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A2A, nuova crescita dalle rinnovabili. Investimenti per 2,8 miliardi

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il piano al 2022

A2A, nuova crescita dalle rinnovabili. Investimenti per 2,8 miliardi

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Al 2022 arriverà un A2a più “verde” (45% di produzione dalle rinnovabili dall’attuale 29%), con mol e utile netto che sfioreranno rispettivamente 1,4 e 0,5 miliardi, e ancora più operatore di riferimento per i servizi pubblici in generale e per il Nord Italia, visto che l’obiettivo è replicare il modello già sperimentato con successo su Linea Group e in dirittura d’arrivo sulla Multiutility della Lombardia. Il tutto grazie a investimenti per 2,8 miliardi in cinque anni, di cui il 20% digital o legato alla tecnologia, e distribuendo ai soci circa 1,1 miliardi di dividendi. È questo, in estrema sintesi, il nuovo piano strategico al 2022 presentato ieri dalla multiutility controllata dai Comuni di Milano e di Brescia insieme con i conti 2017, che vedono un utile netto in crescita del 26% a 293 milioni, un mol in linea con il dato record del 2017 (-1,6% a 1,21 miliardi) e la proposta di una cedola pari a 0,0578 euro per azione (+17,5%) per un monte dividendi complessivo di 180 milioni di euro.

Le fonti “pulite”
Raggiunti gli obiettivi fissati dal precedente piano, la strada che c’è da percorrere fino al 2022, secondo l’ad Valerio Camerano, ha tre punti fermi. Innanzitutto una rilevante crescita, “sia organica sia da M&A”, che vedrà i maggiori incrementi dei margini dalla divisioni ambiente e mercato, rispettivamente per 95 e 92 milioni. In secondo luogo c’è il forte tema della transizione energetica, che prende forma nella spinta sull’economia circolare (verranno costruiti 12 nuovi impianti legati alla filiera ambientale) e appunto sulle rinnovabili, su cui verrà investito circa mezzo miliardo di euro per aggiungere capacità pari a 170 MW tra acquisizioni e sviluppo, di cui 50 MW già realizzati, per arrivare a un contributo al mol di circa 60 milioni. Il focus sarà quasi tutto sul solare, anche se questi numeri non tengono conto del possibile interesse per il maxi pacchetto di fotovoltaico italiano di Rtr (oltre 330 MW) messo in vendita in queste settimane da Terra Firma. Un dossier da oltre 1 miliardo di euro che ha stuzzicato gli appetiti dei principali operatori italiani (Enel-F2i ed Erg in primis) e che A2A, ha chiarito Camerano, «sta guardando con interesse ma date le dimensioni potrebbe muoversi con un partner». Al 2022, in ogni caso, la prospettiva è che A2A genererà il 90% di energia da fonti pulite, ovvero rinnovabili (in cui passa dal 29% al 45%) e gas con l’obiettivo di essere totalmente decarbonizzata nel 2025. Il terzo punto fermo del nuovo piano è «l’alta prevedibilità della sua attuazione», visto che peraltro alla fine il 62% del mol sarà legato a business regolati o quasi, a fronte di una maggiore visibilità sui dividendi: per il 2018 e il 2019 vengono già fissati come obiettivi rispettivamente 0,067 e 0,075 euro per poi indicare una crescita minima del 5% annuo per gli esercizi successivi.

Dal risiko mol aggiuntivo
A livello di mol, inoltre, A2A ripropone lo schema di un “cuscinetto” di 150-200 milioni non computati a piano ma che potrebbero essere realizzati in base alle operazioni attualmente aperte o in pipeline e «siamo molto confidenti – ha precisato Camerano – che molte di esse diventeranno esecutive». Sull’M&A vengono indicati 70-90 milioni, di cui 60-70 arriveranno dalla Multiutility della Lombardia, ma il contributo dal consolidamento potrebbe essere anche superiore visto che il gruppo – ha precisato Valotti – «guarda con interesse altri possibili dossier nella Regione e in generale nel Nord Italia, tenendo fermo il modello federativo» già messo in pratica con Lgh (dai cui conti è atteso un mol in crescita a doppia cifra dopo il primo anno di consolidamento pieno di A2A). «Il 2017 ha migliorato i risultati già record del 2016 ma ha visto in più un aumento degli investimenti del 30%. – ha aggiunto Valotti - Col nuovo piano industriale vogliamo segnare la differenza rispetto a competitor e fare da traino per tutto il settore dei pubblici servizi». Infatti A2A guarda anche alle gare gas, con l’obiettivo di aumentare i punti di raccolta serviti (+10%) diminuendo il numero degli ambiti serviti (da 34 a 15), al miglioramento dell’efficienza delle reti idriche e a un consolidamento della leadership nazionale negli impianti a ciclo combinato sia con l’aggiunta di 800 MW a dispacciamento già dal 2018 (riattivando due nuclei da 400 MW) sia con possibili acquisizioni.

Mol tra 1,18 e 1,21 miliardi
Sempre ieri A2A, che in Borsa ha chiuso in ribasso dell’1% circa a 1,48 euro, ha fornito la guidance per il 2018 che vede un mol tra 1,15 e 1,18 miliardi a cui aggiungere 20-30 milioni di componenti non ricorrenti, che portano così la forchetta tra 1,18 e 1,21 miliardi. Previsto anche un utile netto tra 360 e 390 milioni e Capex superiori a 600 milioni. Per quanto riguarda il debito netto, infine, l’anno scorso si è attestato a 3,226 miliardi per un rapporto con il mol pari a 2,66 volte: a fine piano viene previsto a 3 miliardi con il multiplo a 2,2 volte.

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