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Solare italiano, una torta da 1,8 miliardi che fa gola ai big

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energia e business

Solare italiano, una torta da 1,8 miliardi che fa gola ai big

Sprint finale per il consolidamento sul solare italiano con i principali big del settore energetico pronti a darsi battaglia per aggiudicarsi le ultime «prede» rimaste sul mercato.

Se infatti la maxi asta per gli asset fotovoltaici di Rtr, 332 MW messi in vendita da Terra Firma, è ormai entrata nel vivo – con esclusioni e ritiri eccellenti dopo il primo round di offerte – nella pipeline delle cessioni c’è già un altro pacchetto consistente, forse l’ultimo per chi vuole fare massa critica nel solare tricolore.

A metterlo in vendita, secondo quanto risulta, è il fondo infrastrutturale Glennmont Partners, specializzato sugli investimenti in energia «verde». Dal 2007 a oggi ha puntato oltre 1,5 miliardi di euro in asset rinnovabili in tutta Europa: in Italia controlla oltre 330 MW di impianti eolici e quasi 90 MW di fotovoltaico tra Montalto di Castro, Pisa e Rovigo. La procedura di cessione, che per Glennmont vede come advisor Rothschild e lo studio legale Orrick, è appena partita e il dossier, secondo alcune stime di mercato, potrebbe valere oltre 300 milioni di euro.

LA FOTOGRAFIA

La tabella di marcia prevista dal fondo infrastrutturale (ex costola di Bnp Paribas) si integra perfettamente con l’altra grande partita sul solare che si sta giocando in questi mesi in Italia, ovvero quella su Rtr. Qui i giochi sono già partiti da qualche mese e logica vuole che, chi resterà fuori o preferirà passare la mano (vista anche la diversa dimensione del pacchetto in vendita, quasi quattro volte tanto, per una valorizzazione che potrebbe arrivare a 1,5 miliardi per Rtr), potrà cercare di rifarsi con gli impianti messi in vendita da Glennmont. Uno di questi soggetti potrebbe essere Erg che non sarebbe passata alla seconda fase della procedura svolta da Terra Firma così come il fondo canadese Aimco. Avanti invece gli altri big, a partire da EF Solare Italia, joint-venture paritetica tra Enel Green Power ed F2i, data come molto attiva sul dossier in cui è assistita da Barclays. Ad oggi Enel-F2i possono contare già su una capacità installata nel solare che sfiora i 400 MW e aggiudicarsi Rtr significherebbe non solo avvicinare il target industriale di 1 GW, ma anche acquisire una leadership indiscussa e incolmabile sul mercato italiano.

Tra gli altri soggetti selezionati, come riportato dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi, ci sarebbero anche Tages, Sonnedix, A2A e l’Eni, che agirebbe in cordata con l’utility qatarina Nebras Power, che fa comunque riferimento a Qatar Holding. Alcune indiscrezioni parlano anche di una proposta non vincolante presentata da China Nuclear. Ora l’obiettivo di Terra Firma sarebbe quello di ricevere le offerte vincolanti entro metà luglio ma è plausibile che, data la complessità del pacchetto messo in vendita (132 impianti di proprietà sono di varie dimensioni, distribuiti capillarmente in oltre cento municipalità, dal Friuli alla Sicilia), l’incedere dell’estate e la necessità di una due diligence comunque approfondita, il tutto possa slittare in autunno.

Intanto, come detto, procederà in parallelo la procedura sugli asset di Glennmont, che si annuncia altrettanto agguerrita e dove Erg potrebbe essere in prima fila visto che, proprio lo scorso novembre, ha rilevato asset solari di dimensioni simili da Forvei (89 MW). Del resto, con la mancanza di gare per nuovi incentivi e l’oggettiva scarsità di spazi fisici per costruire altri impianti fotovoltaici, è logico che si scaldi in questo modo il «mercato secondario» di questi asset. Anche perché il rendimento è buono (sfiora il 10% di Irr), il costo dei finanziamenti è ai minimi storici e la Strategia Energetica Nazionale appena approvata parla di un futuro «merchant» per le rinnovabili, cioè che stiano in piedi anche senza incentivi. Tutti elementi che conferiscono ai siti attualmente sul mercato un valore intrinseco che va ben oltre la vita utile dell’impianto, anche in un'ottica di repowering.

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