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la giornata dei mercati

Wall Street affonda sul timore di una guerra commerciale Usa-Cina. Exploit Tim a Milano

La «possibilità di una guerra commerciale» tra Usa e Cina - evocata per la prima volta esplicitamente dal segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin - ha mandato in tilt gli investitori. Gli indici a Wall Street hanno ampliato ulteriormente le perdite toccando nuovi minimi intraday. Questo nonostante la Casa Bianca continui a ribadire che l'obiettivo non è una guerra a colpi di dazi ma solo un riequilibrio degli squilibri commerciali tra le due più grandi economie al mondo. Il fatto che l'S&P 500 sia sceso sotto la sua media mobile a 200 giorni - un livello tecnico importante - sta contribuendo alle forti vendite che hanno riportato in correzione i listini, che si apprestano a chiudere una settimana in ribasso.

Il Dow ha chiuso in calo del 2,34% a 29.933 punti dopo aver ceduto anche il 3%, l'S&P ha perso il 2,2% a quota 2.604. Il Nasdaq lascia sul terreno il 2,28% a quota 6.915.

Ad alimentare la tensione degli investitori hanno contribuito anche le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal su nuovi standard di emissioni più restrittivi allo studio da parte del governo americano per rendere più costose le importazioni di auto e favorire le case nazionali.

I venti di guerra commerciale Usa-Cina e i dati deludenti sul mercato del lavoro Usa hanno piegato anche i listini azionari europei che, guardando alla netta correzione di Wall Street, hanno chiuso tutti in rosso.

Francoforte è stata la peggiore (-0,5% il Dax30), mentre Piazza Affari ha comunque limitato allo 0,17% la correzione dopo la brillante seduta di ieri: nell'intera settimana, fatta di solo quattro giorni per le festività pasquali, Milano ha comunque guadagnato nel complesso il 2,2%. Protagonista assoluta Telecom Italia: dopo il +5% circa di ieri, le azioni sono balzate di un altro 6,9% toccando i massimi da agosto 2017 grazie alla conferma dell'intenzione di Cdp di entrare nel capitale con una quota fino al 5%. In due giorni "l'effetto Cdp" ha portato le azioni Tim a guadagnare il 12,5% e a volumi di scambio pari al 3,5% del capitale.

Denaro sulle utility a cominciare da A2a e Snam (+1,2%) ma bene anche Italgas (+1%) che ha annunciato una acquisizione in Sardegna. Tra i bancari in luce Ubi (+0,9%) tornata ad allontanare ogni ipotesi di aggregazione con Mps. Per la banca senese nuovo balzo (+5,5%) grazie alla migliorata raccomandazione di Barclays e alla buona reazione degli investitori agli incontri con la comunità finanziaria londinese nel corso dei quali il management ha confermato il percorso di ristrutturazione previsto dal piano.

Trump alza il tiro sull'import cinese. A marzo lavoro Usa più moderato

Dalla scorsa notte è tornata alta la tensione commerciale tra Usa e Cina, dopo che il presidente Donald Trump ha triplicato i dazi contro la Cina con ulteriori sanzioni per 100 miliardi di dollari sull'import di prodotti cinesi. Immediata la risposta del Paese asiatico che, pur dichiarando di non volere una guerra commerciale, ha detto di essere pronta a combattere.

A marzo, intanto, secondo il rapporto mensile del dipartimento del Lavoro Usa, le aziende americane hanno continuato ad assumere ma lo hanno fatto a un passo più lento delle stime. Negli Stati Uniti sono stati creati 103.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 178.000 unità. Il tasso di disoccupazione e' rimasto al 4,1%, corrispondente al minimo da dicembre 2000, per il sesto mese di fila contro stime per un calo al 4%. I salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono saliti dello 0,3% (o di 0,08 dollari) su base mensile a 26,82 dollari, più del +0,2% atteso; su base annuale sono saliti del 2,7%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. E' tuttavia dalla fine della recessione nel 2009 che l'incremento annuo non arriva al 3%. A gennaio i salari erano saliti del 2,9%, il balzo maggiore dal 2009, cosa che aveva fatto temere un'accelerazione dell'inflazione e dunque una Federal Reserve meno accomodante.

Dollaro in correzione, in Borsa male l'auto

«L'employment report di marzo - è il commento di Giovanna Mossetti, analista di Intesa Sanpaolo - da' un segnale di moderazione della dinamica occupazionale, dopo due mesi molto forti, e di moderata riaccelerazione dei salari. Gli occupati non agricoli aumentano di 103 mila, e i dati dei due mesi
precedenti sono rivisti complessivamente verso il basso di -50 mila. La media a 3 mesi della dinamica occupazionale (202mila) comunque accelera rispetto a quanto visto nel 2017 (182 mila), e resta solida». La pubblicazione del rapporto, che verosimilmente lascia più margini di manovra alla Federal Reserve nella valutazione delle prossime strette monetarie, ha innescato un progressivo indebolimento del biglietto verde nei confronti delle principali divise: l'euro/dollaro è tornato a viaggiare verso 1,23; il cambio sterlina/dollaro è salito di oltre mezzo punto percentuale a 1,4089, mentre il dollaro/yen è arretrato a 107,04 (da 107,39 di ieri sera mentre l'euro/yen è rimasto stabile a 131,4).

Sull'azionario, sono stati il settore auto e quello minerario a farne le spese sulle piazze azionarie europee: -1,7% l'indice Stoxx600 dell'industria automobilistica, -1,67% quello del comparto delle materie prime.

Giù le società più esposte verso il dollaro: male Prysmian

A Milano le vendite hanno colpito in particolare le aziende industriali più esposte verso gli Stati Uniti e il dollaro: -4,4% Prysmian, -3,5% Cnh, -2% Buzzi. Fca ha corretto (-0,9%) dopo il balzo di ieri innescato dall'annuncio del mandato al management per definire lo scorporo delle attività di Magneti Marelli che verranno quotate alla Borsa di Milano nel 2019. Vendite anche su molti bancari e sul risparmio gestito (-3,3% Fineco, -1,8% Banca Generali). Giu' i petroliferi (-2% Tenaris, -1,7% Saipem) mentre ha tenuto Eni (+0,17%) sulle indiscrezioni di vendita di una quota di un giacimento in Messico. Il petrolio ha corretto significativamente: il Wti a 62,37 dollari al barile, il Brent a 67,4 dollari al barile.

Btp, poco mosso il decennale. Spread a 129 punti

Chiusura in rialzo per lo spread BTp/Bund in mercato secondario dei titoli di Stato penalizzato dai venti di guerra commerciale tra Usa e Cina. Il differenziale di rendimento tra il titolo decennale benchmark italiano (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco ha terminato la seduta a 129 punti base, in aumento di 3 punti base rispetto a ieri. Sale anche il rendimento del BTp decennale benchmark, che si attesta all'1,79%, dall'1,78% della vigilia.

Nei prossimi giorni focus sull'inflazione americana di marzo
Il focus degli operatori per la prossima settimana sarà posto sulle statistiche dei prezzi al consumo americani di marzo (attesa accelerazione a 2,3%). Attenzione anche a quanto emerso dalle ultime riunioni delle banche centrali Usa e Ue: tra mercoledì sera e giovedì infatti saranno pubblicati i verbali degli incontri di marzo dei comitati di politica monetaria della Federal Reserve e della Banca centrale europea

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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