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Il risparmio che serve (a)i giovani

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analisi

Il risparmio che serve (a)i giovani

Marka
Marka

Se la fretta fa i topini ciechi, la procrastinazione fa i pensionati poveri. Che sia una battuta o un proverbio o una grande verità poco cambia. L'importante è associare i numeri giusti a supporto di questa affermazione. E non mancano certo gli studi, le statistiche e le elaborazioni, come registrato anche di recente, a testimoniare che prima si inizia a risparmiare e meglio è. Numeri alla mano. Gli ultimi sono stati pubblicati di recente da Finra, l'autorità di vigilanza sull'industria finanziaria statunitense, a tutela degli investitori a stelle e strisce.

Kaitlyn Kiernan ha pubblicato sul suto di Finra un'elaborazione molto concreta, ponendo l'esempio di due 22enni assunte contemporaneamente dalla stessa azienda. La prima, Jessica, decide di aderire subito al modello 401(k), i fondi pensione statunitensi, versando il 4% del proprio stipendio; il che porta la sua azienda - secondo la normativa Usa - a versare altrettanto. L'8% del salario (40mila dollari l'anno) versato al fondo pensione, che lo fa fruttare al tasso medio del 6% lordo. Al raggiungimento della pensione a 65 anni il fondo avrà prodotto un montante “cumulato” di 620mila dollari. Molto, soprattutto se confrontato con quanto versato in termini “nominali”: 68.800 dollari. La sua collega e coetanea Sarah, assunta il suo stesso giorno, decide invece di non aderire al 401(k), preferendo invece spendere il denaro guadagnato. Almeno fino ai 30 anni, ossia otto anni dopo, quando decide finalmente di firmare il suo 401(k).

Procrastinare la decisione di aderire alla previdenza porterà Sarah - alle medesime condizioni di Jessica - a un patrimonio accumulato di 368mila dollari. Rinviare la decisione sarà costato a Sarah 252mila dollari. Una differenza di ricchezza accumulata nel proprio conto previdenziale del 40%. In altre parole, una differenza pari al 18% di anzianità previdenziale tra le due lavoratrici, produce una distanza pari al 40% in termini di montante accumulato. Il che ci porta ad una conclusione da sottolineare in rosso: la maggior parte del capitale che viene accumulato nel lungo termine viene prodotto nei primi anni: grazie alla naturale maggior propensione al rischio (ossia una maggiore esposizione alle azioni, rispetto alle obbligazioni) e al meccanismo del rendimento composto, ossia l'applicazione di un rendimento al capitale investito e rivalutato, anno dopo anno. Il che accresce in modo esponenziale il valore finale.

Provate a immaginare cosa significa l'impatto di una procrastinazione ancora maggiore rispetto a quella si Sarah: per ottenere 100 euro di pensione, si ricordava qui tempo fa, è necessario accantonarne 20 se si hanno 25 anni. Se si rinvia la decisione a 40 anni la somma che garantisce 100 euro di pensione sale a 55 euro. Rinviando ancora ci si inoltra nel territorio dell'apparente paradosso: occorre risparmiare 100 euro ogni mese in un fondo pensione per incassarne 100 quando si smetterà di lavorare. E 134 se - stremati dal grillo parlante - si deciderà finalmente di aderire a un fondo pensione, pur di ottenere 100 euro al mese. Numeri, stime, elaborazioni, statistiche: servono a dare sostanza alle argomentazioni ma soprattutto a dissipare quella nebbia di ansia che blocca i risparmiatori e impedisce loro di prendere in mano il proprio destino previdenziale e fare la cosa giusta: iniziare a risparmiare presto.

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