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Tassi, 300 punti tra Usa ed Europa. Così si ammalò (anni…

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il dilemma dell’investitore

Tassi, 300 punti tra Usa ed Europa. Così si ammalò (anni ’90) il Giappone

Sul fronte tassi il mondo della finanza sta offrendo, giorno dopo giorno, casi scolastici a dir poco clamorosi. Come quello che ha appena visto il Portogallo emettere un bond a 10 anni il cui tasso finale è stato fissato all’1,67%, minimo di tutti i tempi su questa scadenza per Lisbona. Il tutto accadeva mentre sugli schermi del mercato obbligazionario i titoli di Stato Usa di pari durata sfondavano al rialzo la soglia del 3%. Dati alla mano tra i due Paesi ci sono oggi quasi 140 punti di divario. E i bond di Lisbona pagano meno interessi nonostante le agenzie di rating li collochino, a livello di rischiosità, otto gradini più in basso rispetto a quelli Usa (tanta è la distanza che passa tra la “BBB” del Portogallo e la “Tripla A” degli Usa).

Ma non c’è nulla di folle in questo livello di prezzi e tassi accettato dagli investitori. Perché tra le due aree economiche ballano livelli di inflazione (attuali e attesi) profondamente distanti (circa 200 punti base in più per gli Usa). E dato che i bond incorporano anche l’inflazione attesa l’apparente paradosso è presto spiegato.

Ma in senso più lato, confrontando gli Usa con l’Eurozona, l’enorme differenziale di tassi potrebbe rappresentare un problema. Sulla curva a 2 anni i rendimenti degli Usa (2,5%) sono quasi 310 punti più cari di quelli della Germania (-0,58%). Una distanza enorme che graficamente ci riporta indietro a fine anni ’80. Certo, ci sono stati momenti peggiori: a inizio anni ’80 lo spread Usa-Germania superava i 600 punti per poi sprofondare a -530 nel 1992.

I momenti di allineamento delle due aree (quando tassi e inflazione attesa hanno prodotto in sostanza uno spread nullo) non sono stati poi così tanti nelle ultime decadi. Ma quello che preoccupa, lato Europa, in questo momento è cosa si nasconde dietro questo dato, ovvero il fatto che l’Eurozona non riesce a generare da tempo un tasso di inflazione convenzionalmente accettabile (intorno al 2%) e probabilmente sarà ancora così per parecchio.È questo in fondo quello che ci racconta uno spread oggi così alto con gli Usa.

LO SPREAD USA-GERMANIA
Differenza di rendimento dei bond governativi a 2 anni. Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore

Il tutto accade perché la ripresa economica che l’Eurozona sta vivendo non pare così solida e strutturale come quella Usa. La riprova arriva osservando l’indice delle sorprese economiche elaborato da Citigroup. Nell’Eurozona questo indice - che misura la percentuale di dati economici pubblicati superiori alle attese - è recentemente sprofondato a -98%. Ciò vuol dire che negli ultimi mesi la quasi totalità dei dati pubblicati sull’andamento economico dell’area euro sono risultati inferiori alle attese.

Questo è il vero motivo di preoccupazione, sollevato anche dal governatore della Bce Mario Draghi. Preoccupazione che inizia a riflettersi anche sulle manovre di politica monetaria. Se due settimane fa gli investitori davano per scontato (100%) un aumento di 10 basis point del tasso sui depositi (oggi a -0,4%) oggi le probabilità sono scivolate al 75%. Come dire, di questo passo, per la Bce sarà sempre più difficile trovare giustificazioni per alzare i tassi.

L'INDICE DELLE “SORPRESE” ECONOMICHE EUROPEE
L'andamento del Citigroup surprise index nell'Eurozona (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

Di questo passo l’Eurozona sembra più direzionata verso la “sindrome giapponese” (tassi a 0 da 20 anni) che non verso gli Usa. Il che, letto dal lato dell’investitore europeo, vuol dire che sarà costretto a cercare altri lidi (e magari altre valute) per provare a portare a casa un qualche rendimento.

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