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Telecom debole dopo trimestrale e indicazioni dell'ad Genish

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Telecom debole dopo trimestrale e indicazioni dell'ad Genish

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Telecom Italia debole a Piazza Affari, dopo la diffusione dei conti del primo trimestre e della conference call. Ormai dal picco del 10 aprile di 0,88 euro (quello toccato poco dopo le notizie dell'ingresso nel capitale della società da parte del fondo Elliott e di Cdp), le azioni della compagnia hanno lasciato sul parterre quasi il 15% del proprio valore.
Ieri gli investitori più speculativi sono rimasti delusi, visto che è emerso chiaramente che nell'immediato non si profila nessuna operazione di spezzatino. Non solo. La compagnia di tlc continuerà a implementare il piano ideato dall’amministratore delegato, Amos Genish, e già presentato lo scorso marzo. Insomma chi nelle scorse settimane aveva scommesso in una guerra in cda tra i nuovi membri nominati dal fondo Eliott e i rappresentanti di Vivendi è rimasto deluso, visto che Genish in conference call ha tratto spunto per rimarcare di avere il sostegno di tutto il cda per portare avanti la realizzazione del suo piano, che non prevede rilevanti operazioni straordinarie. Il manager ha aperto alla possibilità di una quotazione della rete, ma sottolineando che la società di servizi rimarrà la controllante. Tra l'altro, ha detto ancora Genish, il processo di separazione sta andando avanti ed è stato notificato alle autorità. L’unico asset del gruppo che potrebbe essere ceduto è Sparkle, anche se di fatto i possibili veti del Governo, esercitati attraverso la Golden Power, rendono difficile tale prospettiva. Quindi in vista non ci sono vendite né di Inwit né del Brasile. Sulla controllata carioca, tra l’altro, Genish è stato perentorio, sottolineando che è un’azienda troppo redditizia per essere ceduta. Al limite, se si apriranno le danze del consolidamento, potranno essere valutate operazioni, ma con estrema attenzione: di sicuro, ha chiarito il ceo, non dovranno impattare negativamente sulla capacità di generare cassa da parte della società e di distribuire dividendi alla controllante.
In conference call, gli analisti hanno chiesto con una certa insistenza quali nuovi equilibri che si siano creati all’interno del board, nominato dall’assemblea di inizio maggio. Ma Genish ha sottolineato che tutto procede nel migliore dei modi. «C’è stato un confronto sulla strategia e sulle varie politiche del gruppo. Ma penso sia stato un ottimo inizio», ha dichiarato, difendendo dalle critiche (su eventuali conflitti di interesse per la sua precedente posizione di ceo di Enel, ndr) anche il presidente Fulvio Conti (nominato dal fondo Elliott). Nel lungo periodo, ha comunque dichiarato, «il piano dovrà essere sostenuto dall'assemblea dei soci, come già avvenuto in passato e come ha dichiarato anche il presidente consiglio di amministrazione oltre che il consiglio stesso». E a tal proposito proprio ieri Vivendi si è subito fatta sentire, manifestando preoccupazione per la nuova governance. «Il rischio di smantellamento e di una governance che non tenesse abbastanza in conto gli interessi degli azionisti potrebbe indurre Vivendi, come prevede la legge, a chiedere la convocazione di un'assemblea per proporre un rimaneggiamento del consiglio di amministrazione», ha indicato il gruppo transalpino.
Quanto ai conti, Genish ha ammesso che il cambio di fatturazione da 28 a 30 giorni ha impattato negativamente nei primi mesi del 2018 e continuerà a farlo soprattutto nel terzo trimestre. D’altra parte man mano che il piano industriale sarà implementato la società trarrà beneficio dalla nuova strategia che prevede un severo taglio dei costi. Proprio ieri il gruppo ha avviato le procedure per la Cigs, con esuberi quantificati in circa 4mila posti, mentre e' ancora aperto il confronto icon i sindacati.
Gli analisti di Equita, alla luce delle indicazioni emerse ieri, hanno di nuovo confermato la raccomandazione di ‘Buy’ sulle azioni, confermando le stime per fine anno, che mettono in conto ricavi in calo a 19,2 miliardi (dai 19,8 dell’anno scorso) e un utile netto in risalita a 1,5 miliardi (da 1,2 miliardi). In più secondo gli analisti «la nuova governance del gruppo e i progressi sul fronte della separazione legale possono essere di supporto al titolo».
Anche un’altra primaria sim milanese conferma la raccomandazione di 'Buy'.
Infine rimangono sullo sfondo i rumor su nuovi ingressi nel capitale. Voci che comunque non hanno avuto impatto in Borsa. Nei giorni scorsi sono circolate indiscrezioni in base alle quali Vittorio Colao, dopo l’uscita da Vodafone nel prossimo autunno, potrebbe organizzare una cordata di fondi per entrare nel capitale della compagnia, magari rilevando anche parte delle azioni in mano al fondo Elliott.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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