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Vaticano: «Tassare le transazioni offshore per combattere la fame nel…

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Documento su finanza ed economia

Vaticano: «Tassare le transazioni offshore per combattere la fame nel mondo»

È un passaggio, verso la fine del lungo documento, quasi un inciso. È lì che la Santa Sede ipotizza «una minima tassa sulle transazioni compiute offshore per risolvere buona parte del problema della fame nel mondo: perché non intraprendere con coraggio la via di una simile iniziativa?». Un'ipotetica tassa sull'offshore, che andrebbe oltre la più nota Tobin Tax (sarebbe chiamata “Francesco Tax”?) di forte impatto sia economico che di freno agli eccessi della speculazione, che mette in ginocchio interi paesi poveri e spesso impoverisce larghe fasce della popolazioni di quelli più ricchi.

L'idea emerge dal documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” scritto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e presentato oggi dal cardinale Peter Turkson e dall'arcivescovo Luis Ladaria, gli ecclesiastici a capo dei due ministeri. In particolare è la prima volta nella storia della Chiesa che l'ex Sant'Uffizio si occupa di questioni economiche e finanziarie: è la riprova di quanto questo tema sia centrale nella pastorale (e nella dottrina, a questo punto) di papa Francesco, che ha sottoscritto il documento, che a questo punto diventa una summa del suo pensiero sul tema, già da lui affrontato in Evangelii Gaudium (2013) e Laudato Si' (2015).

La centralità dell'uomo rispetto al denaro e ai mezzi di produzione e la ricerca del bene comune attraverso solidarietà e sussidiarietà si conferma il punto di fuga della “dottrina Bergoglio” – in continuità con Ratzinger e in parte con Wojtyla - testimoniata anche dalla recente nascita della Fondazione Quadragesimo Anno la cui missione è applicare “rating economici” ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Il documento presentato oggi – anche dall'economista Leonardo Becchetti, uno dei più impegnati su questo fronte e coautore del lavoro – spazia dalle cause della crisi all'analisi delle aree di maggior crisi, fino al delicato problema del debito pubblico dei paesi, per il contrasto del quale la Santa Sede arriva – un po' coma la Ue, la Bce e il Fmi – a sollecitare «riforme strutturali».

Spesso il potere politico è succube di quello finanziario
«La recente crisi finanziaria poteva essere l'occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell'attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzandone il servizio all'economia reale. Sebbene siano stati intrapresi molti sforzi positivi, a vari livelli, che vanno riconosciuti e apprezzati, non c'è stata però una reazione che abbia portato a ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. Anzi, pare talvolta ritornare in auge un egoismo miope e limitato al corto termine che, prescindendo dal bene comune, esclude dai suoi orizzonti la preoccupazione non solo di creare ma anche di diffondere ricchezza e di eliminare le disuguaglianze, oggi così pronunciate». Oggi «è sempre più facile scorgere come, di fronte al crescente e pervasivo potere di importanti agenti e grandi networks economico-finanziari, coloro che sarebbero deputati all'esercizio del potere politico, spesso disorientati e resi impotenti dalla sovranazionalità di quegli agenti e dalla volatilità dei capitali da questi gestiti, faticano nel rispondere alla loro originaria vocazione di servitori del bene comune, e accade anche che si trasformino in soggetti ancillari di interessi estranei a quel bene».

I rischi della supremazia dei mercati finanziari
«È evidente che quel potente propulsore dell'economia che sono i mercati non è in grado di regolarsi da sé: infatti essi non sanno né produrre quei presupposti che ne consentono il regolare svolgimento (coesione sociale, onestà, fiducia, sicurezza, leggi...), né correggere quegli effetti e quelle esternalità che risultano nocivi alla società umana (disuguaglianze, asimmetrie, degrado ambientale, insicurezza sociale, frodi…). Inoltre, al di là del fatto che molti suoi operatori siano singolarmente animati da buone e rette intenzioni, non è possibile ignorare che oggi l'industria finanziaria, a causa della sua pervasività e della sua inevitabile capacità di condizionare e – in un certo senso – di dominare l'economia reale, è un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali». Per il Vaticano «commercializzare alcuni strumenti finanziari, di per sé leciti, in una situazione di asimmetria, approfittando delle lacune cognitive o della debolezza contrattuale di una delle controparti, costituisce di per sé una violazione della debita correttezza relazionale ed è già una grave infrazione dal punto di vista etico». Certamente «la finanziarizzazione del mondo imprenditoriale, consentendo alle imprese di accedere al denaro mediante l'ingresso nel mondo della libera contrattazione della borsa, è di per sé positivo. Tale fenomeno, tuttavia, rischia oggi di accentuare anche una cattiva finanziarizzazione dell'economia, facendo sì che la ricchezza virtuale, concentrandosi soprattutto in transazioni caratterizzate dal mero intento speculativo ed in negoziazioni ad alta frequenza (high frequency trading), attiri a sé eccessive quantità di capitali, sottraendoli in tal modo ai circuiti virtuosi dell'economia reale».

La funzione sociale del credito
Il documento si sofferma sulla «insostituibile funzione sociale del credito, la cui prestazione incombe in primo luogo ad abilitati ed affidabili intermediatori finanziari. In questo ambito, appare chiaro che applicare tassi d'interesse eccessivamente elevati, di fatto non sostenibili dai soggetti prenditori di fondi, rappresenta un'operazione non solo illegittima sotto il profilo etico ma anche disfunzionale alla sanità del sistema economico. Da sempre, simili pratiche, nonché comportamenti di fatto usurari, sono stati avvertiti dalla coscienza umana come iniqui e dal sistema economico come avversi al suo buon funzionamento». Insomma, l'attività finanziaria rivela la sua primaria vocazione di servizio all'economia reale, chiamata com'è a creare valore, con mezzi moralmente leciti, ed a favorire una smobilitazione dei capitali allo scopo di generare una circolarità virtuosa di ricchezza: «Assai positive in tal senso, e da favorire, sono realtà quali il credito cooperativo, il microcredito, così come il credito pubblico a servizio delle famiglie, delle imprese, delle comunità locali e il credito di aiuto ai Paesi in via di sviluppo».

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