Tecnologia

Il futuro in banca riparte da Fabrick, piattaforma collaborativa e aperta

  • Abbonati
  • Accedi
lanciata dal gruppo sella

Il futuro in banca riparte da Fabrick, piattaforma collaborativa e aperta

AMSTERDAM - La banca del futuro sarà una piattaforma collaborativa e aperta all'insegna di un modello di “bank as a service” in grado di soddisfare in maniera semplice e rapida le esigenze del cliente. Neanche Steve Wozniak, l'iconico fondatore della Apple, ha dubbi che l'apertura sarà l'elemento decisivo, accodandosi a innovatori e manager del mondo finanziario riuniti a Money 2020, il più accreditato appuntamento europeo dedicato alla banca del futuro.
In questa cornice è stata lanciata Fabrick, l'iniziativa nata in seno al Gruppo Sella, che punta a creare un modello collaborativo e aperto, tra banche, fintech e terze parti, attorno a cui sviluppare la nuova competizione-collaborazione tra banche e servizi finanziari, alla base del nuovo scenario concorrenziale avviato dalla direttiva Psd2. Attorno a Fabrick nasce un ecosistema aperto a tutti i soggetti interessati per condividere tecnologie, servizi e competenze all'insegna della nuova logica di open banking.

«È finita l'epoca dei servizi monolitici in cui la banca offre da sola tutti i prodotti tradizionali - sostiene il Ceo di Fabrick, Paolo Zaccardi -: il nuovo modo di fare banca si fonda sull'apertura alla collaborazione a terze parti, al fintech, agli operatori big tech e, perché no?, anche agli attori tradizionali concorrenti e alle assicurazioni, in modo da poter creare servizi a valore aggiunto per il consumatore finale, che deve essere rimesso al centro del mercato».

«Si tratta di una vera piattaforma, un ecosistema aperto dove tutti possono aggiungere e ricevere valore», gli fa eco Pietro Sella, Ceo di Gruppo Sella, che di Fabrick è l'artefice e il principale partner. Ma la nuova società è “open” a partecipazioni anche in termini di capitale, che a oggi fa capo allo stesso gruppo e, per un piccola parte, ai manager di prima linea.

La piattaforma funziona quindi da infrastruttura abilitante ai servizi bancari che vanno oltre la semplice compliance della Psd2: dai pagamenti alla supply chain finance, dallo smart banking all'aggregazione di conti, dallo split payment ai servizi d'investimento, sono un centinaio le Api già presenti dentro la piattaforma, ereditate da Banca Sella, che si andranno ad arricchire con la collaborazione dei partner. Blender, startup fintech attiva nel peer to peer lending, mette a disposizione Api specifiche per antifrode e profilazione del cliente, mentre Tim sposa il modello di smart banking di Hype inserendo una carta prepagata all'interno della sua app Tim Personal: «In soli sei mesi abbiamo una soluzione mobile completa: è il primo passo nel mobile banking», afferma Andrea Sinapi, head New digital services di Tim.

Ma il concetto di ecosistema aperto si rivolge potenzialmente anche a concorrenti bancari: «Le banche devono passare da un'organizzazione orientata sui prodotti a una focalizzata sui servizi: a vincere saranno quegli attori in grado di creare una piattaforma collaborativa e aperta», afferma Demetrio Migliorati, head of Innovation di Banca Mediolanum.

A fronte di un investimento di 40 milioni di euro, l'obiettivo, ambizioso, è di arrivare a 30 milioni di fatturato entro fine anno, grazie a un sistema che comprende una cinquantina di società tra fintech e corporate con un totale di 270 persone. Il modello di business? È legato alle diverse componenti: in caso di semplice abilitazione di transazioni si va sul pay per use, mentre l'utilizzo di Api e servizi a valore aggiunto viene ripagato mediante revenue sharing.

La strada dell'open banking sembra ormai irrinunciabile per il settore finanziario, ma le difficoltà non mancano: secondo un focus group di Deloitte, il 90% dei banchieri interpellati pensa che sia un'opportunità di business da sfruttare, ma poi se pensano al fintech un terzo teme che rappresenti una minaccia. In grande maggioranza sono convinti che la collaborazione sia un valore, ma meno della metà si dice pronto.

Per Zaccardi «quella dell'ecosistema aperto e collaborativo, anche a livello internazionale, è una sfida culturale prima ancora che di business: il valore nasce nasce dalla possibilità di raggiungere la clientela con servizi ad alto valore aggiunto, anche grazie alla partnership con attori che affrontano al meglio un singolo problema, sia pur limitato».

© Riproduzione riservata