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Nel mondo c’è troppo zucchero, quotazioni ai minimi da due anni

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materie prime

Nel mondo c’è troppo zucchero, quotazioni ai minimi da due anni

Montagne di zucchero si stanno accumulando in tutto il mondo, con effetti drammatici sui prezzi proprio nel momento in cui i produttori europei iniziano a confrontarsi col libero mercato.

La riforma del settore saccarifero nella Ue non poteva avvenire in un momento più difficile: l’abolizione delle quote, in vigore da ottobre, ha infatti coinciso con l’avvio di un nuovo ciclo ribassista sui mercati globali, che ha schiacciato ai minimi da oltre due anni sia le quotazioni dello zucchero grezzo, scivolate ieri a New York a 12,5 cents per libbra, sia quelle dello zucchero raffinato.

Quest’ultimo a Londra è sceso fino a 345,10 dollari per tonnellata, equivalenti a circa 280 euro per tonnellata: un livello che non raggiungeva da settembre 2015, ma che è tuttora difficile da battere per i produttori europei, nonostante i prezzi siano già crollati ai minimi da almeno 12 anni all’interno della Ue per effetto della liberalizzazione: le ultime rilevazioni di Bruxelles li davano a 400 €/tonn. lo scorso dicembre.

A deprimere il valore dello zucchero in parte è proprio la riforma del settore in Europa: la Commissione Ue si aspetta un aumento di produzione del 22% per la stagione in corso, a 20,6 milioni di tonnellate. L’export dovrebbe raggiungere 3,2 milioni di tonnellate (a fronte di importazioni per 1,3 milioni), rendendoci esportatori netti per la prima volta dal 2005-06.

Il punto è che il mercato globale sta diventando un’arena in cui è sempre più difficile competere: persino un colosso come il Brasile pare che stia cercando di limitare l’export, per evitare perdite. Le quotazioni internazionali sarebbero infatti ormai inferiori ai costi di produzione, riferisce Reuters.

Dopo diverse annate di scarsità – in gran parte legate al clima – la produzione di zucchero è tornata a correre in diverse aree del mondo, tanto da provocare un forte eccesso di offerta: l’International Sugar Organization (Iso) si aspetta un surplus di ben 5,1 milioni di tonnellate a fine stagione, contro un deficit di 2,5 milioni nel 2016-17.

Tra i maggiori responsabili non c’è il Brasile, che anzi si aspetta una produzione calante (a favore dell’etanolo), ma la Thailandia, secondo fornitore mondiale di zucchero, che avrà un output da primato, e l’India, che quest’anno si avvia ad esportare (forse anche con l’aiuto di agevolazioni) invece che importare.

Le ultime previsioni del Governo thailandese, anticipate alla Reuters, indicano un raccolto di canna senza precedenti, grazie a condizioni meteo ottimali e coltivazioni più estese: ben 120 milioni di tonnellate, da cui Bangkok conta di ricavare 12-13 milioni di tonn. di zucchero, esportandone circa 10 milioni.

Da record storico sarà anche la produzione saccarifera indiana: 29,5 milioni di tonn. (+45%), con esportazioni nette intorno a 1,5 milioni di tonn, se non di più: il Governostarebbe valutando non solo di sospendere i dazi doganali, ma di obbligare le imprese ad esportare per sostenere i prezzi sul mercato interno.

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