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nulla di fatto nell’incontro

Tim e sindacati, distanze invariate sul piano di riorganizzazione. Senza accordo, la Cigs

Nulla di fatto fra Tim e sindacati. Rimangono le distanze sul piano di riorganizzazione, in una trattativa che vede il coinvolgimento di un quinto dell’attuale forza lavoro della società che vuole fare uscire circa 6.500 lavoratori con incentivi all’esodo e prepensionamenti, di riqualificarne circa 3.500 e di assumerne 2mila nell’ambito della digitalizzazione che sta investendo il settore. Ora ci sarà qualche giorno di tempo e nessun’altra convocazione. L’azienda è però rimasta convinta: userà la Cigs in assenza di accordo.

Come sindacati, spiega Marco Del Cimmuto (Slc Cgil), «abbiamo rimarcato che si tratta di una proposta sbagliata in un quadro che presenta profondi elementi di incertezza sia dal lato degli assetti proprietari del gruppo sia sul fronte istituzionale». Riguardo alla decisione di creare una società ad hoc per la rete, «noi abbiamo sottolineato che siamo per il mantenimento dell’unicità dell’azienda». A ogni modo, se l’azienda dovesse andare avanti con l’ipotesi Cigs «noi siamo pronti alla mobilitazione».

«Sulla questione di un eventuale accordo sulla cassa integrazione siamo indisponibili perché non è chiaro il quadro degli assetti azionari dell’azienda. E senza questi riferimenti è difficile avere le giuste coordinate», avverte Giorgio Serao (Fistel Cisl) segnalando che da parte sindacale durante l’incontro è stata fatta presente l’opposizione a un progetto di divisione in due dell’azienda come da progetto di societarizzazione della rete: «La società deve avere un perimetro unico, che risponde agli interessi del Paese e sociali». Comunque «ci siamo detti contrari all’apertura della Cigs, chiedendo all’azienda di considerare le sue decisioni alla luce dell’intervento del fondo Elliott sulla scena».

«Riconfermiamo – spiega Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil) – tutte le nostre criticità alla luce di quello che si sta vedendo in queste ultime settimane. È chiaro che durante l’incontro abbiamo fatto presente tutte le motivazioni che ci spingono a chiedere all’azienda di riconsiderare le proprie decisioni. Il fatto che l’azienda non voglia partire da subito è un gesto importante. Nei prossimi giorni si cercherà di mantenere un filo di contatto per provare a ricucire».

«Tim – ha detto il segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, al termine dell’incontro odierno – ci chiede di fare proposte o valutazioni, ma è alquanto complesso dare oggi delle risposte se si pensa che solo qualche mese fa la stessa azienda dichiarava che lo scorporo della rete non era necessario e che l'equivalence of input per gli altri gestori di rete era adeguato alle richieste di Agcom».

Fra azienda e sindacati, allo stato, la distanza appare incolmabile sul tema della solidarietà “espansiva”. La solidarietà è prevista per 20 minuti al giorno ed è finalizzata all’assunzione delle 2mila unità previste dal piano. Il problema, per i sindacati, sta nell’eccessivo costo a carico dei dipendenti. Da qui il no, ribadito anche oggi durante l’incontro, alla proposta di Telecom.

Dal canto suo l’azienda al momento ha tuttavia fatto presente la sua intenzione di andare avanti. In assenza di un ripensamento da parte delle sigle, da Tim – era presente Agostino Nuzzolo che ancora per qualche giorno ha le deleghe al personale in attesa di essere sostituito da Riccardo Meloni, proveniente dal gruppo Leonardo – hanno dunque affermato l’intenzione di andare avanti con la Cigs. A differenza della solidarietà espansiva, infatti, questo strumento si può attivare unilateralmente e non necessita dell’intesa con i sindacati.

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