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Petrolio Brent lanciato verso 80 dollari, Wti al palo: segnale…

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Petrolio Brent lanciato verso 80 dollari, Wti al palo: segnale ribassista?

(Afp)
(Afp)

Mentre il petrolio Brent prosegue la corsa verso quota 80 dollari al barile, il Wti resta al palo: lo spread tra i due riferimenti si è ampliato fino a superare 8 dollari nella seduta di ieri, il massimo da aprile 2015. Non solo. Le quotazioni del greggio americano stanno anche avviandosi verso una situazione di contango, in cui il petrolio per consegna differita costa più caro di quello a pronti (il Brent al contrario è ancora in backwardation).

I fenomeni non sono da sottovalutare, poiché potrebbero preludere a un’inversione di rotta per i mercati petroliferi, impegnati da settimane in un rally che ha portato le quotazioni del greggio ai massimi dal 2014. Il Brent ieri ha aggiornato il record a 79,47 $, salvo poi chiudere a 78,43 $ (+0,3%). Il Wti ha concluso a 71,31 $ (+0,5%). I rincari del Brent stanno già scoraggiando gli acquisti di molte qualità di greggio, prezzate impiegando come riferimento il greggio europeo, a vantaggio delle forniture americane. Il crescente sconto del Wti dovrebbe incoraggiare ulteriormente l’export dagli Usa, ma è probabile che non ci siano grandi margini di crescita.

La debolezza dei prezzi e il contango riflettono anche le difficoltà logistiche con cui si sta scontrando lo shale oil: oleodotti e porti sono inadeguati ad accogliere i flussi di produzione, le raffinerie hanno problemi ad assorbire volumi così importanti di greggio superleggero e a basso contenuto di zolfo. Sul mercato fisico intanto sono già visibili alcuni segnali di debolezza, frutto delle attuali dinamiche dei prezzi. Diversi carichi faticano ad essere piazzati, segnalano fonti Reuters. E c’è un impatto anche sui differenziali: nel Nord Europa all’inizio del mese lo sconto del greggio russo Ural sul Brent è salito ai massimi da 7 anni (-3,80 $), quello del kazakho Cpc Blend ai massimi da 6 anni (-2,90 $).

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