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Rischio politico, riscatti record dai fondi azionari

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380 milioni $ in una settimana

Rischio politico, riscatti record dai fondi azionari

Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana a Milano (Ansa)
Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana a Milano (Ansa)

Riscatti settimanali record per i fondi azionari italiani. Nel corso dell’ultima settimana, caratterizzata da tensioni anomale sullo spread e sulla Borsa per via delle incognite sull’agenda del nuovo governo di stampo sovranista, gli investitori hanno riscattato 380 milioni di dollari netti dai fondi azionari che investono sul mercato italiano. Un record assoluto secondo Epfr Global, società che monitora settimanalmente l’andamento dei flussi di capitale nell’industria dei fondi. «Nel programma della coalizione che si prepara ad andare al governo - si legge nella nota a commento dei dati settimanali - ci sono sgravi fiscali, un aumento della spesa pubblica e la promessa di smantellare le riforme fatte in tema di lavoro e pensioni. Un mix il cui effetto sarà quasi certamente un aumento del deficit che porterà il Paese allo scontro diretto con l’Unione europea e i partner che fanno parte dell’unione monetaria».

Secondo Epfr global l’incertezza sulla situazione politica italiana ha alimentato un deflusso di capitali dall’Europa. I fondi azionari che investono nel Vecchio Continente hanno registrato riscatti netti per 2,5 miliardi di dollari mentre i fondi obbligazionari hanno archiviato la settimana con un saldo negativo di 1,9 miliardi di dollari.

I deflussi dalla Borsa italiana erano cominciati da tempo anche se finora non si era vista una significativa correzione di rotta di Piazza Affari che tutt’ora rimane la miglior Borsa in Europa da inizio anno con un rialzo del 4 per cento. È vero in ogni caso che il vantaggio accumulato dal listino milanese si è rapidamente ridimensionato negli ultimi dieci giorni. Dai massimi del 7 maggio l’indice Ftse Mib ha perso oltre il 9 per cento del suo valore. Qualcosa come 37 miliardi di euro di capitalizzazione in fumo nel giro di 14 sedute. Una flessione che ha colpito soprattutto il comparto più rappresentativo: quello delle banche.

L’indice settoriale dai massimi di un mese fa ha perso oltre 16 punti percentuali. Una flessione che ha azzerato in un colpo tutto il guadagno messo a segno dal settore da inizio anno. E dire che il 2018 era partito decisamente bene per il settore bancario. Per anni il comparto creditizio e quello petrolifero, i più rappresentativi in termini di capitalizzazione, avevano influenzato negativamente la performance di Piazza Affari. Le banche per via delle maxi-svalutazioni sui crediti deteriorati costate oltre 40 miliardi di euro di perdite tra il 2012 e il 2016. L’Oil&Gas per le conseguenze della svalutazione petrolifera tra il 2015 e il 2016. Questo trend si è nettamente invertito nel 2017. Le società del Ftse Mib hanno infatti archiviato il loro miglior anno dallo scoppio della crisi registrando utili aggregati per oltre 42 miliardi di euro. Un recupero che ha visto le banche dare un contributo decisivo di ben 17 miliardi di utili aggregati.

Questa spinta positiva della ripresa degli utili rischia tuttavia di essere compromessa dalle tensioni sullo spread. Gli istituti di credito, insieme alla Bce, sono i principali detentori del debito pubblico italiano ed è per via di questo legame che le banche sono state bersagliate dagli speculatori al pari di BoT e BTp. Sul tema bancario in ogni caso l’agenda del prossimo governo presenta molti elementi di incertezza (dal rimborso dei risparmiatori al bail-in passando per il ruolo di Mps) e questo ha alimentato tensioni che si sono scaricate, oltre che sulle azioni, anche sui bond delle banche italiane. A partire da quelli emessi dalla più fragile: il Monte dei Paschi di Siena. La banca salvata dal fallimento grazie all’intervento dello Stato ha emesso a gennaio di quest’anno un bond subordinato per un controvalore di 750 milioni di euro. Sui mercati secondari quest’obbligazione ieri trattava all’89% del suo valore nominale. Secondo Andrew Fraser di Aberdeen Standard Investments l’incertezza politica rischia di pesare sul futuro della banca che si appresta a fare una delicata cartolarizzazione di crediti deteriorati per un controvalore di 24 miliardi di euro.

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