Finanza & Mercati

Draghi: crescita più forte del previsto, ma rischi da…

  • Abbonati
  • Accedi
eurozona

Draghi: crescita più forte del previsto, ma rischi da protezionismo e cambi

«Sulla base della consueta analisi economica e monetaria abbiamo deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento della Bce. Continuiamo ad attenderci che rimangano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi a Francoforte, illustrando e motivando le scelte del consiglio direttivo della Banca centrale europea nella riunione di oggi. «Le nuove informazioni confermano un ritmo robusto di espansione dell’economia, che ha mostrato un'accelerazione superiore alle aspettative nella seconda metà del 2017. Il forte slancio congiunturale, la riduzione in atto del sottoutilizzo delle risorse nell'economia e il crescente grado di utilizzo della capacità produttiva ci inducono ancor più a confidare che l'inflazione convergerà verso il nostro obiettivo di un tasso inferiore ma prossimo al 2%%». «Allo stesso tempo - ha proseguito Draghi - le pressioni interne sui prezzi restano nel complesso moderate e devono ancora mostrare segnali convincenti di una protratta tendenza al rialzo».

Le stime su crescita e inflazione
La Banca centrale europea ha alzato le stime di crescita per l’Eurozona al 2,4% dal 2,3% per il 2018, mantenendo l'1,9% atteso per il 2019 e l'1,7% per il 2020, mentre la crescita dell'inflazione nell'Eurozona dovrebbe avvenire al ritmo dell'1,4% nel 2018 e nel 2019 e dell'1,7% nel 2020. A dicembre le proiezioni erano di un +1,4% nel 2018, +1,5% nel 2019 e +1,7% nel 2020 (sono state ridotte dunque le stime per il 2019).

Stimolo monetario ancora necessario
Un «protezionismo in aumento» e altri fattori globali, come l’andamento del cambio dell'euro, potrebbero, però, rappresentare dei rischi per la crescita attesa per l'Eurozona, secondo Draghi, mentre un «notevole stimolo monetario è ancora necessario per sostenere l’inflazione nel medio termine». Draghi ha anche spiegato come la rimozione del riferimento ad un aumento del Qe sia stata presa unanimemente dal consiglio direttivo della Bce, pur restando l’impegno dell’istituto centrale per mantenere tassi bassi a lungo.

Pericolose mosse unilaterali sul c0mmercio estero
Circa il tema dei dazi sull'import di acciaio e alluminio negli Usa da parte dell’amministrazione Trump, Draghi ha affermato che azioni unilaterali sul commercio estero sono «pericolose»: «Se metti tariffe contro i tuoi alleati, ci si chiede “chi sono i nemici?”». «Le ricadute immediate delle decisioni sul commercio non saranno grandi inizialmente, ma quello che colpisce, al di là di quella che può essere la propria posizione sulle questioni commerciali, è che certe questioni dovrebbero essere risolte in un contesto multilaterale». Insomma, anche a Francoforte si respira preoccupazione sullo stato delle relazioni internazionali, e in particolare transatlantiche.

«L’Italia? Conti pubblici importantissimi»
Draghi ha anche parlato di Italia, all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo, pur precisando che non è stato discusso nulla del tema in consiglio direttivo. «Certamente la stabilità fiscale è di importanza cruciale soprattutto per i Paesi con un elevato livello del debito pubblico», come nel caso italiano. Stessa risposta ha dato il presidente Bce a chi lo interrogava sull’eventualità che dopo le elezioni l’Italia faccia marcia indietro sulla riforma delle pensioni e sul jobs act. Draghi ha poi sottolineato che la reazioni dei mercati alle elezioni italiane è stata limitata, come in altri casi in Europa, ma anche una protratta instabilità politica può condizionare la fiducia degli investitori. Tuttavia per Draghi «l’euro è irreversibile».

© Riproduzione riservata