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I colossi hi-tech pronti allo shopping: in cassa più di 2mila miliardi di dollari

Foto AP
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I colossi dell’hi-tech, Apple in testa, si preparano a fare la parte del leone in quello che potrebbe essere un anno d’oro per le operazioni di fusione e acquisizione. In totale la potenza di fuoco delle società dell’S&P 500 è stimata a inizio 2018 tra 5mila e 5.500 miliardi di dollari, lievitata rispetto ai 3.300 miliardi di un anno prima.

La maggior espansione è stata registrata proprio dal settore tecnologico che ha visto raddoppiare la sua liquidità a 2mila miliardi di dollari, stando alle stime presentate da Citi in un recente report, che ha fatto i calcoli considerando «la somma del cash disponibile per l’azienda e della capacità di indebitamento sulla base dei rating attuali».

L’effetto degli incentivi fiscali
Ovviamente la gran parte dell’emersione di liquidità è da attribuire alla riforma fiscale del presidente Donald Trump. Ma Citi specifica che «non tutto l’incremento della liquidità disponibile è attribuibile alle multinazionali a cui è stato garantito accesso senza limiti alle somme depositate all’estero. Le aziende focalizzate sul mercato interno potranno far ricorso a un aumento della capacità di indebitamento conseguente a un maggiore cash flow derivante da eventuali acquisizioni».

Il mercato dell’M&A ha già registrato un avvio vivace del nuovo anno, con una massa di operazioni che ha raggiunto 449 miliardi di dollari a metà febbraio, con un incremento del 21% rispetto a un anno prima, trainata soprattutto dalle maxioperazioni superiori ai 5 miliardi di dollari. Il trend potrebbe proseguire a dispetto della volatilità mostrata nelle ultime settimane dai mercati azionari, che non sembra comunque mettere a rischio i potenziali ritorni delle operazioni, che risultano di solito amplificati in periodi di maggior volatilità.

Big tech ricco di liquidità
A guidare la classifica delle cash-cow è ormai da tempo Apple, che nell’ultimo trimestre ha raggiunto il livello record di 285 miliardi di dollari. Tutti si interrogano su quale potrebbe essere la potenziale preda di un’eventuale acquisizione di grandi dimensioni. La stessa Citigroup prevede che ci sia il 40% delle possibilità che si lanci alla conquista di Netflix per aumentare l’offerta nell’ambito dei contenuti, mentre Barclays sotiene che la società della Mela dovrebbe partire all’assalto di Dropbox, da poco reduce dal filing per un’Ipo che la valuterebbe più di 10 miliardi di dollari, per rafforzare le posizioni nel mercato del cloud.

Accanto all’hi-tech l’altro grande settore che trasuda liquidità è l’healthcare, dove il processo di consolidamento è in uno stadio avanzato. Ma l’hi-tech si candida a essere protagonista, dal momento che i big del comparto devono tenere il passo con tutte le tecnologie emergenti per evitare di perdere il treno di quella che potrebbe emergere come la prossima chiave di crescita. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, la blockchain, la realtà aumentata e quella virtuale non hanno ancora un modello di business preciso ma sono al centro di un grande fermento. I big non possono quindi permettersi di rischiare di rimanere spiazzati e si trovano costretti a tenere il passo con investimenti strategici un po’ in tutte le tecnologie emergenti che vadano a rafforzare le loro offerta attuale o a presidiare i settori che potranno essere protagonisti del prossimo futuro.

Finora i big dell’hi-tech hanno preferito investire in buy back azionari per remunerare gli azionisti con un aumento delle quotazioni o con un aumento dei dividendi distribuiti. Ma ora, in tempi di maggior volatilità azionaria, i colossi aziendali saranno indotti a puntare su investimenti più strategici. Tanto più che aumenta anche la fiducia dei manager nei confronti delle prospettive dell’economia globale, salita a oltre l’80% da meno del 20% un anno fa, secondo l’EY Global Capital Condfidence Barometer per quanto riguarda la tecnologia. Se alla ritrovata fiducia si aggiunge l’ottimismo sui risultati aziendali, sulla riforma fiscale e sulla disponibilità di credito, emerge un quadro decisamente favorevole a una prossima ondata di acquisizioni.

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