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Banche, se la Vigilanza europea vira sui rischi di mercato

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L'Analisi|BANCHE

Banche, se la Vigilanza europea vira sui rischi di mercato

Gli stress test sui bilanci 2017 delle banche europee in corso di esecuzione da parte di Eba e Bce - con due step di confronto con i vigilati a metà giugno e metà luglio e poi col giudizio finale di fine ottobre - potrebbero consentire agli investitori di fare un po’ di chiarezza in più sugli asset a rischio dei vari istituti di credito del Continente. Come previsto fin dall’inizio dell’esercizio di stress dai criteri stabiliti dall’Eba, questa volta gli esami riguarderanno non solo i rischi di credito ma anche i rischi di mercato, in entrambi i casi contemplando le incognite difficili da ponderare dei nuovi principi contabili Ifrs9.

E quindi sotto la lente della Vigilanza di Francoforte finiranno non solo gli Npl - che abbondano nei bilanci delle banche greche, italiane e portoghesi - ma anche quelle attività finanziarie, a partire dai titoli illiquidi di tipo level 2 e level 3, che pesano tra il 20 e il 40% del patrimonio tangibile delle grandi banche francesi e tedesche. Una piccola svolta, poiché le conseguenze dello stress test non avranno ripercussioni solo sull’economia reale dei Paesi in cui il credito alle Pmi resta il core business dell’attività bancaria.

Tecnicamente, lo screening sarà ancora basato sulle valutazioni fatte all’interno dai singoli istituti sulla base dei modelli interni di rating. Ma stavolta la Vigilanza Bce si è mossa, stando a fonti finanziarie autorevoli, dopo una serie di ispezioni mirate sulle banche europee che detengono in portafoglio più derivati e asset finanziari illiquidi. Si vedrà a inizio novembre quale sarà l’esito dello stress test, ma è evidente che in futuro i bilanci delle grandi banche europee saranno totalmente «garantiti» dagli attuali vertici dell’Ssm.

L’obiettivo generale degli stress test è quello di dare adeguate informazioni agli investitori e, nell’era del bail in, ai clienti-risparmiatori sulla solidità delle singole banche. Con due conseguenze pratiche evidenti. La prima riguarda l’individuazione dei rischi di credito e di mercato, in vista dell’Unione Bancaria e dell’assicurazione comune dei depositi che potrà partire solo se e quando vi sarà una “due diligence” garantita da Bce e accettata da tutti gli Stati membri dell’Unione.

La seconda conseguenza dell’esito degli stress test riguarda invece le aggregazioni cross border più volte invocate dall’Ssm. Nelle ultime settimane sono tornate a circolare ipotesi di merger paneuropei tra UniCredit e SocGen o tra Commerzbank e Bnp Paribas (o con la stessa UniCredit o Deutsche Bank). Difficilmente, anche in caso di fughe in avanti del management di qualche banca europea, gli investitori seguirebbero con favore ipotesi di merger senza che prima vengano resi noti da Eba e Bce gli esiti degli stress test con i relativi coefficienti di rischiosità e i conseguenti eventuali fabbisogni di capitale.

Più gli stress test saranno guidicati credibili dal mercato, più facile sarà la strada verso l’Unione Bancaria. Ma la coincidenza dell’esito degli esami della Vigilanza Bce con la scadenza del mandato degli attuali vertici dell’Ssm a trazione franco-tedesca potrebbe essere di ostacolo alla percezione di una totale trasparenza.

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