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la giornata dei mercati

Borse, Tim in affanno (-2,4%). Martedì nero per i titoli tecnologici a Wall Street

Andamento titoli
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Le Borse europee, dopo una prima parte di seduta contrastata, hanno virato in negativo quando i rendimenti dei titoli di stato americani decennali hanno toccato il 3% per la prima volta da gennaio 2014, salvo poi risollevarsi dai minimi di giornata nel finale: alla chiusura, Milano ha segnato un +0,22%, Parigi +0,10%, Francoforte -0,17% e Madrid -0,49%. Londra si è fermata attorno alla parità (segui qui i listini). A Wall Street, è martedì nero per i titoli tecnologici, anche se Wall Street recupera leggermente nel finale ( Dow Jones - 1,74% a
24.024,13 punti, Nasdaq -1,70% a 7.007,35 punti e S&P500 -1,34% a 2.634,56 punti). I cosiddetti Fang - l'acronimo per indicare i titoli di Facebook, Amazon, Netflix e Google, quelli che hanno dominato le contrattazioni negli ultimi 9 anni alla Borsa di New York - sono arrivati a perdere in un solo giorno ben 88,4 miliardi di dollari del loro valore. La perfomance peggiore è stata quella di Netflix che è arrivata a cedere il 5,1%, seguita da Alphabet di Google (con un picco negativo di -4,8%) e dai colossi di Jeff Bezos (-3,9%) e di Mark Zuckerberg (-3,5%). Male anche Apple, che è arrivata a perdere l'1,7%.

Wall Street, che era partita in positivo, ha girato in ribasso dopo che i rendimenti decennali americani hanno toccato per la prima volta da gennaio 2014 la soglia del 3%. Secondo gli esperti, se i titoli di stato diventassero un investimento più redditizio, gli investitori potrebbero preferirli all'azionario. Inoltre, le vendite sui titoli di stato potrebbero essere il segnale di un aumento delle aspettative su un rialzo dell'inflazione, cosa che potrebbe portare la Federal Reserve ad alzare i tassi più rapidamente del previsto.

Telecom sotto pressione dopo l'assemblea

A Milano sotto i riflettori Telecom Italia (-2,37%) nel giorno dell'assemblea, caratterizzata da toni pacati e da un ordinato svolgimento grazie alla regia del vicepresidente Franco Bernabé, con l'unico, secondario imprevisto, della mancata nomina del nuovo revisore per il 2019-2027. In attesa della resa dei conti del 4 maggio, i soci, quasi all'unanimità hanno approvato la nomina dell'amministratore delegato, Amos Genish, che resterà in carica fino alla prossima assemblea. Il suo è il primo nome della lista della media company francese, ma anche Elliott ha comunque più volte manifestato apprezzamento per il manager israeliano. La decisione è stata accolta con favore dal vicepresidente Franco Bernabè, che ha auspicato stabilità dell'azionariato e del management.

A Milano bene titoli moda, energia e banche

Sul Ftse Mib hanno svettato Salvatore Ferragamo (+3,93%), che ha proseguito l'allungo e si è portata ai massimi da ottobre, e Moncler (+2,18%), male invece Saipem (-2,89%), che ha chiuso in rosso il primo trimestre dell'anno e ha registrato un Ebitda sotto le attese. soprattutto i titoli del comparto energetico, con Italgas in rialzo dell'1,96%, Ternadello 0,83% e Snam Rete Gas dell'1,38%. Eni (-0,37%) non è però riuscita a tenere il passo delle controparti europee, avvantaggiate da un lato dal continuo aumento del petrolio e dall'altro dal fatto che Barclays ha pubblicato la lista delle proprie azioni energetiche preferite, citando Bp (+2,3% a Londra), Total (+1,11% a Parigi), Royal Dutch Shell (+1,16% ad Amsterdam) e l'austriaca Omv. A passo veloce anche le banche, sulla scia di indiscrezioni di stampa secondo cui la Banca centrale europea ha rinunciato all'imposizione di nuove linee guida su tempi e modi per lo smaltimento dello stock di crediti già contabilizzati, il cosiddetto addendum, fortemente contestato dalle banche. Bene dunque Ubi Banca (+0,95%), Intesa Sanpaolo(+0,87%), Mediobanca (+0,72%) e Unicredit (+0,35%) in evidenza, mentre ha fatto eccezione Bper, mentre il comparto bancario si è mosso a corrente alternata: la Banca è stata la più penalizzata tra i titoli a maggiore capitalizzazione all'indomani delle dichiarazioni fatte da Carlo Cimbri, numero uno di UnipolSai, primo azionista della banca con il 9,869% del capitale e che ha parlato della possibilità di un aumento di capitale per Bper.

Stm penalizzata ancora dall'incertezza nel settore

Vendite su Stm (-0,7%), che paga ancora notizie negative sul comparto. Dopo la debolezza registrata nei giorni scorsi sulla scorta del warning lanciato da Taiwan Semi conductor Manufacturing Company, ieri sera a mercati chiusi, secondo gli analisti di Equita «sono arrivate notizie ancora più negative dalla supply chain di Apple, in particolare da Ams che deriva circa il 70% del fatturato da sensori per smartphone». Ams ha dato una guidance non positiva e per gli analisti questo può essere «legato alla decisione di Apple di terminare in anticipo la produzione di iPhone X prima del lancio dei nuovi prodotti a settembre». La notizia, proseguono gli esperti, «ha implicazioni negative per Stm che stimiamo derivi circa il 20% del fatturato da prodotti per smartphone di cui oltre la metà per Apple». Il gruppo italo-francese domani mattina pubblicherà i conti del primo trimestre, dando indicazioni sulle stime per il secondo e gli analisti di Equita ipotizzano un potenziale calo, sulla scorta di una possibile flessione delle vendite di Apple.

