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Borse, la correzione di febbraio non spaventa i gestori

la settimana dei mercati

Borse, la correzione di febbraio non spaventa i gestori

(Ap)
(Ap)

Niente panico, fin qui tutto nella norma. È così che le case di investimento rassicurano i loro clienti riguardo alla discesa delle Borse. In questi giorni gli inviti a non drammatizzare la correzione si moltiplicano, visto che febbraio è stato uno dei mesi più brutti degli ultimi anni per le azioni. Wall Street ha interrotto la lunga serie di periodi in attivo ed è tornata ai livelli di inizio anno. Gli altri listini sono andati a ruota e hanno addirittura amplificato i cali: l’EuroStoxx è sceso del 3,4% sul venerdì precedente e il Nikkei giapponese del 3,25%, per via del rafforzamento testardo dello yen, che non molla contro il dollaro neppure quando il biglietto verde recupera sulle altre valute.

L’appello alla calma poggia su un argomento convincente, e cioè che non ci sono i segnali tipici che precedono un’inversione di tendenza, come per esempio la flessione dell’occupazione e del settore immobiliare; viceversa, i fondamentali dell’economia rimangono solidamente in un’area di espansione. E se anche marzo non è partito con il piede giusto, con gli indici in discesa a rotta di collo e l’indice di volatilità in ascesa sopra i 25 punti, è sufficiente mettersi le cinture di sicurezza: chi ha comprato tenga se ha fatto una scelta razionale e compatibile con le sue esigenze, e chi ha venduto non abbia fretta di esporsi. L’importante è tener presente che il 2018 riserverà altri movimenti tellurici, magari improvvisi. Le quotazioni, specialmente quelle americane, sono elevate e una bella limatura ogni tanto ripristina valutazioni più accettabili.

Nonostante il conforto degli esperti, sembra chiaro che l’eldorado dei pasti a buon mercato per tutti sui mercati finanziari sia finito. Lo ha voluto ribadire Jerome Powell, che all’esordio come presidente della banca centrale statunitense al Congresso si è mostrato più aggressivo del previsto rispetto alla politica monetaria. La moderazione dei toni due giorni dopo al Senato, come spiega Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners, non ha levato ai mercati l’aspettativa di 4 ulteriori ritocchi al costo del denaro quest’anno.

In aggiunta, è arrivato un altro colpo basso da Donald Trump. Il Presidente Usa ha annunciato l’imposizione di dazi sull’acciaio e sull’alluminio, che hanno pesato in particolare sui titoli industriali, ma in generale hanno avallato le vendite. Infatti gli operatori, che sono molto pragmatici, hanno messo in conto la possibile rappresaglia internazionale, della Cina in primis, in una guerra commerciale.

Nel Vecchio Continente il nervosismo si è accentuato in vista della decisione del partito socialdemocratico tedesco sulla formazione di un governo con i popolari della Merkel, e pure per via delle elezioni italiane. Il sistema proporzionale misto aumenta le perplessità sulla formazione di un esecutivo, che sia oltretutto duraturo. Secondo Marco Piersimoni di Pictet, a differenza di quanto successo in Germania, i mercati non concederanno ai nostri politici tanto tempo per comporre un esecutivo funzionante.

Nelle prime sedute della settimana un recupero di competitività dell’euro contro il dollaro (il cambio è andato sotto 1,22) ha tamponato i danni sui parterre dell’Eurozona. Però il biglietto verde - dazi o meno - si è riportato come un elastico verso la soglia iniziale e le azioni europee, senza nemmeno l’appiglio nella moneta unica, si sono affossate. Le obbligazioni hanno beneficiato dell’avversione al rischio, a differenza di quanto succede di recente e in barba all’aumento dei tassi. Ma solo fino a ieri, quando sono riprese le vendite e i rendimenti sono in parte risaliti. Quello del BTp decennale, che era diminuito sotto il 2%, si è inerpicato di nuovo e il differenziale sul titolo tedesco ne ha sofferto. Giovedì prossimo la riunione della Banca centrale europea aggiornerà le proiezioni sull’economia e potrebbe inaugurare una comunicazione meno incline ai super-stimoli monetari, e meno favorevole ai titoli di Stato.

Alessandro Fugnoli di Kairos offre una nota incoraggiante ai pessimisti che temono lo sbandamento dei mercati: l’aumento dei prezzi che spinge le politiche restrittive arriverà, ma sarà dolce e controllabile. La volatilità ci sarà, ma le puntate verso il basso dovrebbero fare meno paura.

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