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Mini-bond, la seconda volta della «pioniera» Caar. Ma il…

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Mini-bond, la seconda volta della «pioniera» Caar. Ma il sogno resta la Borsa

A volte ritornano. Caar emette infatti oggi il suo secondo mini-bond. Non è certo un caso isolato: giusto una settimana fa il rapporto annuale del Politecnico di Milano sottolineava il ruolo chiave dei cosiddetti «emittenti seriali», cioè delle società che sono ricorse più volte al mercato, nel rinnovato successo delle obbligazioni «tascabili» dedicate alle Pmi. Vale tuttavia la pena di ricordare la società piemontese (attiva nell’ingegneria di processo e di prodotto nei settori automotive, aerospazio e ferroviario) quantomeno perché fu la prima, ormai quasi 5 anni fa, a sondare gli investitori con questo strumento innovativo.

Obiettivo: crescere in Germania dopo Brasile e Serbia
Il due nuovi mini-bond a 6 anni per complessivi 2 milioni di euro (con cedole del 4,75% e 5,25% e importo eventualmente aumentabile fino a 3 milioni) di oggi sono sotto certi aspetti diretta conseguenza del primo, che giunge appunto a scadenza fra qualche mese, ma il rifinanziamento di quest’ultimo non è certo l’unico motivo del ritorno di Caar sul mercato. «Vogliamo crescere ancora», spiega a Il Sole 24 Ore il presidente Francesco Ellena, sottolineando come anche grazie al primo mini-bond il fatturato del gruppo sia passato dai 4,5 milioni di euro del 2012 ai circa 15 milioni con cui dovrebbe essersi chiuso l’ultimo esercizio. Si punta quindi ad arrivare a 25 milioni nei prossimi tre anni, e se con i proventi raccolti nel 2013 si è finanziata l’espansione in Serbia e soprattutto in Brasile (oltre che in Italia) e per creare 170 nuovi posti di lavoro, il nuovo titolo potrebbe favorire l’apertura di una sede operativa anche in Germania, Paese che rappresenta già uno sbocco naturale di mercato per Caar.

L’importanza dello strumento giusto
«Tutto questo non sarebbe stato possibile senza i mini-bond» ammette Ellena, ma il suo giudizio favorevole non si limita a una pura constatazione di carattere quantitativo: «Abbiamo avuto accesso anche ad altre tipologie di finanziamento, magari meno costose, ma questo strumento ci ha permesso di fare il vero salto di qualità perché - spiega - se da una parte ci ha obbligati a dotarci di strutture complesse e sistemi di controllo costosi, dall’altra ci ha portato a ragionare come una grande società e a percorrere una strada indispensabile per crescere».

Un mercato «più selettivo»
La seconda emissione è stata paradossalmente più complicata per la società torinese: «Nel frattempo il mercato è diventato più selettivo e richiede maggiori informazioni», osserva Ellena, prima di ricordare l’aiuto «decisivo» fornito da Iccrea BancaImpresa e Adb, entrambi arranger dell’operazione . Il meccanismo però è tale che Caar non rinuncia a pensare ancora più in grande perché «l’obiettivo è raggiungere la Borsa entro 5 anni», come annuncia Ellena, riconoscendo quindi al mini-bond il ruolo di «palestra» ideale dove allenarsi ai rapporti con gli investitori istituzionali. Appuntamento a Piazza Affari dunque.

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