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Google sfida Amazon nella caccia alle startup

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tecnologia

Google sfida Amazon nella caccia alle startup

Era il giugno del 2015 quando il colosso guidato da Jeff Bezos lanciava il suo Alexa Fund con una dote iniziale di 100 milioni di dollari. L’obiettivo, facilmente intuibile, era il seguente: aprire alle terze parti, startup ovviamente incluse, il proprio assistente virtuale per favorirne la diffusione su scala mondiale. A fine novembre scorso Amazon ufficializzava l’iniezione di ulteriori 100 milioni di dollari per rafforzarne la strategia di espansione e non solo geograficamente, allargando il fronte di utilizzo dei dispositivi intelligenti basati su Alexa (a cominciare dalla famiglia a proprio marchio Echo) dalle case agli hotel, ai negozi e anche agli uffici. Nei primi 30 mesi di attività il fondo ha investito in oltre 30 aziende, di cui un quarto fuori dagli Stati Uniti, come la francese Invoxia. Alle startup, in particolare è rivolto un programma di accelerazione di 13 settimane avviato lo scorso anno a Seattle e poi replicato a Berlino, Tel Aviv e Londra: proprio nella capitale del Regno Unito opera Sensible Objects, specializzata in videogiochi che integreranno Alexa come “add on” per potenziare l’esperienza di intrattenimento.

Sull’intelligenza artificiale, è noto, si sta giocando una partita importante. Lo dicono gli annunci a distanza fra Stati Uniti e Cina, le due “superpotenze” che si giocano la supremazia in questo campo su scala globale, e lo conferma la mossa di inizio maggio di Google. Il gigante californiano ha infatti lanciato un nuovo programma di investimenti dedicato alle startup per ampliare l’ecosistema di sviluppo che ruota intorno al proprio Assistant, il maggiordomo virtuale (sbarcato anche in Italia con i dispositivi Home e Home Mini) che dialoga con tutti gli oggetti connessi della casa. Sono oltre 5mila, solo negli Usa, i prodotti oggi supportati, dalle smart TV ai diffusori wireless per arrivare a termostati e lavatrici.

Al pari di quello di Amazon, il piano di BigG è esplicito: trovare sul mercato idee e tecnologie da integrare in futuro sulle proprie piattaforme, dando vita a nuove soluzioni innovative nell’ambito dei sistemi di riconoscimento vocale e del machine learning. Il programma, in tal senso, verterà su aspetti economici (attraverso finanziamenti di capitale nelle società selezionate) ma anche tecnologici e promozionali, mettendo al centro la collaborazione con le startup anche da un punto di vista strettamente operativo, con l’intervento di ingegneri, sviluppatori e manager a libro paga di Alphabet.

Sono già diverse le startup che hanno aderito al progetto e Google ne segnala pubblicamente quattro: GoMoment, Edwin, BotSociety e Pulse Labs. Che vi sia l’intento di fare la “guerra” ad Amazon e replicare le attività del suo Alexa Fund è abbastanza evidente, anche se quello di Mountain View non è un fondo tradizionale, perchè non prevede un limite alla cifra finanziata e non punta a massimizzare gli investimenti.

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