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Dubai riaccende il risiko bancario in Europa

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FINANZA ARABA

Dubai riaccende il risiko bancario in Europa

Riparte il risiko delle banche in Europa. E riparte dal Golfo Persico, che torna a fare shopping di istituti di credito. Stavolta è toccato a Dubai piazzare una pedina strategica nello scacchiere bancario dell’Europa, stretta tra i populismi e la zavorra degli Npl: Emirates NBD, la più grande banca della Las Vegas del Golfo,conquista Denizbank, la quinta banca privata della Turchia ma da tempo finita nell’orbita di Mosca. Nel 2012 Denizbank era stata comprata da Sberbank, la più grande banca russa e di proprietà dello Stato.

Ora i russi hanno deciso di fare cassa e vendere la banca che era il loro più grosso investimento bancario all’estero; la nuova strategia di Mosca è sfoltire le attività straniere per concentrarsi sul mercato interno. Emirates paga 3,2 miliardi di dollari per un istituto che ha attività pari a 37 miliardi e 751 filiali, di cui 43 fuori dalla Turchia.

Nei mesi scorsi il capo di Denizbank, Hakan Ates, aveva dovuto bussare fino alla porta del presidente turco Tayyip Erdogan e altri importanti funzionari statali per avere il via libera alla vendita. All’epoca le relazioni tra la Turchia e gli Emirati erano sotto tensione, per via dell’appoggio di Ankara al Qatar, il paese isolato dagli altri cugini del Golfo, ma la soluzione a metà strada è arrivata dallo “statuto” del paese arabo: sono una federazione di emirati e dunque le frizioni erano con l’emirato di Abu Dhabi, capitale politica e non con l’emirato di Dubai, centro commerciale e finanziario del paese. Sofismi diplomatici a parte, acquisendo Denizbank la Emirates NBD diventa una delle banche principali del Golfo Persico, spaziando da Singapore all’Egitto fino al Regno Unito, e allunga il suo raggio di azione fino al Nord Africa, tutto il Medio Oriente e, soprattutto, la Turchia. Turchia infatti vuol dire la porta dell’Europa.

La mossa ha dunque una doppia valenza: rafforza Dubai nei confronti della cugina, ma sempre in competizione, Abu Dhabi: uscita dalla crisi immobiliare del 2008 rilanciandosi come la meta più «trendy» del turismo globale, Dubai cerca anche una diversficazione economica e un ruolo politico nella confederazione investendo in attività con un alto peso specifico: banche e finanza sono in cima alla lista (la Borsa di Dubai è stata azionista fino a 3 anni fa del London Stock Exchange, che controlla anche Borsa Italiana). Oltre che ribilanciare pesi e contrappesi interni al paese, l’acquisto di Denizbank aumenta la ragnatela del Golfo Persico in Europa: è un ulteriore tassello nel domino geopolitico, altra pedina sullo scacchiere mondiale degli emiri. Le banche sono il fulcro dell’economia, hanno in mano le leve di un paese, un centro di potere dunque. Con Abu Dhabi azionista forte di Unicredit, tramite il fondo sovrano Mubadala, ora anche Dubai ha il suo avamposto in Europa.

Alle due banche, si aggiungono anche le partecipazioni del Qatar, il più ghiotto investitore in banche europee del Golgo Persico: ha il 6% di Deutsche Bank; quote nel Credit Suisse e Barclays (salvata con un maxi-prestito da 12 miliardi di sterline).

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