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L’arma di Europa e Giappone contro il rischio dazi si chiama superdollaro

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L’arma di Europa e Giappone contro il rischio dazi si chiama superdollaro

(Reuters)
(Reuters)

La tregua sui dazi tra Europa e Stati Uniti durerà fino al 1° giugno. Donald Trump ha infatti deciso di rinviare fino ad allora i dazi protettivi su acciaio e alluminio contro numerosi alleati, a cominciare, appunto, dall'Unione europea. Le pressioni di Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May sul presidente americano a quanto pare non sono servite a fargli cambiare definitivamente idea sull’imposizione di tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e alluminio.

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Dazi che, stando così le cose e in assenza di spiragli nel dialogo tra le parti, entreranno dunque in vigore tra un mese anche nei confronti del Vecchio Continente aprendo così un nuovo fronte della guerra commerciale dopo quello con la Cina.

La notizia della fissazione di dazi è destinata ad avere ripercussioni di breve durata in quanto già parzialmente scontata sui mercati. Almeno su quelli azionari, reduci da un mese di aprile relativamente positivo grazie al quale i listini mondiali hanno quasi azzerato le perdite da inizio anno. Gli investitori in un primo momento avevano reagito molto negativamente alla prospettiva di una guerra commerciale. Penalizzando soprattutto Borse,come quella di Francoforte o Tokyo, dove la presenza di titoli esportatori è maggiore. Dai massimi di fine gennaio ai minimi toccati il 26 marzo gli indici Dax e Nikkei sono arrivati a perdere oltre il 13% del loro valore.

Nell’ultimo mese tuttavia c’è stato un netto recupero per entrambre queste piazze che, in controtendenza rispetto al resto del mercato, hanno guadagnato circa il 5 per cento. Questo è successo anche perché l’impatto negativo derivante dal rischio guerra commerciale è stato controbilanciato da un’altra variabile decisiva per due Borse a forte trazione esportatrice come quella di Tokyo e Francoforte: il cambio. Euro e yen nell’ultimo mese si sono indeboliti sul dollaro che invece ha archiviato il mese di aprile con un rialzo medio dell’1,28% sulle sue principali controparti. Miglior performance dall’elezione di Trump.

Secondo Joachim Fels, Global Strategic Advisor del fondo Pimco questo deprezzamento è stato chiaramente favorito dalle recenti dichiarazioni di Haruhiko Kuroda (Bank of Japan) e Mario Draghi: «Il primo - intervistato dalla Cnbc - si è dato un’orizzonte molto lungo di 5 anni entro cui ridurre gli stimoli monetari. Il secondo all’ultimo direttivo Bce ha dato segnali analoghi enfatizzando i rischi al ribasso per la crescita mondiale dettati dal protezionismo (tradotto: non avremo nessuna fretta a rialzare i tassi ndr.)».

Secondo il gestore le recenti dichiarazionio dei i banchieri centrali di Europa e Giappone segnalano un cambio di passo nella gestione del problema dazi. Non facendo nulla per contrastare il deprezzamento del dollaro è sembrato che Kuroda è sembrato che Bce e BoJ volessero, in un primo momento, dare un segnale distensivo agli Usa nella speranza che ciò facesse desistere Trump dall’escalation. «Questa strategia non ha chiaramente funzionato e allora mi pare razionale che si agisca sulla leva dei tassi di cambio per sterilizzare il rischio derivante dalle tariffe commerciali».

A conti fatti un nuovo capitolo della guerra delle valute per questo sarà interessante sapere se la Fed, che domani ha in programma il suo consueto meeting, deciderà di controbattere in qualche modo.

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