzo di oltre il 5% si sono spinte dino a 14.420 $ (base tre mesi), un picco da cui ieri hanno ritracciato per effetto di prese di beneficio.

Anche gli altri non ferrosi sembrano aver superato la fase ribassista della settimana scorsa, provocata principalmente dalla fuga dal rischio innescata dalla caduta dei listini azionari. Il rame ha riconquistato quota 7.200 $/tonnellata, recuperando circa il 7% nel corso della settimana, la migliore performance da novembre 2016, mentre lo zinco – con scorte Lme ormai ridotte ai livelli più bassi dal 2008 – è tornato a scambiare sui massimi decennali, vicino a 3.600 $.

Anche nel caso del nickel si registra una diminuzione delle giacenze di borsa: negli ultimi dodici mesi sono calate del 10% al Lme (sotto 340mila tonnellate) e di oltre il 40% alla Shanghai Futures Exchange (a 56mila tonnellate). Una parte del metallo potrebbe essere finita in magazzini esterni alle borse, ma la domanda è comunque forte nel settore siderurgico, che tuttora fa la parte del leone.

Circa il 70% delle forniture di nickel vengono tuttora impiegare nella produzione di acciaio inox. E secondo gli ultimi dati dell’International Stainless Steel Forum (Issf) questa è cresciuta del 7,4% nei primi 9 mesi del 2017, a 36,1 milioni di tonnellate, con un’espansione trainata dagli Usa (+14,9%) ma che ha comunque riguardato tutte le aree del mondo.

L’«effetto Tesla» per il momento è soprattutto psicologico. Ma la richiesta di nickel per le batterie promette di diventare un driver sempre più importante per la domanda: secondo Roskill, società di consulenza specializzata, si passerà dall’attuale 4% dei consumi al 15-20% nel giro di una decina d’anni. I consumi in questo settore potrebbero decuplicare rispetto alle 60mila tonnellate l’anno stimate per il 2017.

Il tema piace agli speculatori. E le minerarie hanno cominciato a cavalcarlo. A innescare il rally del nickel a dicembre, dopo un lungo periodo di prezzi depressi, è stata Vale che ha giustificato un taglio del 15% delle stime di produzione per il 2018 (a 263mila tonn) con la volontà di riservarsi migliori opportunità in futuro, quando le auto elettriche faranno esplodere la domanda di nickel per le batterie.

Quanto meno nel breve non sembrano comunque esserci alcun rischio per l’offerta. L’export dall’Indonesia sta salendo e la fonderia Ambatovy in Madagascar, colpita da un ciclone il 5 gennaio, ha da poco riaperto, assicurando che sarà in grado di rispettare il target di produrre 40-43mila tonnellate di nickel nel 2018 (contro 35.500 del 2017).

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