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La prudenza Bce schiaccia l'euro a 1,21. Milano al top da luglio…

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la giornata dei mercati

La prudenza Bce schiaccia l'euro a 1,21. Milano al top da luglio 2015

Andamento titoli
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La prudenza della Bce, che aspetta i prossimi dati macroeconomici prima di fornire indicazioni sulla politica monetaria e sul proseguimento degli strumenti di stimolo, rispedisce in basso l'euro, a 1,21 dollari, e dà la spinta agli indici azionari europei in parallelo con la corsa di Wall Street. Piazza Affari, insieme a Zurigo la migliore del Vecchio Continente, ha riportato il Ftse Mib sopra quota 24mila punti ai massimi dell'anno e ai livelli di luglio 2015 chiudendo a +1% con Eni (+2%), grazie al nuovo balzo del petrolio, e Fiat Chyrsler (+2%), grazie alla trimestrale, a trainare le big. E' stata però Mediaset (+2,4%), che ha incassato anche qualche raccomandazione favorevole da parte delle case di investimento pur a valle di prospettive poco entusiasmanti per la raccolta pubblicità 2018, a spiccare tra i quaranta titoli del Ftse Mib. In rialzo dell'1,2% Enel che ha ritoccato per ben due volte la propria offerta sulla brasiliana Eletropaulo nella battaglia con gli spagnoli Iberdrola.

Balzo Facebook: +9% e trimestre sorprende
Nel dettaglio, nel periodo concluso il 31 di marzo, Facebook ha registrato ricavi per 11,97 miliardi di
dollari contro 8,03 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2017, in rialzo del 49%. Il risultato è sopra le attese del mercato che erano di 11,41 miliardi di dollari. I ricavi provenienti dalla pubblicità sono stati di 11,8 miliardi di dollari, rispetto a 7,86 miliardi dello stesso trimestre del 2017. Passando agli utili, quelli rettificati sono stati di 1,69 dollari ad azione, rispetto a 1,04 dollari ad azione del
2017, in rialzo del 63%. Il consensus era fissato a 1,35. Sul Nasdaq le azioni del social network salgono del 9%.

La Bce lascia tassi, Qe e guidance invariati
Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di lasciare i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Secondo quanto indicato nel
comunicato di fine vertice, il consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento «si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l'orizzonte degli acquisti netti di attività». Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma, come atteso, che intende effettuare gli acquisti netti di attività, all'attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, «sino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché il Consiglio direttivo non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione». L'Eurosistema continuerà inoltre a reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario».

Draghi: «Non si è parlato di politica monetaria e del Qe»

Nel corso della conferenza stampa a valle della riunione, il presidente della Bce Mario Draghi ha rimandato ogni indicazioni sui tempi e sui modi della probabile riduzione del programma di acquisto di titoli da parte di Francoforte. «La cosa interessante e' che oggi non abbiamo discusso di politica monetaria direttamente. Tutti i governatori hanno riportato sulla situazione del loro paese ed è emerso che dall'ultimo meeting tutti i paesi hanno sperimentato una certa moderazione nella crescita o una perdita di momentum» ha dichiarato.

«Quando guardiamo agli indicatori che hanno mostrato un deciso declino vediamo che hanno riguardato ogni settore e ogni paese. Come interpretare questo rallentamento? Come abbiamo detto nel quarto trimestre la crescita e' stata superiore alle attese e una moderazione era da attendersi ma riteniamo sia dovuta per lo più a fattori temporanei come il tempo, gli scioperi. La Pasqua. Quindi occorre cautela nella lettura dei dati. La crescita ha moderato il ritmo ma rimane una fiducia invariata nella convergenza dell'inflazione verso l'obiettivo di lungo periodo».

Enel alza ancora la posta per Eletropaulo. E' battaglia con Iberdrola
Enel Brasil Investimentos Sudeste, società controllata da Enel (+1,23%), ha annunciato oggi di avere ulteriormente migliorato i termini della sua offerta pubblica volontaria per l'acquisto dell'intero capitale di Eletropaulo Metropolitana Eletricidade de Sao Paulo, lanciata lo scorso 17 aprile, attraverso un incremento del corrispettivo per azione da 32,0 a 32,2 reais brasiliani per azione. In base ai termini dell'Offerta così migliorata, l'investimento complessivo atteso ammonta quindi fino ad un massimo di circa 5,4 miliardi di reais brasiliani, pari a circa 1,3 miliardi di euro al cambio corrente. L'Offerta rimane condizionata, tra l'altro, all'acquisizione di un numero totale di azioni rappresentative di oltre il 50% del capitale sociale di Eletropaulo. La nuova proposta di Enel supera quella presentata dagli spagnoli di Iberdrola attualmente fermi a 32,1 reais. Sulla compagnia brasiliana si terrà un'asta pubblica il prossimo 18 maggio.

