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Borse caute, occhi sulla Bce. Spread a quota 256, euro torna a 1,18 dollari

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Seduta senza troppi scossoni per le Borse europee che si sono concentrate sulla strategia monetaria della Banca centrale europea, mettendo per il momento da parte le valutazioni sulla situazione politica in Italia e Spagna, dove i nuovi Governi sono ora attesi alla prova dei fatti. Milano, che era partita in aumento dell'1% circa e ha poi perso progressivamente quota, ha chiuso in calo dello 0,18%, Parigi è scesa dello 0,08% e Francoforte dello 0,14%, penalizzata dal dato deludente sugli ordini industriali. In rialzo Madrid (+0,38%), Londra attorno alla parità. L'attenzione è già tutta su Francoforte: il 14 giugno si riunisce il consiglio della Bce e da vari rappresentanti dell'Eurotower è arrivata la sostanziale conferma del fatto che si inizierà a parlare della riduzione degli acquisti di asset. Secondo gli analisti non ci sarà ancora un annuncio ufficiale sulla fine del Qe e le attese sono per una graduale riduzione degli acquisti di asset a partire da settembre fino ad azzerarli per fine anno, con un primo rialzo dei tassi atteso a metà 2019. Le notizie hanno portato a un forte aumento del rendimento del Bund, con lo spread BTp/Bund in area 250 punti (256 punti alla chiusura con rendimento sopra il 3%).

Occhi puntati sulla Bce, si ragiona sulla fine del Qe
L'attenzione è tutta su Francoforte: il 14 si riunisce il consiglio della Bce e dopo le indiscrezioni sono arrivate ieri le sostanziali conferme di diversi membri della Bce (Praet, Weidmann e Knot) del fatto che si inizierà a parlare della riduzione degli acquisti di asset. Secondo gli analisti di Unicredit non ci sarà ancora comunque un annuncio ufficiale e le attese sono per una graduale riduzione degli acquisti di asset a partire da settembre fino ad azzerarli per fine anno, con un primo rialzo dei tassi atteso a metà 2019. Per gli esperti di Mps Capital Services «non è ancora ben chiaro se Draghi riuscirà a giocarsi uno dei pochi jolly rimasti nel mazzo rimandando l’annuncio al meeting di luglio visto le turbolenze politiche e la delusione di alcuni dati macro».

Wall Street contrastata, focus sul trade
Cauta anche Wall Street, dove, dopo l'avvio positivi, i listini procedono contrastati. Tirano il freno a mano i tecnologici, con il Nasdaq che ha aggiornato al rialzo i massimi storici, salvo poi perdere quota. Il fronte commerciale resta quello più monitorato alla vigilia dell'inizio del G7 dei capi di stato e di governo in Canada. Nel frattempo dalla Cina sono giunti commenti del ministero del Commercio, secondo cui Pechino e Washington hanno fatto «progressi positivi e concreti in varie aeree» nelle trattative che si sono svolte nello scorso fine settimana nella capitale cinese. Poi il segretario americano al Commercio, Wilbur Ross, ha annunciato l'accordo tra Usa e ZTE, azienda cinese che pagherà 1 miliardo di dollari di multa per avere violato sanzioni Usa su Iran e Corea del Nord. Di conseguenza, Washingon torna a permettere alle aziende americane di vendere componentistica essenziale a quel gruppo. L'agenda macroeconomica oggi è scarna: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese di mille unità a 222 mila mentre gli analisti si attendevano un calo a 220mila. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana è cresciuto di 21.000 unità a 1,741 milioni.

Banche ancora sotto i riflettori a Milano
A Piazza Affari sotto i riflettori ci sono state ancora le banche, sulla possibilità di una riforma del sistema bancario: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di una possibile riforma delle popolari e per il credito cooperativo e, sebbene non abbia dato indicazioni precise, le sue parole hanno rinnovato le tensioni sui titoli del settore. Sono andate male Mediobanca (-2,25%), Intesa Sanpaolo (-1,19%) e Unicredit (-1,64%). Secondo gli analisti di Mediobanca, soprattutto le ultime due potrebbero risentire di un'eventuale separazione delle attività di trading e deposito, un'ipotesi ventilata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In discesa anche Mps (-3,35%), in cui il Tesoro detiene una partecipazione del 68%. Hanno fatto eccezione Banca Generali (+2,4%), sostenuta dai dati sulla raccolta di maggio migliori delle stime, Banco Bpm (+0,8%), sulle indiscrezioni secondo cui entro il prossimo 6 luglio dovrebbero arrivare le offerte vincolanti per il portafoglio di sofferenze di 3,5 miliardi messo in vendita, e Bper (+1,93%), con Equita che ha alzato il peso del titolo in portafoglio migliorando il giudizio da hold a buy con target price confermato a 5,6 euro per azione, grazie alla solidità del capitale, all'elevato coverage degli Npe e al derisking considerato credibile.

