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Spread, cosa cambia se il confronto passa dal Bund ai Treasury Usa

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Spread, cosa cambia se il confronto passa dal Bund ai Treasury Usa

Ansa
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Da novembre 2011 nelle case degli italiani è entrata di prepotenza la parola (prima sconosciuta ai più) “spread”. Da allora dietro questo termine ci si è abituati a confrontare la differenza di rendimento tra i titoli governativi italiani e quelli tedeschi. Il confronto è chiaro: se l’Italia paga molto di più per finanziare il debito rispetto alla Germania (preso come benchmark in quanto Paese considerato più affidabile dell’Eurozona) vuol dire che le cose non vanno troppo bene.

Allo stesso tempo recentemente tra gli addetti ai lavori si sta rafforzando l’idea di non “limitare” il confronto solo alla Germania. Potrebbe aver senso anche confrontare il BTp all’andamento del Treasury statunitense, passando dal concetto di “spread europeo” a quello di “spread globale” dato che il Treasury è considerato un rifugio ancor più significativo del Bund in tempi di gravi turbolenze finanziarie (comprando Treasury difatti si comprano dollari, ovvero la moneta fiat del Paese più forte, economicamente e militarmente del pianeta).

Bene, confrontando lo “spread globale”, ovvero la differenza di rendimento tra i Treasury e i BTp, emerge un quadro opposto rispetto allo “spread europeo”. Tanto sulla scadenza a 10 anni, e ancor di più su quella a 2 anni, i tassi negli Stati Uniti sono più alti rispetto a quelli italiani. Lo spread Usa-Germania a 2 anni sfiora i 160 punti (perché i T-bond a 2 anni pagano il 2,5% a fronte dello 0,9% dei biennali italiani) mentre quello a 10 anni è a 15 punti base.

Cosa significa? Che l’Italia (tripla B secondo le principali agenzie di rating) è più affidabile rispetto agli Usa (tripla A secondo due delle tre big del rating globale)? In realtà no. Perché stiamo parlando di rendimenti nominali, che andrebbero depurati per l’effetto inflazione. Il costo della vita negli Usa è molto più alto (2,5% contro l’1,1% italiano). L’inflazione, a sua volta, influenza le politiche monetarie. E qui Usa e Italia (quest’ultima attraverso la Bce che deve decidere per 19 in un colpo solo quanto sono i Paesi che condividono l’euro) sono pure molto distanti. La Federal Reserve porterà con ogni probabilità questa sera i tassi nel range 1,75%-2% mentre la Bce li mantiene ancora a zero.

SPREAD USA-ITALIA
La differenza di rendimento tra i governativi a 2 e 10 anni

Quindi è perfettamente compatibile nella logica del rischio/opportunità che oggi i rendimenti degli Usa paghino qualcosa in più (fino a 160 punti sulla scadenza a 2 anni) rispetto a quelli dell’Italia.

In ogni caso in un mondo finanziario che avanza e si libera di convenzioni, abituarsi a osservare non solo lo “spread europeo” ma anche quello “mondiale” può diventare un esercizio interessante. Tanto per i gestori quanto per i piccoli risparmiatori.

BOND, IL CONFRONTO TRA ITALIA E IL RESTO DEL MONDO
Lo spread a 10 anni tra i BTp e gli altri governativi

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