Finanza & Mercati

F2i rientra nelle tlc: via a polo di servizi

  • Abbonati
  • Accedi
investimenti

F2i rientra nelle tlc: via a polo di servizi

F2i rientra sulla scena dele tlc con un polo di servizi specializzati per le imprese, dotato di una dorsale in fibra ottica di proprietà che si snoda lungo le autostrade italiane. Si chiamerà Irideos e nascerà ufficialmente dalla fusione, entro fine luglio, delle tre realtà aziendali acquisite dal luglio dell’anno scorso al gennaio di quest’anno: Infracom, McLink e Kpnqwest. Il progetto - che prevede l’aggregazione e il consolidamento di operatori Ict italiani di medie dimensioni, orientati al B2B - è frutto di una collaborazione tra il fondo infrastrutturale italiano (80% di Irideon) e Marguerite (l’altro 20%), che è un fondo europeo creato dalla Cdp italiana con le omologhe francese, tedesca, spagnola, due istituzioni finanziarie polacche e la Bei. A guidare il polo Mauro Maia, ex senior partner di F2i (dove era responsabile degli investimenti nel campo delle tlc e degli aeroporti), mentre alla presidenza c’è Alberto Trondoli, l’ex ad di Metroweb.

«Crediamo ci sia spazio in Italia per operatori focalizzati sui servizi all’impresa, in grado di competere anche con realtà come Telecom e Fastweb», spiega Trondoli. Si parte dalle prime tre aziende che hanno attività complementari e dunque si prestano a essere aggregate (con sinergie stimate nell’ordine di 10 milioni).Infracom offre soluzioni personalizzate a grandi clienti e dispone di una forza vendita diretta. Mclink e Kpnqwest offrono entrambe servizi per pmi, la prima si appoggia a forze vendite indirette e ha prodotti più “standardizzati”. Insomma, spiega Trondoli, si tratta di «un set completo per offrire connettività in banda larga e ultralarga, data center e cybersecurity: l’obiettivo è trasportare, custodire e proteggere i dati del cliente».

I 15mila chilometri di infrastruttura in fibra derivano in gran parte da Infracom e in parte da Mclink (in particolare è coperta l’area metropolitana di Roma) e ci sono oltre 2mila punti d’accesso al backbone di proprietà. Ci sono inoltre 10 data center sparsi sul territorio nazionale, tra i quali l’hub di Caldera che è il più grande Internet exchange point, con operatori italiani e internazionali che cn gli Ott scambiano traffico tra di loro da e verso l’Italia.

A oggi il fatturato aggregato delle tre aziende, che complessivamente contano circa 20mila clienti, è dell’ordine di 160 milioni, con un Ebitda di 30 milioni. Il piano industriale è ancora in via di definizione perchè il perimetro del gruppo è in evoluzione. «Il piano - aggiunge il presidente - prevede ancora crescita nei prossimi anni puntando su soluzioni innovative per le imprese, tendendo conto anche del fatto che le acquisizioni non sono terminate». In particolare si stanno valutando acquisizioni di pmi che operano nel campo della cybersecurity sul quale, dice Trondoli, «Irideos investirà molto». Anche una realtà come Retelit potrebbe interessare, perchè ha asset in fibra complementari e presenza internazionale col cavo che collega Bari all’Estremo Oriente. Le voci di un interessamento non vengono però commentate dato che Retelit è una società quotata e un cambio di controllo comporterebbe un’Opa

Finora sul progetto Irideos sono stati investiti, in termini di equity, 150 milioni. F21, al di fuori di questo progetto, ha ancora disponibilità da investire per circa 2 miliardi che fatica a impiegare (vedi le operazioni sfumate su Inwit e Persidera). La società della rete Telecom in gestazione, se e quando sarà quotata, potrebbe essere il classico investimento per il portafoglio di un fondo infrastrutturale (a patto che prometta un rendimento superiore al 12%). Entrare direttamente in Telecom, come ha fatto recentemente la Cdp, è invece un tema che finora non si è posto. Ma chissà.

© Riproduzione riservata