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Fervi, la matricola emiliana sull’Aim per crescere anche…

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Private investigations - analisi di bilancio

Fervi, la matricola emiliana sull’Aim per crescere anche all’estero

(Agf)
(Agf)

Non solo ciliegie. A Vignola c’è anche Fervi, società che opera sin dal 1978 nel settore della fornitura di attrezzature professionali per le officine meccaniche, la falegnameria, i cantieri e il mercato dei professionisti ed hobbisti della manutenzione e riparazione. Fervi ha debuttato all’AIM Italia un po’ in sordina il 27 marzo 2018, e tuttora le quotazioni non si discostano molto dai 15,5 euro del prezzo di collocamento. Ma la società ha alcune caratteristiche accattivanti. L’Ipo è avvenuta interamente tramite aumento di capitale ed il ricavato netto, pari a 7,12 milioni, sarà interamente destinato alla crescita per linee esterne tramite acquisizioni mirate nei Paesi in cui Fervi è già presente: Spagna,

Portogallo, Polonia, Grecia e Paesi dell'ex-Jugoslavia. Inoltre sarà fornito supporto allo sviluppo della controllata Riflex Abrasives, acquisita nel 2015, che produce e vende macchine automatiche di produzione, etichettatura, impacchettamento e test dei dischi lamellari (dischi abrasivi da taglio e sbavo).

Ricavi e margini 2017 in netto aumento e debito su livelli fisiologici L’esercizio 2017 si è chiuso con ricavi in crescita del 3,4% a 22,4 milioni, e molto più sostenuto è stato l’incremento della redditività: l’ebit infatti è balzato del 31,9% a 2,9 milioni e l’utile netto del 45,7% a 1,9 milioni, grazie a oneri finanziari netti pressoché irrilevanti e a una diminuzione del tax rate dal 39,5% al 32,5%. La progressiva integrazione dell’offerta dei prodotti di Riflex nell’ambito del core business del gruppo ha consentito di migliorare il mix produttivo e di contenere i costi operativi. Al 31 dicembre 2017 (quindi prima dell’incasso degli introiti dell’Ipo) Fervi evidenziava un indebitamento finanziario netto di 5,6 milioni, in significativa riduzione rispetto agli 11,9 milioni di fine 2016 grazie alla buona generazione di

cassa operativa. Il rapporto debt/equity a fine 2017 era pari a 0,54 volte, quindi su livelli del tutto fisiologici. E già per l’esercizio 2017 Fervi distribuirà un dividendo agli azionisti pari a 0,15 euro per azione, in pagamento dal prossimo 20 giugno, per un monte dividendi complessivo di 375 mila euro corrispondente a un pay-out del 19,4% sull’utile netto consolidato.

Il gruppo punta ad acquisizioni in Europa e ad ampliare la gamma prodotti
Dietro questa multinazionale tascabile dell’hobbistica c’è l’azionista di riferimento, nonché presidente e amministratore delegato, Roberto Tunioli, che per vent’anni ha guidato il colosso bolognese dei lettori di codici a barre Datalogic ed ha rilevato Fervi nel 2011 insieme al vicepresidente Roberto Megna, con l’obiettivo di portare la società in Borsa. C’è riuscito. Ora la sfida di Fervi è di farsi strada nel mondo delle forniture di utensileria (settore peraltro molto frammentato eccezion fatta per alcune multinazionali), di internazionalizzarsi sempre più (attualmente circa il 78% del giro d’affari viene generato in Italia) e di ampliare ulteriormente la gamma prodotti, che conta peraltro già 6.871 diverse referenze a catalogo. Il flottante di Fervi è relativamente ridotto (19,89%, un po’ inferiore alla media delle società quotate all’Aim Italia), e forse anche per questo la società non ha finora ricevuto grande attenzione da parte del mercato. Ma meriterebbe una seconda occhiata.

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