A Parigi protagonista Safran, a Francoforte tonfo Lufhtansa
Nel resto d'Europa, le società dell'energia e le utility ma anche le telecomunicazioni sono state i principali target degli investitori mentre, quanto agli indici, Parigi è salita dello 0,74% - con Safran in salita del 5% circa grazie alla conferma degli obiettivi 2018 alla luce del +12% di ricavi nel primo trimestre - e Francoforte ha guadagnato lo 0,63% sul finale nonostante le cadute di Lufthansa (-5,54%), sulle perdite per 57 milioni nel primo trimestre, e di Munich Re (-4,4%). Londra ha guadagnato lo 0,57% nel Ftse100. Tornando a Piazza Affari, le utility sono state vivaci per l'intera seduta: bene A2a (+2,1%) alla vigilia dell'assemblea dei soci, Snam è salita dell'1,8%, Italgas dell'1,6% e Terna dell'1,3%. Nel settore auto, in generale rialzo per la possibilità che la Cina tagli drasticamente i dazi sull'importazione, si sono distinti oltre a Fca anche Pirelli (+1,6%) e Brembo (+1,6%). Pochi i titoli in rosso sul Ftse Mib con due società del risparmio gestito (-0,6% per Fineco e Banca Generali) in fondo al paniere.

L'euro a 1,21 dollari, minimi di gennaio. Domani Pil Usa del I trimestre

Alla chiusura dei mercati europei, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,2104: si tratta dei minimi da gennaio (segui qui l'andamento del dollaro contro le principali divise e qui quello dell'euro). Sul mercato valutario, la cautela della Bce si è tradotta in un generale indebolimento della moneta unica europea che non si è limitata al cambio con il dollaro: la divisa del Vecchio Continente ha ceduto circa mezzo punto percentuale nei confronti di quella giapponese, tornando a 132,41 (133,07 ieri), e si è portata a 0,8706 sterline (0,8307 ieri). Gli operatori si aspettano che domani la Banca del Giappone mantenga invariata la propria posizione sui tassi, visto il debole andamento dell'inflazione, e attendono le indicazioni del governatore Kuroda. Il cambio dollaro/yen è sceso a 109,27 da 109,43. Meno movimentata la sterlina che, alla chiusura dei mercati continentali, si attesta a 1,3925 dollari (1,3932). Il petrolio è tornato a mettere nel mirino i 75 dollari al barile per il contratto giugno del Brent (+1% a 74,75) e a viaggiare in area 67,8 dollari nella stessa scadenza del Wti sul timore che gli Stati Uniti si chiamino fuori dal nuovo accordo sul nucleare iraniano.

Per domani il calendario macroeconomico prevede la pubblicazione del Pil Usa del I trimestre 2018 (+2,1% il consensus) che sarà anticipato in Europa dalla diffusione della crescita economica di Francia e Regno Unito sempre per quello che riguarda i primi tre mesi dell'anno. Sul fronte delle trimestrali, Eni e Rbs sono tra i principali gruppi che diffonderanno i conti.

Usa, -24mila a 209mila richieste iniziali sussidi lavoro, minimi dal 1969

Nei sette giorni conclusi il 21 aprile scorso il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti e' sceso più del previsto portandosi sui minimi del 1969. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di 24.000 unità a 209.000, un livello basso che non si vedeva dal 6 dicembre del 1969, all'inizio dell'amministrazione Nixon. Gli analisti attendevano un calo a 228.000 unità. La media delle quattro settimane, più attendibile in quanto non soggetta alle fluttuazioni del mercato, e' calata di 2.250 unità a 229.250. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana - relativo alla settimana terminata il 14 aprile, l'ultima per la quale è disponibile il dato - è sceso di 29.000 unità a 1,84 milioni.

Spread con Bund chiude a 116 punti, rendimento cala all'1,75%
E' salito leggermente lo spread tra BTp e Bund, in una giornata che ha visto acquisti diffusi sui titoli di Stato dell'Eurozona scambiati sul mercato secondario. Il differenziale di rendimento tra il titolo decennale benchmark italiano (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco ha terminato la seduta a 116 punti base, uno in più rispetto alla vigilia. Continua a muoversi al ribasso, invece, il rendimento del decennale italiano, all’1,75% dall’1,79% di ieri sera.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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