Finanza & Mercati

Fondi attivisti, i vizi e le virtù dei «guerrieri» del…

  • Abbonati
  • Accedi
L'Analisi|FONDI ATTIVISTI

Fondi attivisti, i vizi e le virtù dei «guerrieri» del mercato

I fondi attivisti aiutano a massimizzare il valore delle società mal gestite e a migliorare strutture di governance opache o distruggono le aziende puntando solo a ottenere risultati di breve termine? Il dibattito è destinato ad arrivare anche in Europa. Negli Stati Uniti, dove i fondi attivisti sono nati e operano da anni, il tema è da tempo oggetto di discussione e anche di proposte di legge per regolamentare gli activist funds. Per capire l’origine della riforma bisogna allontanarsi da Wall Street e andare a mille miglia di distanza, a Brokaw nel Wisconsin. In questo villaggio di 250 abitanti aveva sede un’antica cartiera che dava lavoro a 450 dipendenti della contea. La cartiera faceva capo al gruppo Wasau Paper che, per la scarsa redditività, finì nel mirino dell’hedge fund attivista Starboard Value che sollecitò un ampio piano di ristrutturazione, che portò tra l’altro alla chiusura della cartiera di Brokaw.

E proprio dal nome di questo piccolo paese del Wisconsin, un gruppo bipartisan di senatori del Congresso ha presentato un progetto di riforma dei fondi attivisti (Brokaw Act) che richiede maggiore trasparenza agli investitori: ridurre i tempi di annuncio del superamento di quote superiori al 5%, obbligare gli hedge funds a dichiarare se vi è un’azione congiunta tra più investitori, segnalare eventuali quote detenute tramite derivati, esplicitare da subito al mercato gli obiettivi industriali e finanziari dell'acquisto delle partecipazioni azionarie.

Tutte regole che sembra aver rispettato il fondo Elliott nel caso di Tim, malgrado in Italia non vi sia alcuna regolamentazione specifica dato che l’intervento dei fondi attivisti è un fatto recente. Non è escluso però che a livello europeo, dopo il proliferare di interventi attivisti nell’ultimo biennio, scatti una regolamentazione specifica che ricalchi quella che la commissione Ue, anche su spinta italiana, ha messo in cantiere come norma anti-scalata per i soggetti extra Ue, principalmente per frenare l’acquisto di aziende europee da parte di gruppi asiatici e cinesi in particolare.

Se l’operato dei fondi attivisti, come quello di tutti i soggetti di mercato, ha senso che non avvenga in modo indiscriminato e venga regolato, è altrettanto importante che il mercato non venga privato di investitori pronti a intervenire per evitare l’opacità della governance. Sia negli Usa che in Europa, per non parlare di alcune conglomerate asiatiche, i fondi attivisti hanno combattutto e vinto importanti battaglie contro le eccessive remunerazioni di top manager e membri del board che hanno «scippato» risorse agli azionisti di alcune grandi public companies. Vale per i manager quello che vale per i fondi attivisti: una strategia orientata solo agli orizzonti di breve termine, spesso rischia di impoverire le aziende e i loro azionisti stabili.

© Riproduzione riservata