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Reinhart: «Il debito italiano? Tutto da ristrutturare.…

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PARLA L'ECONOMISTA di harvard

Reinhart: «Il debito italiano? Tutto da ristrutturare. Farlo è un rebus»

Il terremoto sullo spread dei giorni scorsi ha riacceso l’interesse internazionale sul caso Italia, attirando anche la penna scomoda di Carmen Reinhart, la celebre economista di Harvard autrice con Kenneth Rogoff di un famoso (e assai controverso) saggio sul rapporto tra debito e austerity, “Growth in a Time of Debt”, uscito nel 2010. La tesi del saggio di otto anni fa, in estrema sintesi, era che un alto debito nel lungo periodo rallenta la crescita, affermazione che in teoria rientra nel regno della logica. Ma il fatto che il saggio - uscito nel bel mezzo dell’eurocrisi - sia stato citato da alcuni cosiddetti “falchi” europei per giustificare politiche di rigore fiscale, ha aperto un enorme vaso di Pandora di critiche, provenienti anche dagli stessi Stati Uniti, dove notoriamente negli ultimi anni non si basa troppo a debito e deficit.

La Reinhart è tornata sul tema pochi giorni fa con il suoItaly's Long,Hot Summer”, certamente discutibile, ma comunque interessante per avere un’idea di come si discute del “caso Italia” all’estero. Nell’articolo, l’economista di origine cubana inizia a elencare i problemi che noi ben conosciamo, ma che risultano poco noti a un pubblico internazionale: il Pil pro capite italiano nel 2018 è dell’8% inferiore ai livelli precrisi di undici anni fa, il Fmi prevede che non riusciremo a tornare al “magico” 2007 nemmeno nei prossimi cinque anni, e solo la Grecia tra i Paesi sviluppati ha dovuto sopportare un periodo di depressione superiore a quello italiano. L’instabilità tricolore inoltre danneggia tutti i Paesi mediterranei che stanno provando a uscire dal tunnel, aggiunge l’accademica fuggita da Cuba quando era bambina assieme alla famiglia.

Ma è quando si passa a parlare del debito, piatto forte della Reinhart, che le cose si fanno interessanti. Intanto l’economista di Harvard spiega che Grecia e Italia sono entrate nel tunnel della crisi con un debito già alto (rispettivamente 109% e 102% del Pil), cosa che non ha permesso loro di manovrare con decisione sul piano della spesa pubblica espansiva come invece ha fatto la Spagna (Madrid ne ha raccolto i frutti superandoci come Pil procapite a parità di potere d’acquisto).

Il fatto poi che negli ultimi anni il debito pubblico italiano, pur continuando lentamente a crescere, si sia stabilizzato intorno al 130% del Pil non è un segnale incoraggiante, spiega l’economista statunitense. Intanto nel debito pubblico, secondo la Reinhart, andrebbero conteggiati anche gli squilibri italiani nei saldi del sistema Target 2. Lo aveva messo nero su bianco nel gennaio scorso lo stesso Mario Draghi rispondendo a un’interrogazione di due europarlamentari pentastellati: se volete uscire dall’euro, allora dovete saldare oltre 358 miliardi di euro di debiti con l'Eurosistema. Nel marzo 2018, annota la Reinhart, gli squilibri italiani nel sistema di Target 2 sono pari al 26%, il che significa che il debito pubblico complessivo italiano si avvicinerebbe al 160% del Pil. Siamo quindi troppo fragili.

Come disinnescare la mina del debito pubblico italiano? Alla domanda da duemilacinquecento miliardi di dollari che tormenta Europa, America e molti altri continenti a scelta, la Reinhard risponde con accademica freddezza: la ristrutturazione del debito italiano non potrà essere evitata per sempre. Il problema è come procedere, continua, perché un bailout modello greco non è per nulla consigliabile, visti i risultati. La soluzione più “soft” sarebbe un impegno delle organizzazioni internazionali che detengono debito pubblico italiano a rinegoziarlo, il che forse ridurrebbe la comunque inevitabile fuga di capitali. Si tratta in ogni caso di un rebus per nulla facile da risolvere, ammette l’economista statunitense, su cui i policymaker devono cercare una soluzione che non aggiunga rischi e complicazioni a una situazione già estremamente complessa.

In tutto questo, colpisce che la Reinhart sia giunta a conclusioni in linea sia con la prima bozza del contratto di Governo gialloverde che fece tremare i mercati, sia (musicalmente parlando) con Jovanotti: cancella il debito. Aggiungendo però che, purtroppo, è quasi impossibile.

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