Banca Mediolanum giù dopo contestazione Gdf su controllata irlandese

Banca Mediolanum in rosso a Piazza Affari (-1,36%). I titoli del gruppo hanno perso fino al 3% dopo l'uscita della notizia che la Guardia di Finanza ha notificato alla società irlandese Mediolanum International Funds Limited un processo verbale di constatazione riguardante la asserita residenza della stessa in Italia per gli anni 2010-2016. È stato lo stesso Gruppo Mediolanum a comunicare la circostanza, indicando che le potenziali imposte oggetto di contestazione - al netto delle imposte già versate in Irlanda - ammontano a circa 544 milioni di euro. Ad ogni modo, il Gruppo Mediolanum ha specificato che la società irlandese è già stata oggetto di verifica, che ha escluso problemi di residenza fiscale in Italia, limitandosi a rettifiche di natura valutativa concluse nel 2015 con un accordo transattivo e una archiviazione in sede penale. Sono già stati presi contatti con le autorità competenti al fine di fornire gli ulteriori chiarimenti eventualmente necessari per la chiusura della vicenda.

In Europa giù Bolloré dopo fermo del presidente, deboli le auto

In calo alla Borsa di Parigi il titolo Bolloré, dopo il fermo del presidente e Ceo del gruppo di logistica, Vincent Bolloré. Le azioni hanno ceduto il 6,14%, dopo essere arrivate a perdere il 9% circa. L'imprenditore bretone è stato fermato questa mattina dalle autorità francesi nell'ambito di una inchiesta su presunte tangenti che il gruppo avrebbe pagato in Africa per la gestione di due porti in Africa Occidentale. Le azioni Vivendi, altro gruppo guidato dalla famiglia Bolloré non coinvolto nelle indagini in corso, è invece scivolata dello 0,67%. Comparto auto sotto pressione in Europa. I titoli del settore hanno chiuso deboli in tutti i listini continentali, con l'indice settoriale che perde circa mezzo punto percentuale. A Parigi Peugeot ha perso lo 0,96%, dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre 2018, e Renault ha ceduto l'1,08%, mentre a Francoforte Bmw, Daimler e Volkswagen hanno lasciato sul campo lo 0,2% circa. Performance brillante per Sap (+3,51%), dopo che la multinazionale tedesca dei software ha riportato conti superiori alle attese, nonostante i profitti adjusted in calo e fatto sapere di avere recuperato terreno sulle rivali nel settore cloud.

Indice Ifo sotto le attese in aprile, scende a 102,1 punti

Nel mese di aprile è scesa la fiducia delle imprese in Germania e in Italia. L'indice tedesco Ifo è sceso a 102,1 punti nel mese in corso. A marzo l'indice, che misura la fiducia delle imprese in Germania, si era attestato a 103,2. Per l'indice Ifo si tratta del quinto calo consecutivo. Le stime accreditavano un calo più contenuto, a 102,6. Intanto, anche l'Istat in Italia ha registrato una flessione della fiducia: quella delle imprese è scesa da 105,9 a 105,1 nel mese di aprile e quella dei consumatori è calata da 117,5 a 117,1.

In Usa buone notizie dal fronte immobiliare, bene la fiducia

Dati positivi sul settore immobiliare americano. L'indice Case-Shiller dei prezzi delle case ha registrato un aumento annuo del 6,8% per quanto riguarda la maggiori 20 aree metropolitane, un valore al di sopra delle aspettative. Inoltre, le vendite di case nuove sono salite in marzo per il secondo mese consecutivo (+4% a 694.000 unità, meglio delle 630.000 attesi), segno di rafforzamento del comparto, anche se i livelli sono ancora al di sotto dei picchi visti prima della crisi finanziaria. Positivo anche il dato sulla fiducia dei consumatori: secondo il Conference Board in aprile è salito da 127 a 128,7 punti, battendo le stime.

Spread chiude su minimi da 2 anni a 114 punti, rendimento giù all'1,77%

Chiude sui minimi da due anni lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario telematico dei titoli di Stato. Il differenziale di rendimento tra il titolo decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco ha iniziato a stringersi su possibili spiragli nel cammino per la formazione del prossimo Governo dopo le parole del segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, che non ha chiuso all'ipotesi di un dialogo con M5S. Lo spread è sceso da 117 a 115 punti, ai livelli di agosto 2016, per finire la seduta a 114 (dai 116 punti del finale di ieri). In calo anche il rendimento del decennale italiano all'1,77% dall'1,80% del closing della vigilia, segnando la migliore performance tra i bond dell'Eurozona.

Euro debole sul dollaro, petrolio ancora in rialzo

Sul fronte valutario l'euro si è attestato a 1,2219 dollari, contro gli 1,2204 dell'apertura e gli 1,2238 della chiusura di ieri. La moneta unica è scambiata a 133,353 yen, contro i 132,889 dell'apertura e i 132,38 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 109,13 (segui qui l'andamento dei cambi). Ancora in rialzo i prezzi del petrolio: i future del Wti e del Brent a giugno salgono di circa mezzo punto percentuale, con il greggio estratto dal mare del Nord che si riporta a quota 75 dollari al barile (segui qui l'andamento dei contratti).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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