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Dal 90° minuto a Jeff Bezos: la grande battaglia per i diritti tv

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tv contro colossi tech

Dal 90° minuto a Jeff Bezos: la grande battaglia per i diritti tv

(Ansa)
(Ansa)

Paolo Valenti e Jeff Bezos. Due immagini che, mai come oggi, messe una al fianco dell'altra permetterebbero di cogliere quel “Panta Rei” che sull'asse calcio-tv (ma forse sarebbe meglio parlare di asse sport-video) riflette la mutazione genetica che sta interessando il mondo dell'audiovisivo. E così mentre i cosiddetti “Over the top”, i giganti che operano grazie alla rete, spingono sulle mura del castello dei contenuti, un pezzo di storia della tv in Italia, 90° Minuto, rischia di finire definitivamente in archivio, vittima – e qui si chiude il cerchio – proprio delle esigenze degli operatori in streaming.

Partiamo da questo e dalle novità in arrivo per il calcio in Italia. Secondo i pacchetti disegnati dalla Lega Serie A e dall’advisor Infront, infatti, le immagini dei match non potranno essere visibili prima delle 22 di domenica. Una richiesta sulla quale ci sarebbe stato un fortissimo pressing da parte di Perform, operatore in streaming interessato a partecipare al bando 2018-2021 che, nella sua versione battezzata ieri, avrà esclusive per prodotto. Il che significa che le partite in determinate fasce orarie saranno visibili solo per gli abbonati a una piattaforma e altre solo agli abbonati a un'altra piattaforma.

Se si considera poi che nessuno potrà aggiudicarsi più di due pacchetti, la strada al doppio abbonamento (o comunque a partite viste in casa, alcune al bar o in locali pubblici) diventa obbligata. Fra qualche giorno, il 13 giugno, si saprà – dopo tre bandi andati a vuoto e con l’inizio del campionato fissato per il 19 agosto – dove l’Italia pallonara potrà vedere il calcio in tv.

Tutto questo accade in Italia, dove la spagnola Mediapro ha ingaggiato un corpo a corpo durissimo con Sky e ora anche con la Lega che ha rescisso il contratto con quelli che dovevano fare da intermediario indipendente. Le cose non sono andate bene. Anche perché l'obiettivo, malcelato, di Mediapro era quello di arrivare a un canale tematico. In Spagna Mediapro ha i diritti della Liga e una joint venture con i qatarioti di beIn Sports. In Francia è recente l‘acquisizione da parte degli spagnoli dei diritti della Ligue 1 con 1,153 miliardi annui per il 2020-2024, e proprio per fare un canale tematico.

È in Uk però che è successo qualcosa di non immediatamente impattante, ma le cui implicazioni future in fondo a ben guardare possono essere enormi. Nei giorni scorsi, infatti, Amazon ha sancito il suo sbarco nella Premier League, il campionato inglese, il più ricco del Vecchio Continente. Il colosso di Seattle ha ottenuto in esclusiva i diritti per trasmettere in streaming 20 match del campionato inglese. Costo dell'operazione: poco più di 102 milioni di euro per tre stagioni a partire dal 2019. Nello specifico potrà trasmettere in streaming le 10 partite che si giocheranno durante una festività nazionale (“bank holiday”) e altre dieci che saranno giocate in turni infrasettimanali.

Si tratta di un pacchetto ancillare, senza dubbio, visto che i pacchetti principali sono andati soprattutto a Sky (4 su 7 per 128 partite) e anche a BT (1 pacchetto con 32 partite). Ma il contatto è avvenuto. E se a stabilirlo è un player del calibro di Amazon, per le media company tradizionali c'è poco da stare allegri. Va detto che la spensieratezza i broadcaster tradizionali l'hanno persa già da tempo. Le pay tv guardano come fumo negli occhi gli operatori che da Netflix ad Amazon hanno nel cord-cutting (i prezzi più bassi rispetto alle pay tv tradizionali) la loro arma per scardinare i pilastri dell'audiovisivo come finora l'abbiamo conosciuto.
L'antidoto per i player tradizionali sta nella valorizzazione delle specificità locali, a fronte di colossi come le cui library sono per forza di cose “globali”.

L'entrata nel recinto del calcio e dello sport rappresenta un passaggio evolutivo importante. Amazon un piede lo ha già messo in Germania grazie a un accordo con Eurosport Player per trasmetter match della Bundesliga a pagamento sulla piattaforma Amazon Prime Video. Un recente studio di S&P ha in qualche modo gettato acqua sul fuoco ritenendo gli Ott non ancora pronti un po' per mancanza di penetrazione nazionale e un po' per mancanza di adeguate capacità produttive. Per tutti questi motivi gli analisti di S&P immaginano un ingresso graduale di questi nuovi protagonisti nel mercato dei diritti calcistici. Con una previsione: molti problemi potrebbero essere risolti da successivi accordi di partnership con gli operatori tradizionali.

Certo è che il calcio in diretta sulle piattaforme online non è oggi solo un'ipotesi e in futuro potrebbe diventare un'opzione anche per il panorama italiano. Facebook ha trasmesso partite di Champions League negli Usa grazie a un accordo con 21st Century Fox. Per il social di Mark Zuckerberg altri accordi sono stati siglati con la Major League Soccer statunitense e canadese e con la Lega calcio messicana grazie alla partnership con Univision.

Twitter e Snapchat dal canto loro saranno presenti ai mondiali di Russia grazie a un accordo con Fox Sports. Twitter condividerà il programma giornaliero che Fox Sports trasmetterà sui propri canali, direttamente dalla Piazza Rossa di Mosca. Inoltre, pubblicherà sintesi e video degli incontri. Anche Snapchat avrà contenuti per le sue “storie”.

Ancora più avanti i colossi del web lo sono sugli altri sport. Amazon ha acquistato i diritti per le partite del giovedì della Nfl americana, da mettere in visione su Prime Video. Il colosso dell'ecommerce si è anche assicurato i diritti per gli Us Open di tennis dei prossimi 5 anni, dopo altri tornei di primo piano per il 2019. Il mondo dello sport potrà fregarsi le mani? Di sicuro ci saranno opportunità in più con l'aumento dei player interessati. I quali però dovranno studiare bene il loro modello di business. I diritti del calcio sono costosi e competere sui vari mercati non è scelta da poco.

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