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Cade Mediaset, «derivato» della speculazione, e ritorna…

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Cade Mediaset, «derivato» della speculazione, e ritorna Vivendi

(Ansa)
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Il vero spread dell’Italia? Inutile guardare ai titoli di Stato, sono ormai poco significativi. Mediaset, piuttosto, il colosso tv di Silvio Berlusconi crolla a Piazza Affari (-5,5%) il giorno dopo le elezioni che fanno del Movimento Cinque Stelle il primo partito d’Italia e vedono Forza Italia superata dalla Lega. L’Italia non ha un Governo? Mediaset è la cosa più vicina a un derivato sul paese. Per chi segue il mercato non è una novità: è da almeno 5 anni che il titolo dell’emittente commerciale italiana è trattato come una sorta di «proxy»: si punta su una ripresa del Paese e sulla stabilità politica? Comprare Mediaset. Si scommette contro l’Italia? Vendere Mediaset.

Già nelle settimane prima del voto, Mediaset aveva perso quota. La spiegazione era che il mercato scontava l’ingovernabilità dell’Italia, e dunque il dileggiato e criticato Jean-Claude Juncker, in fondo, aveva ragione: gli investitori stranieri vendevano Italia e dunque Mediaset: dai 3,38 euro di inizio anno, il titolo era sceso ai 3,11 euro di venerdì sera. Un calo dell’8% che si attribuiva appunto all’«Italy Discount» in vista delle elezioni più incerte della storia repubblicana. Ma allo stesso tempo gli investitori scommettevano anche sulle «Larghe Intese», e cioè che dalle urne sarebbe uscito un Governo sull’asse Fi-Pd, con Berlusconi di nuovo sulla scena politica e ago della bilancia. Svanito lo scenario di Grosse Koalition, ogni appeal speculativo-politico è scemato: il giorno dopo il terremoto elettorale, il titolo, già a buon mercato, è così caduto ulteriormente.

C’è poi anche una motivazione «interna»: un Berlusconi in qualche modo coinvolto nel Governo sarebbe garanzia che Mediaset non verrebbe penalizzata o non avrebbe la politica contro, ragionano alcuni analisti. Così, invece, l’azienda è più esposta al rischio di qualche sgambetto.

Se però il crollo dovesse assestarsi qui la caduta in Borsa non dovrebbe preoccupare i manager di Cologno: siamo ancora ai livelli di prezzo della tentata scalata di Vivendi, a fine del 20156. Per far scattare la soglia di allarme, Mediaset dovrebbe perdere molto più terreno. Nel terribile novembre 2011, quello dello spread impazzito e del governo Berlusconi costretto alle dimissioni con la nascita del governo Monti, il titolo arrivò sotto quota 2 euro. E poi, proprio sotto il «tecnico» Monti, Mediaset crollò fino a 1,2 euro, il minimo storico da quando l’azienda è sbarcata a Piazza Affari nel lontano 1996 (sotto il governo Dini, un altro «tecnico»): un livello che allorà impensierì Fininvest, perché la cassaforte della famiglia Berlusconi ha in carico i titoli a un valore di 1,08 euro. Comunque ieri in Via Paleocapa erano un po’ meno ricchi: un anno fa Mediaset valeva più di 4 euro. In dodici mesi ha bruciato circa 1,4 miliardi .Un po’ più poveri lo sono anche i francesi di Vivendi, che hanno fatto un blitz rastrellando il 29% ma ora si trovano bloccati e con una forte minusvalenza.

La sconfitta elettorale, tuttavia, potrebbe rafforzare il finanziere bretone Vincent Bolloré, che prima ha promesso di prendere in sposa la tracollante Mediaset Premium e poi ha provato a spaccare la stessa famiglia italiana, calando l’asso della scalata a Mediaset. La settimana prima delle elezioni, si era svolto un primo “scontro” in Tribunale sul maxi-risarcimento da 3 miliardi di euro, interlocutorio. Tutti davano «Re Silvio» in procinto di essere nuovamente incoronato sovrano d’Italia e dunque non ci sarebbe stata partita per i francesi, dati palesemente per sconfitti: nei nei mesi scorsi, peraltro, Vivendi medesima aveva avallato negli osservatori l’idea di una ritirata con i suoi atteggiamenti da «distensione» come l’assenza nelle assemblee di Mediaset.

Ora che Berlusconi esce politicamente indebolito dal voto a vantaggio della Lega, i francesi potrebbero riprendere forza. Entro un mese Vivendi dovrebbe costituire un Trust dove mettere un 20% circa del pacchetto di Mediaset. Fa parte degli accordi presi con l’Autorità per le Comunicazioni un anno fa. Ma a questo punto, Bolloré rispetterà i patti oppure sarà tentato di tornare all’attacco, approfittando di un nemico più fragile?

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