Vola Saipem, Fca ritrova slancio, in calo Mediaset e Telecom
Sul Ftse Mib ha svettato Saipem (+5,06%), dopo il nuovo contratto firmato dal consorzio Cepav 2, di cui Saipem controlla il 59%, per la realizzazione del primo lotto della tratta Alta Velocità Brescia-Verona. Fiat Chrysler Automobiles (+3,13%) ha trovato il rimbalzo dopo i forti cali della settimana scorsa, provocati dalla presentazione del nuovo piano industriale. Gli analisti avevano mostrato più di una perplessità, in particolare per quanto riguarda l’assenza di aggiornamenti sullo spin-off di Magneti Marelli e di prospettive di operazioni straordinarie per Alfa e Maserati. Fca ha fatto da traino anche a Cnh Industrial (+0,94%), mentre Exor (-0,4%) si è fermata sotto la parità, nonostante l'annuncio della creazione di una venture, Exor Seeds, che investirà in startup tecnologiche con fondi iniziali per 100 milioni di euro.In ribasso invece Mediaset (-0,9%), anche se l'amministratore delegato Piersilvio Berlusconi ha parlato di un primo semestre positivo per la pubblicità, e Telecom Italia (-1,47%), dopo che l'Agcom ha avviato formalmente il procedimento per la separazione della rete fissa. In coda al Ftse Mib Salvatore Ferragamo (-3,43%) e Moncler (-2,57%), che avevano corso molto nei giorni scorsi, con la seconda che si era portata in territorio record. Fuori dal listino principale, da segnalare il rialzo di Saers Getters (+14,05%), dopo l'accordo da 350 milioni di dollari per la cessione delle attività di purificazione dei gas alla statunitense Entegris.

In Europa comparto lusso in calo, bene i petroliferi
Guardando al di fuori dell'Italia, anche a Parigi, come a Milano, sono stati penalizzati i titoli del comparto lusso, con Lvmh in ribasso del 3,3% e Kering, che controlla tra gli altri i marchi Gucci, Bottega Veneta e Pomellato, in discesa del 4,14%. Questo anche se Gucci, locomotiva del gruppo francese che fa capo alla famiglia Pinault, punta a raggiungere 10 miliardi di fatturato, in crescita del 61% circa rispetto ai 6,2 miliardi dell'anno scorso, come ha detto l'amministratore Marco Bizzarri durante un incontro con gli investitori. Stessa sorte anche per Burberry, in ribasso del 2,8% a Londra. Il rialzo del petrolio ha sostenuto l'intero comparto dell'energia, con l'indice di settore Euro Stoxx 600 Energia in aumento dell'1,54%: se a Milano hanno brillato Saipem ed Eni (+1,17%), ad Amsterdam il gigante petrolifero Royal Dutch Shell ha guadagnato l'1,22% e a Londra Bp è salita del 2,2%. Debole il settore auto tedesco, ancora in attesa di capire se l'amministrazione Trump deciderà o meno di imporre dazi sulle importazioni di vetture straniere: a Francoforte Bmw ha ceduto lo 0,43% e Volkswagen lo 0,06%. Sul fronte opposto invece, a Parigi, Peugeot (+0,78%) e Renault (+0,96%). A Londra si sono distinte in negativo Anglo American (-1,7%) e British American Tobacco (-1,57%), mentre ha brillato United Utilities (+1,97%).

Deludono gli ordini industriali tedeschi, tensione sui rendimenti
Vendite generalizzate sui titoli governativi dopo le dichiarazioni dei membri Bce di ieri. L’attesa fine del Qe nel 2018 ha portato ad un aumento di oltre il 70% delle probabilità di un rialzo dei tassi già a giugno 2019 da un 30% di una settimana fa. Stamattina il tasso decennale tedesco è salito sopra lo 0,5%, complici anche i deludenti dati sugli ordini industriali tedeschi, penalizzati soprattutto dal calo degli ordini domestici e dell’area euro, mentre sono cresciuti quelli da parte dei paesi extra euro zona. Non si arrestano le tensioni sui titoli italiani in attesa di nuovi spunti da parte del nuovo Governo, con il tasso decennale in prossimità del 3% e due anni sopra l’1,3%. Spread BTp/Bund in calo ma sopra i 240 punti.

L'euro si rafforza ancora e torna sopra 1,18 dollari
Sul fronte valutario l’euro si conferma sopra la soglia degli 1,18 dollari e si attesta a 1,1823 dollari, contro gli 1,18 dell'apertura e gli 1,1765 della chiusura di ieri. La moneta unica è scambiata a 130,057 yen, contro i 129,57 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 109,995. In rialzo i prezzi del greggio: i future del Wti a luglio crescono dell'1,79% a 65,89 dollari al barile, mentre quelli ad agosto del brent acquistano il 2,1% a 76,94 dollari.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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