Finanza & Mercati

Il cda di Tim contro i sindaci: «No a Elliott»

depositata la lista per il cda

Il cda di Tim contro i sindaci: «No a Elliott»

L'amministratore delegato di Tim Amos Genish (Ansa)
L'amministratore delegato di Tim Amos Genish (Ansa)

Non era stata una bella giornata per Vivendi. Su Telecom tutti i proxy advisor - Glass Lewis, Iss e Frontis - hanno consigliato ai fondi di sposare le istanze del fondo Elliott, votando sì alla revoca di sei amministratori in quota francese e sì alla nomina dei candidati proposti dall’attivista Usa che, proprio ieri, ha comunicato di essere salito all’8,8% del capitale ordinario della compagnia telefonica. In più il comitato dei gestori Assogestioni, all’unanimità, ha deciso di non depositare nessuna lista per il cda all’assemblea già convocata per il 4 maggio, da una parte per non dividere gli investitori istituzionali, dandola vinta ai francesi, dall’altra perchè comunque col rinnovo del board non ci sarebbe stata speranza di piazzare più di un consigliere rispetto ai cinque nominati meno di un anno fa.

Pollice verso corale da parte degli attori di mercato, insomma. Ma il consiglio Telecom, ancora in formazione originaria (ha perso solo il vice-presidente Giuseppe Recchi, che si è già dimesso il 22 marzo), va avanti per la sua strada, con l’ormai consueta spaccatura tra maggioranza e minoranza nel board, aprendo un conflitto tra organi sociali che non ha precedenti. Dunque, nell’ultimo giorno utile per integrare l’ordine del giorno dell’assemblea di bilancio del 24 aprile, il cda - con il voto contrario di tutti e cinque i consiglieri Assogestioni - ha deciso, riferisce il comunicato emesso in serata, di «dissociarsi formalmente dall’iniziativa del collegio sindacale, che ritiene errata e particolarmente grave»; di «confermare la validità dell’assemblea del 4 maggio per procedere all’integrale rinnovo del consiglio di amministrazione»; e di «intraprendere ogni azione legale a tutela dei diritti e degli interessi di tutti i soci e della società», che, tradotto, dovrebbe essere anzitutto il ricorso d’urgenza al Tribunale ex articolo 700 del codice di procedura civile per annullare l’integrazione dell’ordine del giorno disposta dai sindaci con i punti chiesti da Elliott (revoca e nomina di sei consiglieri), ricorso al quale, nel caso, dovrebbe associarsi anche Vivendi, in qualità di primo socio al 23,94% con direzione e coordinamento sul gruppo .

Tutta la documentazione relativa alla questione, precisa la nota Tim, sarà trasmessa alla Consob. Che, di suo, è già stata bersagliata da esposti e segnalazioni per le dimissioni («abusive», secondo Elliott) di otto consiglieri in quota Vivendi a valere dal 24 aprile, poi riproposti, tranne due, per il “nuovo” consiglio che dovrebbe essere nominato il 4 maggio. L’Authority di mercato, già impegnata a pieni giri sul dossier, sta vagliando ovviamente anche gli ultimi sviluppi. Non ha rilevato invece criticità per quanto riguarda il regolare andamento degli scambi nella supposta fuga di notizie che anticipava l’intervento di Cdp nel capitale di Telecom: il problema semmai è della Cassa che rischia di dover pagare più caro l’acquisto del 5% che si prefigge di raggiungere al più presto. A riguardo gli acquisti “utili” per il record date del 13 aprile sono quelli effettuati fino a mercoledì, perchè gli intermediari hanno bisogno di un paio di giorni per espletare le procedure.

Ma per tornare al consiglio Telecom, che si è tenuto ieri a Milano a partire dalle 16, sono stati raccolti a supporto della decisione presa a maggioranza tre pareri pro-veritate di tre esperti in materia - Piergaetano Marchetti, Giuseppe Portale e Roberto Sacchi - e sono stati consultati i consulenti legali che assitono la società, Andrea Zoppini e Francesco Gatti dello studio Gatti-Pavesi-Bianchi. In sostanza si ritiene che il collegio sindacale non fosse legittimato a intervenire perchè il consiglio non è rimasto “inerte” bensì ha provveduto a convocare un’altra assemblea per procedere al rinnovo del cda col meccanismo del voto di lista.

Mossa chiama contromossa - in una fase della battaglia molto tecnico-legale - e non è escluso che i fondi che appoggiano l’iniziativa di Elliott non si organizzino per far intervenire in assemblea un gestore con le azioni “prestate” dagli altri per poter fronteggiare eventuali “sorprese” non programmate prima dell’adunanza. Mal che vada le premesse per spuntarla dieci giorni dopo non mancano.

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