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Borse deboli, Milano nella settimana post voto guadagna quasi il 4%

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Borse deboli, Milano nella settimana post voto guadagna quasi il 4%

Andamento titoli
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Nel giorno della pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro Usa di febbraio, con un balzo della creazione dei nuovi posti, le Borse europee si sono mosse timidamente pur chiudendo tutte in positivo ad eccezione di Francoforte, mentre Wall Street sta reagendo con rialzi superiori all'1%. Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni a +0,06% infilando il quarto rialzo consecutivo: dalle elezioni politiche del 4% marzo, il FTSE MIB è salito del 3,8% segnando una flessione solo nel giorno dei risultati elettorali.

Nel paniere delle big di Piazza Affari, brillante Tenaris (+3,6%) che beneficerà dell'introduzione dei dazi Usa sui tubi in acciaio prodotti fuori dagli Stati Uniti e Atlantia (+3%) sul possibile accordo con Acs per una spartizione degli asset di Abertis. Brillanti Leonardo (+2,3%) ed Exor (+1,6%). Realizzi sulle banche e su Mediaset (-1,8%). Giù Ferragamo (-1,6%) dopo l'uscita dell'a.d. Poletto che apre una fase di incertezza sui tempi del rilancio. Balzo del Credito Valtellinese (+6,6%) dopo l'esito dell'aumento di capitale.

Da banche e utility un freno per il Ftse Mib
Sono state le prese di beneficio sulle banche e sulle utility, dopo una settimana brillante, a frenare l'andamento dell'indice Ftse Mib e anche gli altri indici del Vecchio Continente. A Milano ne hanno fatto le spese in primis Ubi Banca (-2,6%), Banco Bpm (-2,4%) e Bper (-2,1%) nel comparto del credito, mentre Italgas (1,6%) e Snam Rete Gas (-1,4%) sono state più penalizzate sul fronte delle società di servizi pubblici. Divergente la performance di Telecom Italia e di Mediaset sotto i riflettori negli ultimi giorni per la speculazione sulle mosse e sulle strategie del f ondo Elliott entrato come socio in Tim. Le azioni del gruppo tlc sono salite di un altro 1%: l'incremento è stato supportato anche dalla decisione degli analisti di Goldman Sachs di alzare a «Buy» la raccomandazione sul titolo.

Tim, summit Genish-Elliott. Titolo guadagna quasi il 15% in una settimana
Si è tenuto stamattina, secondo quanto si apprende, l'atteso incontro tra l'amministratore delegato di Telecom, Amos Genish, e i rappresentanti del fondo americano Elliott che ha acquisito una partecipazione in Telecom Italia. Il confronto è avvenuto nell'ambito del road show a Londra sul nuovo piano industriale di Telecom Italia. Secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, il fondo sta studiando la possibilità e i vantaggi che il gruppo italiano potrebbe ottenere nell'ipotesi di scorporo della rete, quotando l'asset in Borsa o valutando l'ingresso di un socio pubblico come la Cassa depositi e prestiti. Sulla rete il cda di Telecom Italia ha dato mandato a Genish per avviare l'iter della separazione legale dell'asset, cioè per arrivare a un grado di separazione che non contempla al momento lo scorporo, visto che la newco resterebbe al 100% sotto il controllo
della casa madre. Elliott pensa inoltre a nuovi consiglieri indipendenti da proporre per il board di Telecom Italia il prossimo 24 aprile, giorno dell'assemblea degli azionisti. Oggi, intanto, il fondo ha precisato che farà le comunicazioni previste dalla legge se e quando supererà le soglie rilevanti (cioè nel caso del fondo il 5%). Smentendo così i rumor sulla sua partecipazione in Telecom già oltre la soglia del 10 per cento. Dalla chiusura di venerdì scorso, nel giro di una settimana, il titolo ha registrato un balzo, con le notizie sull'ingresso di Elliott, di quasi il 15 per cento.

A Francoforte tonfo di Lufthansa
Nel resto d'Europa sono state Madrid e Parigi (+0,4%) a riportare le performance migliori mentre Londra è salita dello 0,3%. Sul listino francese protagonista TechnipFmc (+5,8%), vendite invece sul settore auto. A Francoforte tonfo di Lufthansa proprio nel giorno in cui il gruppo ha annunciato un incremento del 13% dei passeggeri a febbraio per le compagnie del gruppo ma ha fornito indicazioni che segnalano un ritorno della pressione sui prezzi. A Londra ko di Inmarsat (-6,7%): il provider di servizi satellitari ha diffuso oggi i conti 2017 e ha ridotto il dividendo in distribuzione ai soci.

