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Mediobanca, utili a 682 milioni Nagel: nessuna uscita dal patto

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trimestre a gonfie vele

Mediobanca, utili a 682 milioni Nagel: nessuna uscita dal patto

Alberto Nagel (Agf)
Alberto Nagel (Agf)

Alberto Nagel archivia un altro trimestre a gonfie vele alla guida di Mediobanca e non prevede - a oggi - scossoni al patto di sindacato che contempla, a fine anno, una finestra di uscita anticipata, con disdette da inoltrare entro fine settembre. Il patto, che oggi vincola il 28,5% del capitale, si scioglie automaticamente se le quote sindacate sono inferiori al 25%.

I conti

Dunque, il terzo trimestre dell’esercizio che chiude a giugno, ha registrato ricavi record per 630,2 milioni contro i 584,4 milioni dello stesso periodo precedente, con utili netti per 205,6 milioni (rispetto a 195,7 milioni). Nel complesso dei primi nove mesi i ricavi (margine d’intermediazione) sono saliti del 9% a 1,8 miliardi, con un risultato operativo cresciuto del 18,6% a 813,3 milioni, l’utile netto dell’11% a 682 milioni, e il Rote (ritorno sul capitale tangibile) del 10%, mentre il Cet1 è migliorato di cento punti base al 13,9%.

Il margine d’interesse si è incrementato del 6,2% a 1,014 miliardi. Le commissioni sono aumentate del 13,6% a 456,6 milioni, riflettendo anche il maggior apporto dell’area wealth management (+29,2% a 185,4 milioni) che allarga il perimetro con il consolidamento integrale di Banca Esperia e l’acquisizione di Ram.

Il contributo dalle partecipazioni passa nei nove mesi da 194,4 a 204,9 milionil (84 milioni di incremento sono arrivati da Generali nel solo terzo trimestre).

Il piano

Nagel ha sottolineato che i risultati sono «avanti di un anno» rispetto ai target del piano industriale: «Quasi tutti gli obiettivi del terzo anno sono stati già raggiunti e in parte sono stati battuti». E poiché anche il trimestre conclusivo dell’esercizio dovrebbe andare bene, è ragionevole attendersi «un miglioramento del dividendo» nella fascia alta del pay-out che era stato indicato tra il 40% e il 50%.

Il patto

A margine della presentazione dei risultati, l’ad ha precisato che Mediobanca «non ha ricevuto comunicazioni di uscita dal patto» nè da parte di Vincent Bolloré - che, con Financière du Perguet, ha sindacato il 7,86% ed è il secondo maggior azionista dietro UniCredit che detiene l’8,41% - nè da parte di altri soci. In ogni caso - ha assicurato - sia nel caso in cui il patto si sciolga anticipatamente, sia nel caso in cui prosegua fino alla scadenza naturale di fine 2019, «siamo preparati». Da una parte, ha osservato Nagel, «la permanenza del patto almeno fino al 2019 è lo status quo, uno status quo che ha consentito alla banca nella più totale autonomia e indipendenza di fare risultati e di cambiare il proprio modello di business in maniera profonda». Per questo, ha aggiunto, «non possiamo che essere grati agli azionisti stabili che hanno accompagnato questo tipo di percorso». Dall'altra, «l’evoluzione dell’istituto è stata accompagnata da un forte interesse degli investitori istituzionali (che hanno raggiunto una quota complessiva del 45%) e quindi anche lo scenario in cui non vi fosse il patto e vi fosse un azionariato diffuso tra istituzionali e azionisti stabili consentirebbe ugualmente un buon percorso alla banca».

Generali

In Generali, ha commentato l’ad di Mediobanca (primo azionista del Leone col 13%), «vedo una giusta tensione di management e azionisti affinché la società aumenti la redditività, così come sta facendo, e si sviluppi. L'azionariato nel suo complesso è assolutamente allineato da questo punto di vista e in compagnia si sta facendo un ottimo lavoro». «Tutti gli azionisti italiani che oggi sono nel capitale sono azionisti di prestigio che rappresentano il meglio dell’imprenditoria italiana - ha aggiunto- Generali deve sì avere cuore e radici in Italia, ma è nella sua tradizione, e questa tradizione deve essere rafforzata come l'attuale management sta facendo, avere una crescente presenza all'estero che si riflette nell'azionariato». Nagel ha confermato infine l'obiettivo «di scendere al 10%» del capitale di Generali entro giugno dell’anno prossimo. Anche se si tratta di una valutazione d’opportunità e non di un obbligo.

Rcs

Nessun disimpegno da Rcs in vista. «Non abbiamo fretta - ha ribadito l’ad di Mediobanca - Rcs è un’azienda molto importante e di grande prestigio, oggi gestita da un imprenditore particolarmente capace». «Abbiamo più interesse ad accompagnare e sostenere Urbano Cairo, perché è solo all’inizio dell'opera e quindi sicuramente altri risultati arriveranno».

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