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Cellnex ai Benetton, nella newco delle torri almeno un partner

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Cellnex ai Benetton, nella newco delle torri almeno un partner

Una newco per acquistare Cellnex con il supporto, nel medio periodo, di uno o più partner. Sarebbe questo il disegno sul tavolo di Edizione. Un piano ancora embrionale e suscettibile di modifiche a seconda di quale percorso di crescita verrà pensato per gruppo spagnolo delle torri, prossimo a entrare nel perimetro della holding di Ponzano Veneto. L’impressione, infatti, è che una volta perfezionata l’operazione (legata a doppio filo all’Opa lanciata da Atlantia e Hochtief su Abertis) si lavori per fare di Cellnex, operatore di infrastrutture per telecomunicazioni wireless di radiodiffusione, un polo aggregante, ruolo peraltro finora ricoperto dalla società sotto la gestione spagnola. Proprio in quest’ottica, riferiscono alcune fonti, la famiglia Benetton potrebbe cercare nuovi partner a cui aprire il capitale della newco delle torri o intenzionati a conferire pacchetti di maggioranza in altri operatori del settore.

L’idea, evidentemente, sarebbe quella di mantenere una salda maggioranza, da valutare se prossima al 60 o al 70%, e di spartire il capitale restante con altri soci finanziari o industriali. Tra i quali potrebbe esserci anche Gic, fondo di Singapore già compagno di viaggio della famiglia di Ponzano Veneto in Sintonia, piuttosto che Goldman Sachs. O, magari, la stessa Atlantia, che, non a caso, si è riservata la possibilità di co-investire in Cellnex fino al 20% della quota, pari in trasparenza a un 6% diretto nella società. Peraltro la holding guidata da Giovanni Castellucci si è ritagliata anche un “diritto di prima offerta” e un “diritto di prelazione” per l’ipotesi in cui Edizione intenda cedere - direttamente o indirettamente - in tutto o in parte, il pacchetto che rileverà entro i sette anni successivi all’esecuzione dell’accordo.

Più in generale, la soluzione di una “cordata” permetterebbe a Edizione di diversificare ulteriormente il proprio business, che conterebbe così Atlantia, Benetton, Autogrill, il 3% delle Generali e le torri, mantenendo però una certa liquidità in portafoglio e una migliore flessibilità finanziaria.

La quota in Cellnex, si sta parlando di un 29,9%, richiede sul fronte economico un impegno di circa 1,5 miliardi (è stato fissato un prezzo di 21,5 euro per azione). Ciò significa che Edizione, se alla fine optasse per lo schema della cordata, potrebbe continuare a essere azionista forte delle torri limitando però l’impegno diretto in una forchetta compresa tra 750 milioni e un miliardo. La holding della famiglia Benetton vanta un net asset value di 12,1 miliardi e una cassa di 1,85 miliardi, di cui 258 milioni gestiti dal fondo Quaestio. Al netto del rafforzamento nel Leone, dunque, che per ora ha richiesto un investimento intorno ai 500 milioni, nelle casse di Ponzano ci sarebbe ancora oltre un miliardo di euro. Più che sufficiente per affrontare il dossier Cellnex in tandem e potenzialmente capiente anche per rilevare la società in solitaria, anche se questo richiederebbe uno sforzo maggiore.

Cellnex, oggi controllata al 34% da Abertis, trae origine dal gruppo guidato da Giovanni Castellucci che diversi anni fa ha venduto alla società spagnola Towerco per 100 milioni. Attorno a quell’azienda la holding iberica, a suon di acquisizioni, ha costruito un colosso che oggi vale in Borsa oltre 5 miliardi di euro e conta circa 27 mila siti di torri di trasmissione. Nel 2014 ne aveva appena 7 mila e la Spagna rappresentava il 95% del business, il resto era Italia. Oggi, invece, la penisola iberica produce il 40% dell'ebitda che ha ormai raggiunto i 355 milioni (con un tasso di crescita del 25% dal 2015), mentre l’Italia pesa per il 20%.

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