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Petrolio, Bitcoin, Milano e non solo: ecco le sorprese finanziarie del 2018

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Ci apprestiamo a chiudere il quarto mese dell’anno. E i colpi di scena finanziari sino ad ora non sono mancati. Certo, i dazi commerciali imposti dal presidente degli Usa Donald Trump alla Cina, così come l’acuirsi delle tensioni geopolitiche sul caso Siria, hanno contribuito a mescolare le carte degli investitori. Ma non solo: gli esperti sono indecisi sulla politica delle banche centrali e sulla reale ripresa dell’inflazione anche perché una guerra commerciale di per sé esercita tende ad esercitare pressioni deflazionistiche. In questo quadro contrastato va ricordato che l’economia globale sta vivendo una inedita fase di espansione sincronizzata: ne 2018 solo sei Stati del pianeta dovrebbero chiudere in recessione. Ecco un elenco delle quotazioni che sinora hanno stupito più di tutti.

1) Piazza Affari regina d’Europa e seconda al mondo
In questa speciale classifica non può mancare il +9% messo a segno dal FTSE MIBda inizio anno. Soprattutto se rapportato al contemporaneo -0,5% delle Borse europee (Eurostoxx 50). A conti fatti la Borsa italiana è la best perfomer in Europa e la seconda migliore - dopo quella brasiliana - al mondo. Le banche - che pesano parecchio nel calcolo dell’indice delle blue chip - hanno ridimensionato i non performing loans. E questo ha contribuito a rasserenare il clima a Piazza Affari. Tuttavia in pochi si aspettavano una performance così sopra la media rispetto agli altri listini europei.

2) Sterlina bene rifugio
Tra le altre sorprese c’è sicuramente quella della sterlina a cui manca un 4% per ritornare, nei confronti del dollaro, sui livelli precedenti il referendum sulla Brexit di giugno 2016. Da gennaio 2017 la divisa britannica si è apprezzata del 18% sul biglietto verde del 7% sull’euro. In pochi tempo fa avrebbero puntato su un recupero della sterlina che nelle ultime sedute ha acquistato lo standing di bene rifugio a differenza del franco svizzero che sta soffrendo, considerate le incertezze legate alla procedura di uscita dall’Unione europea.

3) Petrolio a 80 e (per alcuni) a 100 dollari?
La quotazione del petrolio, con il Brent che ha toccato i 75 dollari al barile, ha lasciato di stucco più un gestore. Preoccupato Trump ha attaccato l’Opec con un nuovo tweet al veleno: «Sembra che l'Opec ci provi ancora. Con quantità record di petrolio dappertutto, comprese le navi a pieno carico in mare, i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Non va bene e non saranno accettati!».
Reuters riportava nei giorni scorsi che i vertici dell'Arabia Saudita puntano a spingere il petrolio tra 80 e 100 dollari.

4) Tassi ancora (troppo) bassi
A inizio anno sui mercati è partito il cosiddetto “reflation trade”. In sostanza gli investitori, puntando a un rialzo dell’inflazione, hanno venduto i vecchi titoli obbligazionari per aggiornare i rendimenti ai nuovi livelli di inflazione attesi. In questa scia il rendimento di Treasury a 10 anni è salito oltre il 2,9%. Anche i Bund si sono spinti oltre lo 0,7%. Tuttavia questa tendenza ha avuto vita breve. L’inflazione ha dato nuovi segnali di debolezza e gli investitori hanno fatto parzialmente dietro-front. I tassi ancora troppo bassi hanno stupito anche il Tesoro che ha deciso di allungare la durata,da 6 a 8 anni, del nuovo BTp Italia che sarà lanciato a maggio.

«Pensavamo a una risalita dei tassi e quindi pensavamo ai 6 anni come scadenza vincente - ha spiegato Davide Iacovoni, il nuovo resoponsabile del debito pubblico -. Ma i tassi hanno continuato a scendere e sulla scadenza 6 anni i tassi reali sono vicino a zero o negativi. Essendo questo strumento indirizzato in particolareagli investitori retail e alle famiglie, è importante garantire un rendimento con un minimo di valore, per quanto allineato al mercato, e questo ci ha portato a riproporre la scadenza 8 anni».

5) La resilienza delle criptovalute
Il nuovo anno è iniziato con il record della capitalizzazione delle critpovalute (a 800 miliardi di dollari) seguito subito da un clamoroso tonfo che in poche settimane ha fatto sprofondare il valore del “Bitcoin e compagni” sotto i 250 miliardi. Da un paio di settimane però sul settore è tornare il sereno e il Bitcoin è passato da 6mila a 9mila dollari. Alcuni big, tra cui Soros e Rockefeller, avrebbero cambiato opinione. Per molti questa capacità di resilienza delle criptovalute è un fattore di stupore finanziario. Con gli esperti ancora divisi tra chi ritiene che le quotazioni siano da bolla e chi invece è pronto ancora a puntare su questi valore, perché ritenuti sottostimati.

twitter.com/vitolops

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