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Dieselgate, gli Stati Uniti mettono sotto accusa l’ex ceo di…

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Winterkorn nella bufera

Dieselgate, gli Stati Uniti mettono sotto accusa l’ex ceo di Volkswagen

L’ex amministratore delegato di Volkswagen Martin Winterkorn è stato accusato negli Stati Uniti per lo scandalo del dieselgate. Nei suoi confronti, da parte del Tribunale federale del Michigan, sono state mosse quattro accuse, tra cui quelle di cospirazione, frode informatica e violazione del «Clean Air Act».
Winterkorn, il dirigente di più alto livello finito nella bufera per la vicenda, si è dimesso dal ruolo di ceo nel settembre 2015, pochi giorni dopo l’esplosione del caso. A settembre di quell’anno, Volkswagen ammise di aver dotato 11 milioni di automobili in giro per il mondo del cosiddetto «defeat device», un software in grado di riconoscere le fasi di test attivando in tal caso i dispositivi di contenimento delle emissioni, inattivi invece durante la guida a condizioni normali.

Il giochetto del «defeat device»
Le vetture così equipaggiate superavano gli stringenti test di omologazione previsti negli Usa in virtù del «Clear Air Act» ma inquinavano, nella normale circolazione, molto più di quanto ammesso dalla casa automobilistica di Wolfsburg. Secondo l’accusa Winterkorn era stato informato sia sulla questione delle emissioni sia sul fatto che le autorità di regolamentazione statunitensi minacciassero di ritardare la certificazione delle auto da mettere in vendita nel 2016.

Sanzioni per 4,3 miliardi
Nel gennaio 2017 la casa automobilistica si è dichiarata colpevole di false dichiarazioni per favorire il commercio di veicoli negli Stati Uniti e ostacoli alle indagini, pagando 4,3 miliardi di dollari di sanzioni. Altri due dipendenti di Volkswagen hanno ammesso le proprie responsabilità nella vicenda, mentre cinque dirigenti sono stati incriminati negli Usa ma rimangono in Germania, evitando in questo modo l’arresto.

Il nodo della responsabilità individuale
Il procuratore generale statunitense Jeff Sessions, il responsabile della protezione ambientale Scott Pruitt e altri alti funzionari dell’amministrazione Trump hanno rilasciato dichiarazioni in cui criticano Vw, per quanto sia piuttosto raro negli Usa che un ceo venga sottoposto a procedimento penale per un comportamento dell’azienda da lui amministrata. «Se si tenta di ingannare gli Stati Uniti, allora si pagherà un prezzo pesante», ha commentato Sessions. Ma è vero anche che, negli scandali abbattutisi su Toyota e General Motors, non sono state riscontrate responsabilità individuali. Almeno finora. Pochi dubbi sul fatto che l’accusa a Winterkorn abbia soprattutto un valore simbolico: da cittadino tedesco è improbabile che si recerà negli Stati Uniti per farsi processare, scegliendo di avvalersi della legge sull’estradizione vigente nel suo Paese. Dove, in ogni caso, il manager 70enne è sempre sotto inchiesta per mano delle autorità locali.

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