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Per la rete tariffe modello Snam e stop ai vincoli al dettaglio

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Per la rete tariffe modello Snam e stop ai vincoli al dettaglio

Un’operazione studiata nei dettagli da almeno dieci mesi. È nell’estate 2017 che il fondo Elliott inizia a valutare la possibilità di un ingresso in Telecom Italia. A supportarlo, nei profili finanziari, industriali e regolamentari, l’advisor Vitale&Co, con un team guidato da Roberto Sambuco, che dal 2009 al 2014 è stato capo dipartimento Comunicazioni presso il ministero dello Sviluppo economico.

Il disegno complessivo, curato in ogni dettaglio, si sta concretizzando in queste settimane dopo verifiche incrociate con il governo e con le nuove forze politiche che lavorano alla prossima maggioranza. Il piano - sul modello di Snam e Terna nell’energia - prevedendo lo scorporo della rete e la conseguente nascita di una società NetCo aprirebbe scenari regolamentari inediti per le tlc. Il successivo step della fusione con Open Fiber (la controllata di Cassa depositi e prestiti ed Enel) consentirebbe il passaggio alla regolamentazione sul modello Rab (Regulatory asset based) basato sul valore del capitale investito e applicabile alle aziende che operano in monopolio. In questo modello, il tasso di remunerazione identifica il rendimento riconosciuto al capitale investito netto e viene fissato dall’Autorità di settore in determinati periodi regolatori. In sostanza, Elliott punta in questo modo a moltiplicare il valore dell’asset rete su multipli più elevati.

Il fondo, con una certa identità di vedute con il governo uscente, ritiene che si possa produrre come risultato un’infrastruttura tecnicamente all’avanguardia con investimenti certi: di qui anche l’interesse della Cassa depositi e prestiti. Secondo le valutazioni dell’advisor, per gli azionisti ci sarebbe anche il vantaggio di liberare valore per la Telecom Servizi che, a quel punto indipendente dalla rete, privata dell’integrazione verticale, potrebbe operare senza gli attuali vincoli regolamentari attualmente imposti dall’Authority per le comunicazioni, ad esempio sui test di prezzo per la replicabilità da parte dei concorrenti delle offerte agli utenti finali.

Il fondo Elliott e l’advisor negli ultimi mesi avrebbero sottoposto l’operazione a diverse valutazioni di sostenibilità. Ad esempio, dal punto di vista finanziario, si ritiene che lo scorporo e la scelta della quotazione in Borsa per scissione avrebbe il vantaggio di evitare confronti sul prezzo della rete di Telecom, che sarebbe invece espresso dal mercato. L’ex monopolista - è la tesi - effettuerebbe una più efficiente allocazione del capitale.

Quanto agli obblighi presso le Autorità, il fondo Elliott punterebbe comunque a restare sotto il dieci per cento, al di sotto della soglia che fa scattare la comunicazione obbligatoria sui piani e le strategie prevista dalla recente norma “anti scorrerie” sulle scalate finanziarie. L'obiettivo del resto - si ribadisce - non è essere soci di controllo o di riferimento, ma aprire per la prima volta in Italia al modello di ua vera public company.

Quanto all’integrazione futura con Open Fiber, gli esperti che hanno lavorato al dossier sono confidenti di non incappare in ostacoli di tipo antitrust. Il modello dell’operatore “wholesale only”, peraltro, è stato appena benedetto dall’accordo tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue propedeutico all’introduzione nel Codice europeo delle comunicazioni elettroniche di una regolamentazione in qualche modo più soft per gli operatori solo all’ingrosso, che operano esclusivamente affittando capacità infrastrutturale alle compagnie che poi offrono servizi finali ai clienti.

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