Finanza & Mercati

Scandalo dei dati, Facebook indaga e sospende 200 app

  • Abbonati
  • Accedi
dopo l’affaire cambridge analytica

Scandalo dei dati, Facebook indaga e sospende 200 app

Sagome del ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, davanti al Campidoglio, a Washington, lo scorso 10 aprile (Ap)
Sagome del ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, davanti al Campidoglio, a Washington, lo scorso 10 aprile (Ap)

Duecento app attive nel social network sospese come parte dell’analisi interna lanciata dopo lo scoppio, a metà marzo, dello scandalo sulla manipolazione delle Presidenziali Usa, di cui è stata protagonista Cambridge Analytica, la società londinese accusata di avere «impropriamente condiviso» i dati di 87 milioni di utenti del social network, ovviamente a loro insaputa. In poche settimane Cambridge Analytica è stata costretta a chiudere, come effetto collaterale dello scandalo. Facebook, nel frattempo, ha avviato una prima scrematura tra migliaia di app che hanno avuto accesso a una vasta mole di dati degli utenti, in particolare prima del 2014, quando le policy del colosso di Menlo Park in materia erano state modificate in senso parzialmente restrittivo.

Le app sospese saranno soggette a «un’inchiesta approfondita per capire se vi sono stati abusi», ha spiegato Ime Archibong, vicepresidente di Facebook per le partnership di prodotto. In caso affermativo le app “incriminate” saranno definitivamente messe al bando dal social network. Gli utenti saranno informati attraverso una notifica. Stando al gruppo guidato da Mark Zuckerberg, l’inchiesta sarà condotta con interviste, audizioni, richieste di informazioni e, se necessario, ispezioni nelle rispettive sedi.

«C’è ancora molto lavoro da fare per individuare le app che potrebbero avere utilizzato nella maniera sbagliata i dati personali degli utenti. Servirà del tempo. Abbiamo nutriti team di esperti interni ed esterniche si stanno impegnando per investigare la materia nel minor tempo possibile», ha precisato Archibong.

Lo scandalo era costato miliardi a Facebook nelle settimane subito seguenti l’esplosione dello scandalo, ma la società fondata e guidata da Mark Zuckerberg, che si è scusato ed ha testimoniato al Congresso, ha recuperato gran parte del terreno grazie ai conti dell’ultimo trimestre, resi pubblici lo scorso 25 aprile, che hanno visto aumentare i profitti del 63% e, come se nulla fosse, anche gli utenti, di ben 70 milioni a 2,2 miliardi. Il titolo Facebook, tornato a 187 dollari e quindi sopra i livelli di metà marzo, da inizio anno ha guadagnato circa il 6% e negli ultimi 12 mesi il 25%.

Non si è esaurita tuttavia, nella Silicon Valley, la scia polemica che ha accompagnato lo scandalo sui dati. L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha colto l’occasione del suo intervento alla Duke University per tornare all’attacco. «Noi respingiamo la scusa che ottenere il massimo dalla tecnologia vuol dire abbandonare il vostro diritto alla privacy - ha detto Cook senza mai nominare il social media o Zuckerberg -. Noi abbiamo scelto di fare le cose diversamente, raccogliendo meno dati possibile e rispettandoli quando sono sotto il nostro controllo perché sappiamo che sono i vostri dati».

© Riproduzione riservata