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Il BTp Italia supera il test: al debutto domanda sostenuta

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Risparmio

Il BTp Italia supera il test: al debutto domanda sostenuta

Buona la prima. La nuova versione del BTp Italia (la 13esima di una serie inaugurata dal Tesoro nel 2012) ha superato ieri al debutto riservato agli investitori retail il test del mercato. Nel primo dei tre giorni rivolti ai piccoli investitori la domanda ha superato quota 2,3 miliardi di euro. Più nel dettaglio, secondo i dati disponibili sul MoT, gli ordini che fanno capo esclusivamente a piccoli risparmiatori per il BTp Italia si sono attestati a fine giornata a 2,306 miliardi. In totale il numero dei contratti è risultato di poco superiore a 33mila (33.238).

Per avere un parametro di confronto, va detto che nel primo giorno di offerta del precedente BTp Italia con scadenza novembre 2023, le richieste degli investitori retail raggiunsero 2,186 miliardi. Gli ordini hanno battuto nel confronto tra le prime 24 ore quelli dell’edizione precedente nonostante il nuovo prodotto abbia una durata superiore (8 anni) rispetto al titolo piazzato sei mesi fa (6 anni).

Per il Tesoro, il livello di richieste raggiunto ieri è una buona notizia anche perché indica che la domanda dei piccoli investitori, cioè la platea d’elezione per il BTp Italia, non ha sofferto l’allungamento di due anni della vita del titolo, in linea con la strategia complessiva nella gestione del debito che punta sulle scadenze più lunghe per assorbire meglio le oscillazioni. Visto l’interesse, è possibile che i cancelli rimangano aperti anche per tutta la giornata di domani, oltre a quella di oggi già certa in partenza, con l’obiettivo di assorbire tutte le domande: domande che, non essendoci un limite massimo ai titoli in offerta, potranno arrivare anche da chi non prenota entro oggi.

Giovedì mattina arriverà il turno degli investitori istituzionali, e dopo il riparto della loro quota sarà indicato il tasso d’interesse definitivo per la parte fissa del prodotto. Il minimo garantito dall’offerta parla di uno 0,4% reale, ma già ieri (nonostante la calma piatta dello spread con il Bund tedesco) il mercato ha registrato qualche movimento al rialzo, originato dalla dinamica dei tassi Usa: e in quest’ottica non è escluso un ritocco al rialzo anche per la cedola del nuovo BTp Italia.

Ma c’è poi la quota variabile, legata all’inflazione, a integrare la scommessa degli investitori. Le prospettive sull’andamento del costo della vita sono, in fin dei conti, l’elemento chiave per il BTp Italia, il cui rendimento è composto da una parte fissa (stabilita dal Tesoro) e una variabile. A cui va aggiunto lo 0,4% di premio fedeltà per chi mantiene il titolo fino a scadenza. La parte variabile è appunto legata all’andamento, anno dopo anno, dell’inflazione in Italia. Al momento sul mercato secondario i BTp con durata residua di 8 anni (quindi confrontabili con il BTp Italia in corso di emissione) offrono un rendimento dell’1,34%, scontando una break even inflation dello 0,95%.

È questa la soglia chiave che delimiterà l’eventuale convenienza dell’investimento. Se nei prossimi anni l’inflazione volerà sotto questo livello l’acquisto del 13esimo BTp Italia si sarà rilevato poco efficace. Viceversa, risulterà un buon affare per la platea di risparmiatori, evidentemente cassettisti, che puntano a diversificare il proprio portafoglio con uno strumento del genere. Considerando gli ultimi dati sull’inflazione al momento l’ipotesi di una break even inflation allo 0,95% risulta ottimistica dato che l’indice dei prezzi al consumo ha terminato il 2017 allo 0,7% e ad aprile 2018 è calato allo 0,5% su base annua. Ma per i prossimi anni le stime, tanto del governo quanto degli organismi internazionali (Fmi), proiettano l’inflazione oltre l’1%.

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