L'euro viaggia sopra 1,23 dollari, yen giù dopo Kuroda
L'euro è rimasto sopra 1,23 dollari, dopo aver anche oscillato sotto tale soglia, e scambia a 1,2320 (1,2312 ieri). Giù invece lo yen: il governato della Banca del Giappone Kuroda, in conferenza stampa, dopo la decisione di mantenere lo status quo sui tassi e la politica monetaria, ha detto che la banca centrale non
ridimensionerà il suo aggressivo piano di allentamento monetario prima che l'inflazione raggiunga il target prefissato del 2 per cento. «Non sto pianificando affatto di chiudere o indebolire il grado di allentamento monetario nel quadro attuale del controllo della curva dei rendimenti e dell'impegno eccessivo prima di raggiungere l'obiettivo di prezzo del 2%» ha chiarito Kuroda. Netto rimbalzo per i prezzi del petrolio: il Wti aprile è quotato a 62 dollari al barile, il Brent aprile a 65,2 dollari al barile. Il greggio viene da alcune sedute di correzione dopo i dati sulla produzione Usa e le dichiarazioni del ministro dell'Energia saudita sullo slittamento della quotazione di Aramco, la compagnia petrolifera pubblica, e il progressivo cambiamento dei tetti produttivi dell'accordo Opec nella prima parte del 2019. Sul fronte valutario, da rilevare in particolare la correzione dello yen (a 131,57 yen per un euro e a 106,81 yen per un dollaro) dopo che il numero uno della Banca del Giappone Kuroda ha allontanato l'ipotesi di una riduzione del programma di allentamento monetario in corso.

Usa: +313mila posti lavoro febbraio, sopra le stime
A febbraio le aziende americane hanno continuato ad assumere e lo hanno fatto a un passo decisamente più veloce delle stime. Negli Stati Uniti sono stati creati 313.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 205.000 unità. Stando a quanto riferito dal Dipartimento del Lavoro, il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1%, corrispondente al minimo da dicembre 2000, per il quinto mese di fila. I salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflattive - sono saliti dello 0,15% (o di 0,04 dollari) su base mensile a 26,75 dollari, meno del +0,2% atteso. Su base annuale sono saliti del 2,6%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. A gennaio i salari erano saliti del 2,9%, il balzo maggiore dal 2009, cosa che aveva fatto temere un'accelerazione dell'inflazione e dunque una Federal Reserve meno accomodante. Il rapporto sull'occupazione americana è «impressionante» ha commentato il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, mentre la Casa Bianca ha sottolineato che i numeri emersi sono «un altro segno di una economia in ripresa».

«Il report di oggi - è il commento di IG - è stato decisamente incoraggiante per quanto riguarda i numeri sia di febbraio (il valore più alto da luglio 2016, preceduto in quell’occasione da un dato debole legato alla Brexit) sia dei mesi precedenti. Dopo le scosse create dal report di gennaio, l’attenzione oggi era incentrata più sulla crescita dei salari, che ha un pochino deluso le attese. Il focus rimane sull’inflazione, i cui dati di febbraio saranno pubblicati martedì.
Queste figure finiranno direttamente sul tavolo della riunione del FOMC del 20-21 marzo, dove con molta probabilità sarà deciso il primo rialzo dei tassi del 2018. Sarà la prima riunione con a capo Jerome Powell e non crediamo che le figure odierne cambino le strategie della Federal Reserve. Continuiamo ad aspettarci tre rialzi dei tassi per l’anno in corso».

Probabilità di quattro rialzi dei tassi Usa nel 2018 salite vicino al 30%
Sono salite a quasi il 30% le probabilità che nel corso del 2018 la Federal Reserve alzi i tassi quattro volte. Stando ai future sui Fed Funds, usati dagli investitori per scommettere sulle mosse della banca centrale Usa, le chance sono aumentate al 29,7% dal 27,1 di ieri, comunque lontano dal record del 31,5% registrato il 27 febbraio scorso, quando il neo governatore Jerome Powell rilasciò commenti a Capitol Hill che furono interpretati da «falco». Le probabilità di tre strette sono al 70% dal 66,6% di ieri. L'incremento c'è stato dopo la diffusione dell'ottimo rapporto sull'occupazione americana di febbraio e nonostante il rialzo registrato dai salari orari sia stato più contenuto delle stime.

Btp poco mosso. Il rendimento a 10 anni a 1,92%
Seduta interlocutoria per lo spread Btp/Bund che si è mosso in un range ristretto dopo il calo registrato ieri nella giornata del meeting Bce. Alla chiusura degli scambi il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT000527480) e quello tedesco si è attestato a 126 punti base, lo stesso livello della chiusura di ieri. In leggero rialzo il rendimento del BTp decennale che ha terminato la seduta all'1,92%, dall'1,90% del closing della vigilia.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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