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BTp, la cura-Draghi garantisce due anni di tregua sui tassi

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LE EMISSIONI DI DEBITO

BTp, la cura-Draghi garantisce due anni di tregua sui tassi

Qualche «spicciolo» al Tesoro italiano le turbolenze sui mercati finanziari innescate dalle tensioni che circondano la formazione del nuovo Governo a guida Movimento 5 Stelle-Lega sono già costate. Il Tesoro ha dovuto aumentare di 15 centesimi (da 0,40% a 0,55%) il tasso minimo reale garantito del nuovo BTp Italia il cui collocamento si è chiuso proprio ieri: un ritocco che, se proiettato nell’arco degli 8 anni di durata del titolo e per i 7,7 miliardi di euro collocati, vale appunto circa 92 milioni di euro da versare in più rispetto a quanto si sarebbe dovuto spendere se le condizioni fossero rimaste invariate rispetto a venerdì scorso quando era stato originariamente fissato il tasso.

Il cappuccino di oggi... un avvertimento per il futuro
Certo, parte di questo denaro (più della metà) rientrerà nelle tasche delle famiglie italiane che hanno sottoscritto una fetta rilevante (oltre 4 miliardi) di questa emissione. E non si tratta neppure di una grande cifra in fondo: se divisa per i 60 milioni di italiani equivarrebbe al costo di appena un cappuccino a testa. La circostanza offre però un esempio neppure tanto velato di cosa potrebbe accadere in futuro qualora le politiche del nuovo Governo dovessero creare scompiglio fra gli investitori, che detengono una quota ancora non indifferente, quasi un terzo, dei nostri titoli di Stato e che soprattutto muovono i listini finanziari.

La buona notizia, sotto questo aspetto, è che la gestione attenta del debito da parte del Tesoro e soprattutto l’abbattimento dei tassi di interesse favorito dalle politiche monetarie ultra-espansive di quella Banca centrale europea spesso additata dai nostri politici potrebbero metterci al riparo da eccessivi rischi, impedendo un avvitamento al rialzo del costo del debito anche in caso di comportamento particolarmente avverso dei mercati. La conferma arriva dagli analisti di UniCredit Research, che hanno fatto il punto della situazione sul funding del Tesoro ed effettuato una sorta di «stress test» ipotizzando diversi scenari di aumento della tensione rispetto al livello attuale e arrivando alla conclusione che, anche nella situazione peggiore immaginabile, il costo del debito italiano è destinato ancora a diminuire quest’anno e pure il prossimo.

Condizioni ancora favorevoli
La chiave di questa discesa è il fatto che, a meno di bufere al momento imprevedibili e che non ci si augura, l’Italia continuerà a emettere nuovo debito a tassi inferiori rispetto alle cedole dei titoli che progressivamente andranno in scadenza. Fino a oggi, nel momento in cui il Ministero delle Finanze ha già completato più del 50% del programma previsto nel 2018, il costo complessivo di rifinanziamento sopportato da inizio anno è pari allo 0,68%, lo stesso livello realizzato nell’intero anno precedente e di poco superiore ai minimi storici del 2016 (0,55%).

“«Anche in caso di incremento aggressivo dei rendimenti del BTp il costo di finanziamento 2018 dovrebbe mantenersi inferiore all’1%»”

Chiara Cremonesi, UniCredit  

Questo costo è destinato verosimilmente ad aumentare da qui a fine 2018, ma non in modo drammatico. «Anche se si verificasse un incremento aggressivo dei rendimenti del BTp per il resto di questo anno - assicura Chiara Cremonesi, strategist sul reddito fisso di UniCredit - il costo di finanziamento dovrebbe mantenersi inferiore all’1% contribuendo a un’ulteriore riduzione del costo complessivo del debito italiano». Soltanto nello scenario peggiore contemplato dall’analista, ovvero un rialzo dell’1% dei rendimenti su tutte le scadenze, l’esborso dovrebbe infatti salire all’1,08% nel complesso e all’1,65% se ci si riferisce ai soli titoli a media e lunga durata, per mantenersi comunque inferiore al 2,31% dei titoli in scadenza quest’anno e che si vanno idealmente a rimpiazzare nelle aste.

LO STRESS TEST SUL DEBITO ITALIANO

Nelle altre ipotesi meno penalizzanti formulate da UniCredit - tassi invariati rispetto ai livelli attuali oppure in salita di 20 punti base sulle scadenze brevi e 100 su quelle lunghe - il costo del finanziamento del Tesoro sarebbe a maggior ragione ancora più limitato (rispettivamente 0,56% e 0,77%) nel 2018, ma il dato ancora più confortante è che questa situazione potrebbe protrarsi anche nel 2019 e oltre, visto che molto probabilmente si continuerà a emettere nuovi titoli a tassi inferiori rispetto a quelli in scadenza.

IL COSTO DEL DEBITO IN SCADENZA
Dati in %. Fonte: Bloomberg, UniCredit Research

In questo modo l’Italia sarebbe in grado di sostituire i titoli che giungono via via a scadenza con altri di rendimento inferiore e di ridurre così il costo del debito a medio-lungo termine (che al momento staziona al di sotto del 3%, in discesa dal 4% del 2012) quest’anno e presumibilmente anche il prossimo. Annullare la dote acquisita soprattutto in virtù delle politiche monetarie favorevoli attuate negli ultimi anni sarà per fortuna complicato.

twitter.com/maxcellino

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