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Borsa più lontana per Saudi Aramco: l’Ipo record rischia…

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Borsa più lontana per Saudi Aramco: l’Ipo record rischia di essere una chimera

Khalid A. Al-Falih, presidente di Saudi Aramco, prima di incontrare il primo ministro, Theresa May, Londra. (Reuters)
Khalid A. Al-Falih, presidente di Saudi Aramco, prima di incontrare il primo ministro, Theresa May, Londra. (Reuters)

Saudi Aramcopotrebbe mancare l’appuntamento con l’Ipo dei record. La quotazione in Borsa, con cui Riad aspira a raccogliere 100 miliardi di dollari, era fissata per la fine del 2018. Ma è ormai quasi certo che la scadenza non sarà rispettata: la compagnia petrolifera saudita – se mai sbarcherà davvero su un listino internazionale – non lo farà quest’anno.

È questo il messaggio che la stessa Arabia Saudita ha cominciato a diffondere, cambiando linea rispetto ai mesi scorsi, quando negava ostinatamente ogni ipotesi di slittamento dei piani.

«Oltre alla quotazione sul Tadawul, la borsa domestica, Saudi Aramco continua a esaminare attivamente diverse opzioni internazionali», ha ribadito ieri la compagnia, senza però smentire il Financial Times, che domenica riferiva di aver appreso da fonti governative britanniche di un probabile rinvio dell’Ipo «come minimo al 2019».

Londra sarebbe stata informata da funzionari sauditi del ritardo sui tempi di marcia, durante la visita in Gran Bretagna del potentissimo principe ereditario Mohammed Bin Salman. Il listino londinese secondo le fonti dell’Ft non sarebbe uscito dalla corsa per l’Ipo, anzi avrebbe «buone chance» di aggiudicarsela, superando New York e Hong Kong.

Le indiscrezioni in realtà non fanno che confermare le dichiarazioni del ministro saudita del Petrolio, Khalid Al Falih, che qualche giorno fa era stato piuttosto esplicito. «Non capisco come questa scadenza artificiale possa essere significativa», aveva detto il ministro, a proposito del termine del 2018.

E ancora: «Le uniche certezze sull’Ipo di Aramco sono che ci sarà e che sarà ancorata al Tadawul. Abbiamo creato la cornice fiscale e regolatoria perché la quotazione possa avvenire quest’anno, ma il timing sarà annunciato quando penseremo che ci siano le condizioni per un successo del collocamento».

Il momento in effetti potrebbe non essere felice. Riad vorrebbe spuntare una valutazione vicina a 2mila miliardi di dollari per Saudi Aramco, un obiettivo irrealizzabile secondo molti analisti, a meno che il prezzo del greggio non torni a volare, ma il mercato non sembra andare in questa direzione.

Il barile è anzi tornato ad essere sotto pressione, a causa del boom di produzione negli Usa, che sta contrastando l’effetto dei tagli dell’Opec e dei suoi alleati. Ieri il Brent è di nuovo sceso sotto 65 $/barile.

Nell’establishment saudita ci sarebbero anche dissidi sulla scelta del listino per l’Ipo. Lo stesso Al Falih, davanti alle telecamere della Cnn, non ha nascosto di avere perplessità su Wall Street: «Direi che negli Usa la possibilità di contenziosi e azioni di responsabilità è una grande preoccupazione. Saudi Aramco è troppo grande e troppo importante per essere soggetta a questo tipo di rischi».

Il principe Mohammed Bin Salman, che la prossima settimana volerà negli Usa, potrebbe cercare concessioni speciali dal presidente Donald Trump, che punta ad attirarare l’Ipo a New York. Ma per la Casa Bianca non sarà facile offrire rassicurazioni.

I tagli Opec potrebbero diventare lo spunto per accuse di manipolazione, se Saudi Aramco fosse quotata negli Usa. Rischi ancora più gravi derivano dalla legge che consente alle vittime degli attentati dell’11 settembre di fare causa a Riad per ottenere un risarcimento danni.

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