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Banca Mediolanum: dal Tar un punto per Fininvest. Non dovrà…

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bankitalia aveva imposto vendita

Banca Mediolanum: dal Tar un punto per Fininvest. Non dovrà scendere sotto il 10%

Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata da Fininvest e Silvio Berlusconi contro l'obbligo imposto dalla Banca d'Italia di cedere la partecipazione in Banca Mediolanum eccedente il 9,9% entro l'11 ottobre. La contesa è nata nel 2014, quando Via Nazionale emise il provvedimento in seguito alla perdita di onorabilità dell'ex presidente del Consiglio per la condanna definitiva per frode fiscale. Il Tar segna un punto a favore di Berlusconi, rappresentato, fra gli altri da Romano Vaccarella, Andrea Di Porto e Andrea Saccucci.

«Si determinerebbe danno grave e irreparabile ai ricorrenti»

Per la Seconda Sezione Bis del Tar, «la ormai prossima scadenza del termine fissato dalla Banca d'Italia per la vendita delle quote azionarie» di Fininvest «intervenendo presumibilmente prima della definizione del presente giudizio, determinerebbe - si legge nell'ordinanza - un danno grave e irreparabile ai ricorrenti, solo parzialmente risarcibile con una sentenza definitiva eventualmente favorevole». Si deve inoltre considerare che «difficilmente la parte ricorrente potrebbe riacquisire una partecipazione rilevante per il controllo di Banca Mediolanum una volta alienate le azioni attualmente possedute in esito alla fusione, per incorporazione inversa, di Mediolanum società per azioni in Banca Mediolanum». Il Tribunale precisa inoltre che «la perdita irreversibile dell'impresa bancaria, incidendo irreparabilmente sul diritto di iniziativa economica privata, tutelato dalla Costituzione potrebbe certamente essere surrogata, per il caso di fondatezza delle pretese dedotte da parte ricorrente, da una eventuale condanna della controparte al risarcimento del danno per equivalente monetario; ma i principi processuali della pienezza e della effettività della tutela giurisdizionale esigono che, nella fase cautelare, qualora possibile, si protegga l'integrità del bene aggredito dal provvedimento amministrativo impugnato, rinviando alla tutela risarcitoria solo in funzione residuale; diversamente opinando, se si dovesse negare la tutela cautelare in ragione della risarcibilità del danno, nessuna tutela cautelare potrebbe mai essere accordata, essendo, in astratto, sempre risarcibile per equivalente ogni danno ingiusto, anche non patrimoniale».
Ai fini del «bilanciamento degli interessi contrapposti», il Tar ritiene dunque sufficienti «la sospensione del diritto di voto a carico della Fininvest e la inoperatività del previgente patto di sindacato per il governo della società», entrambe «conseguenze dirette e immediate del presupposto provvedimento della Banca centrale europea, intangibile da parte del giudice nazionale».

La partita non è chiusa, domani udienza alla Corte di giustizia di Lussemburgo

La Bce a ottobre del 2016, su impulso della Banca d'Italia, si era opposta alla detenzione da parte di Fininvest di una partecipazione qualificata (oltre il 9,9%) in Banca Mediolanum. La partita sulla vendita della quota non è tuttavia finita qui. Domani si terrà l'udienza alla Corte di giustizia di Lussemburgo a cui il Consiglio di Stato ha deciso di rimettere in via pregiudiziale la questione, dopo il ricorso presentato dai legali di Silvio Berlusconi per ottenere l'ottemperanza della sentenza del giudice italiano che (prima che si esprimesse la Bce) aveva dato ragione all'ex presidente del Consiglio. Davanti al tribunale europeo pende poi il ricorso per l'annullamento della decisione della Banca centrale europea avanzato da Fininvest e Berlusconi a dicembre del 2016. L'udienza, allo stato, non è stata ancora fissata. Il Tar, nel sospendere il provvedimento della Banca d'Italia di aprile 2017 scorso che obbligava a vendere entro 18 mesi la quota (cioè entro l'11 ottobre) afferma anche che si rinvia «per la riassunzione della causa, all'iniziativa di parte, da esercitare entro il termine perentorio di 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che avrà definito la controversia pregiudiziale». In pratica, occorre aspettare la decisione del giudice europeo. E poi le parti, per instaurare un giudizio, dovranno dare nuovo impulso al procedimento.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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