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Attrattività finanziaria, le regine sono Technogym e Furla

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ECCELLENZE D’IMPRESA

Attrattività finanziaria, le regine sono Technogym e Furla

Sono due imprese emiliano-romagnole Technogym (tra le aziende quotate) e Furla (tra le non quotate) cui va il premio “attrattività finanziaria 2018”, prima edizione dell’iniziativa promossa da Gea, Hbr Italia e Arca Fondi Sgr con il patrocinio di Borsa Italiana. Un riconoscimento per la capacità dimostrata nell’attrarre risparmio privato a supporto della crescita insieme alla loro eccellenza nella trasparenza e indipendenza di gestione e governance, è la motivazione. «Il premio rappresenta la nostra battaglia per rimuovere i blocchi psicologici che hanno impedito agli imprenditori italiani di accedere al mercato dei capitali per potenziare la struttura finanziaria delle proprie aziende e quindi poter finanziare progetti di ricerca e di internazionalizzazione», ha spiegato Luigi Consiglio, presidente della società di consulenza Gea.

Una strada obbligata quella della scelta di nuovi strumenti di finanziamento dal momento che «con a fine del Qe il credito è destinato a calare e le aziende saranno obbligate a cercare canali non bancari per finanziarsi. Lo sviluppo del mercato dei capitali diventa indispensabile per sostenere la crescita», ha detto Ugo Loser, ad di Arca Fondi sgr. Se per Technogym, colosso del fitness e del wellness, la scelta della Borsa è già stata affrontata, per Furla, tra i ledaer della pelletteria, questo passo potrebbe arrivare nel medio periodo: «Prima abbiamo una serie di progetti che dobbiamo metabolizzare e concretizzare», ha commentato Giovanna Furlanetto, presidente del gruppo bolognese.

Technogym e Furla rappresentano un modello di quella eccellenza imprenditoriale che si ritrova nelle piccole e medie imprese italiane uscite dalla difficile fase della crisi rafforzandosi, investendo e affrontando la concorrenza estera puntando su prodotti ad alto valore aggiunto. Tuttavia, il numero di imprese che scelgono di quotarsi in Borsa resta ancora limitato con 250 imprese su 200 mila aziende di medie dimensioni. «Il modello italiano resta attrattivo nonostante i rischi politici. Non è un caso che gli investitori esteri continuino a guardare con interesse alle imprese italiane - ha detto Federico Gizzoni, presidente di Rothschild, nel corso della tavola rotonda a Piazza Affari a Milano -. Tuttavia, le imprese italiane hanno ampi spazi di crescita anche attraverso la diversificazione degli strumenti alternativi alle banche».

«Il nostro sistema industriale si è rafforzato dopo la crisi finanziaria - ha commentato Emma Marcegaglia, presidente di Eni -. Oggi le imprese puntano sulla specializzazione con prodotti ad alto valore aggiunto. Continuiamo ad essere il secondo sistema manifatturiero in Europa, ma si può fare di più rafforzando le imprese anche con l’apertura del capitale al risparmio di terzi, ma è necessario un cambiamento culturale degli imprenditori, quel cambiamento che le nuove generazioni stanno già dimostrando».

Secondo Marco Fortis, vice presidente della fondazione Edison, «il triangolo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna guida il polo industriale italiano benché le sue imprese mostrino dimensioni limitate, ma con un potenziale di crescita ancora inespressa».

«Il modello industriale italiano resta un unicum, non paragonabile ad altri sistemi europei - ha commentato Innocenzo Cipoletta, presidente di Aifi, l’associazione del venture capital e del private equity -. La finanza deve venire incontro alle imprese italiane adeguando quelle regole pensate per il mondo anglosassone».

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