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Fondo Usa imploso in due giorni (-80%), migliaia di…

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Fondo Usa imploso in due giorni (-80%), migliaia di risparmiatori sul lastrico

(Reuters)
(Reuters)

Si chiama tuttora “Preservation and Growth”, “Preservazione (del capitale) e Crescita”, e fino a poco più di un mese fa negli Stati Uniti era uno dei fondi mutualistici con la reputazione più solida. Il prospetto informativo lo descrive come una specie di pietra angolare della prudenza, poiché ha l’obiettivo di cercare di “preservare e far crescere il capitale grazie a una bassa correlazione con le Borse statunitensi”. In che modo? “Facendo della volatilità il tuo asset”, spiegava ancora con malcelato ottimismo il prospetto: “gli investitori di solito vedono la volatilità come un fattore di instabilità e incertezza, ma la volatilità si può imbrigliare per ottenere ritorni economici stabili e slegati dall’andamento di azioni e obbligazioni”, ammiccava ai risparmiatori la brochure online. Peccato che nel mondo reale la volatilità non si possa imbrigliare: quando esplode diventa una bestia impazzita e distrugge tutto quello che incontra sulla sua strada. Compresi i fondi mutualistici.

Una bomba nucleare. Il fondo “Preservation and Growth”, con i suoi quasi 800 milioni di dollari di asset gestiti, era insomma una specie di bomba nucleare costruita speculando sulla volatilità, ma veniva venduto agli investitori come un innocuo strumento di risparmio per il buon padre di famiglia, che vuol veder crescere il capitale senza correre alcun rischio. Questo accadeva non sulle famigerate piattaforme Forex delle Cayman ma su uno strumento regolarmente approvato e quotato sui mercati dei civilissimi Stati Uniti, peraltro oggi ansiosi di deregolamentare un sistema finanziario che - in questo caso specifico - già somiglia pericolosamente a un film western.

Ma vediamo cosa è accaduto ai poveri risparmiatori che avevano creduto nel “Preservazione e Crescita”. Il 6 febbraio, dopo il mini-crollo di Wall Street ma soprattutto con l’esplosione della volatilità misurata dall’indice Vix, gli investitori hanno ricevuto una laconica e-mail: “Le strategie LMJ (la sigla del fondo, ndr) hanno sofferto perdite significative”. Significative quanto? Chi si è preso la briga di controllare su internet ha avuto un tuffo al cuore: -55,9%. Crollo seguito il giorno successivo un altro -54,6%. In appena quarantott’ore gli investitori del fondo “Preservation and Growth” hanno insomma perso oltre l’80% dei loro risparmi. Senza alcuna speranza di riaverli indietro.

Che cosa era successo? Semplice: i brillanti gestori del fondo avevano venduto allo scoperto masse enormi di opzioni sull’indice S&P500, operazione che implica rischi altissimi di perdite sull’intero capitale. Non solo. Come rivela Gretchen Rupp, analista di Morningstar, il “Preservazione e Crescita” era addirittura andato a leva (quindi si era indebitato) su questa spericolata strategia speculativa, esponendosi a pericoli colossali in caso di crollo dell’indice e contestuale boom della volatilità misurata dal Vix. Cosa che è puntualmente accaduta il 5 febbraio scorso.

Incredibile scoprire come il blasonato fondo mutualistico fosse completamente privo di risk management, ovvero senza uno straccio di strategia per coprirsi dal rischio. Quello che è accaduto purtroppo ora è diventato cronaca, con le cause legali di migliaia di risparmiatori ridotti sul lastrico da un fondo mutualistico sicuro e tranquillo, che godeva di una buona fama ed era perfetto per il buon padre di famiglia. Prima di quel maledetto 5 febbraio 2018.

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