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Telecom, il fondo Elliott vicino al 5%. Lettere di Calenda a…

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Lettere di Calenda a Genish

Telecom, il fondo Elliott vicino al 5%. Lettere di Calenda a Genish. Assemblea convocata il 24 aprile

(Reuters)
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Il fondo Elliott potrebbe avere superato ieri la soglia informativa del 5% in Telecom. Da martedì, quando il fondo attivista di Paul Singer ha confermato di avere investito nell’incumbent tricolore, senza avere ancora superato la prima soglia informativa del 3%, è passato di mano quasi il 9% del capitale ordinario. Ieri i volumi hanno un po’ rallentato il passo con 297,6 milioni di pezzi passati di mano rispetto al picco di 389,8 milioni di giovedì, ma soprattutto si è allentata la pressione sui prezzi. Dopo il massimo di 0,84 euro toccato a un’ora dall’apertura, il titolo si è sgonfiato fino a un minimo di 0,82 euro a metà seduta. La ripresina sul finale ha portato le quotazioni in chiusura a 0,83, in rialzo dell’1,09% dal giorno prima. Dopo la raffica di ordini d’acquisto al meglio - che non aveva dato tregua fino a giovedì sera - l’andamento degli scambi in Borsa sembra segnalare che il grosso del rastrellamento è finito.

Se è così Elliott ha quattro giorni di Borsa aperta per comunicare il superamento delle soglie rilevanti, quindi fino al prossimo giovedì sera. Lo stesso giorno in cui cadrebbe il termine per la convocazione ufficiale dell’assemblea Telecom del 24 aprile, la cui convocazione è stata in ogni caso ufficializzata sabato mattina. Il fondo chiederà l’integrazione dell’ordine del giorno per revocare i cinque consiglieri non indipendenti espressi da Vivendi. Il termine massimo per farlo è dieci giorni dopo la convocazione ufficiale dei soci, mentro entro 21 giorni prima dell’assemblea dovrà essere depositata la documentazione a supporto della richiesta. Ieri da Londra il fondo ha ribadito che farà tutte le comunicazioni a riaguardo, se e quando dovute per la legge italiana».

Calenda a Genish: servono chiarimenti
Intanto, mentre si prepara la battaglia delle deleghe - il mercato guarda a Georgeson sul versante di Elliott e Sodali su quello di Vivendi - il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha messo sotto i riflettori le politiche degli acquisti di Tim, che da pochi giorni hanno ufficialmente un responsabile, Michel Sibony «in distacco» da Parigi dove ricopre diversi ruoli, da quelli nel gruppo di famiglia di Vincent Bolloré a tutte le province dell’impero, Vivendi, Havas e Canal Plus.

A quanto appreso da «Il Sole-24Ore», infatti, Calenda ha inviato negli ultimi giorni due lettere all’amministratore delegato di Telecom, Amos Genish, chiedendo chiarimenti urgenti sui contratti economici con i fornitori di servizi. Il timore espresso dal Governo è quello di condizioni al ribasso sempre più dure, anche ricorrendo ad aziende straniere, con possibili contraccolpi negativi sull’occupazione in Italia.

Difatti lunedì i sindacati di categoria, preoccupati, avevano chiesto un incontro urgente al Mise. In una nota congiunta, le segreterie nazionali di Slc Cgil – Fistel Cisl – Uilcom Uil avevano denunciato che sulle politiche degli appalti «Tim ha avviato un taglio dei costi che coinvolge tutti i fornitori, mettendo in discussione l’insieme della filiera e la stessa sostenibilità industriale dell'azienda». Già l’ex ad Flavio Cattaneo - ricordavano le rappresentanze sindacali - appena insediato aveva realizzato un consistente taglio dei costi, per circa un miliardo, verso i fornitori per raggiungere gli obiettivi di risparmio del piano 2016 – 2018, ma con la promessa di consolidare i volumi e stabilizzare i prezzi delle commesse. Ora il nuovo giro di vite arriva sotto la nuova gestione. «In questi ultimi mesi Tim è praticamente ferma sugli investimenti, sulle strategie industriali, sul rilancio del business e registra un peggioramento dei ricavi» denunciano i sindacati. «L’attenzione si è spostata sulla divisione del perimetro aziendale (societarizzazione della rete), taglio degli organici, ulteriore riduzione dei costi industriali e blocco dei pagamenti ai fornitori, come ritorsione all'indisponibilità a rivedere i costi delle commesse dopo la lettera a loro inviata nella quale si chiede un taglio lineare tra il 10% ed il 20%».

I rischi per la forza lavoro
Nella lettera inviata ieri a Genish il ministro fa riferimento proprio alle revisioni contrattuali richieste alle principali aziende impegnate nella manutenzione e costruzione della rete di accesso. Calenda, specificando di non volere interferire nelle dinamiche commerciali del gruppo, riporta i rischi riferiti dai sindacati per un settore che impegna 20mila tecnici qualificati e attiva 25mila posti nell'indotto. Dopo le efficienze già realizzate sul mercato negli anni scorsi, «una ulteriore pressione sui prezzi richiesti - si legge - avrebbe conseguenze negative in aziende nelle quali il costo del lavoro incide per circa l’80% dei costi complessivi».
La transizione dall’attuale al prossimo Governo ha tempi incerti che potrebbero rivelarsi anche lunghi. Calenda, che in queste settimane insieme al comitato di Palazzo Chigi dovrà anche definire il provvedimento sull'eventuale multa per il «golden power», sembra temere in modo particolare possibili nuove gare a ribasso che il management di Tim «sarebbe in procinto di avviare» con il possibile coinvolgimento di «fornitori stranieri (es. francesi e cinesi) non operanti in questo settore e senza dipendenti in Italia». Il ministro chiede che tutto avvenga nel rispetto delle leggi, con un riscontro urgente.

A questa lettera ne era preceduta un'altra pochi giorni fa, con riferimento al settore dei call center. Riportando notizie di stampa, si citano servizi forniti a soli 33 centesimi all'ora in relazione a commesse riconducibili anche a Tim. Vengono citati anche il comunicato stampa sindacale che parla di politica di tagli lineari (tra il 10% e il 20%) sui servizi in appalto, e il protocollo d'intesa firmato tra ministero e grandi committenti che prevedeva invece esplicite clausole di salvaguardia. Per verificare «eventuali e inaccettabili fenomeni di dumping sociale sul costo del lavoro», nella missiva Calenda chiede di avere i dati sul costo del lavoro o, in alternativa, il prezzo di affidamento per tutti i servizi di contact center. Intanto sul progetto di separazione della rete di Tim contenuto nel piano varato dal board è intervenuto Vincenzo Boccia: «È un’operazione che punta a rendere più agevole l’accesso alla rete e accelerare gli investimenti in un settore chiave per l’innovazione e lo sviluppo digitale delle imprese» ha detto il presidente di Confindustria.

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