Finanza & Mercati

Trump distensivo non basta al Dj. Petrolio al top da novembre 2014

  • Abbonati
  • Accedi
la giornata dei mercati

Trump distensivo non basta al Dj. Petrolio al top da novembre 2014

Andamento titoli
Vedi altro

La linea soft di Trump sulle restrizioni agli investimenti cinesi e la fiammata del petrolio hanno dato fiato alle Borse europee, che dopo aver toccato i minimi da 11 settimane hanno invertito la rotta e chiuso la seduta in positivo, con in testa Londra e Parigi. Ma i messaggi distensivi del presidente non bastano a Wall Street che si sgonfia in chiusura (Dj -0,66%, Nasdaq -1,54%). E il petrolio termina la seduta a 72,76 dollari al barile (+3,2%), picco massimo dal novembre 2014. Il FTSE MIB almeno per un giorno ha invece arginato l’incubo dazi, strappando un guadagno dello 0,65% sostenuto dai titoli energetici, che hanno brillato in tutto il Vecchio Continente, grazie alla “tolleranza zero” degli Usa verso chi acquista petrolio dall’Iran. Si è raffreddato lo spread, che ha chiuso a 250 punti base (contro i 258 di martedì). Il primo posto sul listino milanese l’ha conquistato Saipem, con un +5,34% grazie alla previsione degli analisti su un aumento dei prezzi di vendita dei materiali per l’industria petrolifera. In rialzo anche Tenaris(+5,11%) ed Eni(+2,7%). La corsa dei petroliferi ha bilanciato le difficoltà dei bancari, che hanno chiuso tutti in rosso, da Unicredit(-1,8%) a Ubi Banca(-2,2%). Non ha fatto eccezione Bca Carige (-1,2%) dopo l’addio in polemica del presidente Tesauro e del consigliere Lunardi.

L'incertezza sui rapporti commerciali tra le superpotenze economiche mondiali, però, continua a pesare sull'azionario europeo, con gli Usa che hanno minacciato nuovamente l’imposizione di dazi sull’import di auto dalla Ue. La questione dazi resta quindi al centro dell’attenzione degli operatori e per il momento sono pochi i segnali di una possibile tregua nel breve, sottolineano gli analisti di Mps Capital Services. In questo contesto, continuano a essere ben intonati i titoli governativi core e oggi hanno recuperato anche i titoli di Stato italiani. Sul primario, c'è stata la corsa ai BoT semestrali in asta: sono stati assegnati 6,5mld con tasso in calo a 0,092%.

Ok energetici, in frenata tutti i big bancari
Tra gli energetici, protagonisti indiscussi della seduta a Piazza Affari, Saipemha beneficiato anche delle anticipazioni del Financial Times, che ipotizzano nel primo semestre 2019 la decisione finale d’investimento sull’impianto Lng del consorzio guidato da Anadarko in Mozambico (dopo una forte riduzione dei costi del progetto). Il progetto, spiega Equita, dovrebbe costare 7,7 miliardi di dollari per la liquefazione del gas e l’impianto di esportazione, oltre a un certo ammontare (non specificato) di pipeline e pozzi offshore, «un segnale che, dopo un rallentamento delle approvazioni di nuovi progetti Lng, l’attività sta iniziando a riprendersi». L'azienda italiana, selezionata assieme ad altre come contrattista per lo sviluppo iniziale del parco, è «ben posizionata per il progetto» che «stimiamo possa valere per Saipem 1-1,5 miliardi di dollari». Acquisti su Mediaset (+1,34%), che oggi ha tenuto una movimentata assemblea annuale: il cda di Cologno si è opposto alla partecipazione del trust Vivendi al voto, mentre il presidente Fedele Confalonieri ha ipotizzato per l'azienda «un futuro fuori dall’Italia» con le aggregazioni definite «l’unica alternativa». Sono state invece le auto e le banche i settori più colpiti, con gli istituti penalizzati dalle preoccupazioni per gli impatti delle politiche protezionistiche e dagli effetti sui loro bilanci dell'appiattimento della curva dei rendimenti.

Unipol chiude sulla parità, per analisti risiko bancario «rinviato» al 2019
Unipol ha chiuso poco sotto la parità sempre in scia dell’operazione Banca Pop Er, che ha visto la holding bolognese salire sopra il 14% del capitale dell'istituto emiliano. Il mercato,infatti, continua a interrogarsi su quali saranno le prossime mosse rispetto al risiko bancario. Ma a questo punto anche il timing diventa un elemento su cui riflettere, visto che Unipol ha dichiarato che fino a tutto il 2018 non punterà al controllo della banca modenese. Secondo gli analisti di Banca Akros, il gruppo assicurativo si trova di fronte a un bivio. Da un lato, infatti, «l’acquisizione di Bper potrebbe essere il primo passo per partecipare al consolidamento del settore bancario che ci aspettiamo l'anno prossimo e, forse, per la cessione della partecipazione in Unipol Banca, aprendo all'eventuale fusione tra Unipol e Unipol Sai». In pratica, tramite la mossa su Bper, gli analisti ipotizzano un successivo accorciamento della catena di controllo del gruppo assicurativo (di cui si parla da tempo). Gruppo che in futuro potrebbe dividersi in tre rami distinti, perché Unipol «potrebbe anche avere l'ambizione di creare un gruppo finanziario diversificato nel settore assicurativo, nel settore bancario e nella gestione patrimoniale».

Pieno per l'asta BoT a 6 mesi, tasso sotto l'1%. Spread chiude in calo
In area euro, dopo le vendite della vigilia, i tassi core e quelli periferici sono scesi. Si è chiusa con tassi in calo e buona domanda l'asta dei BoT a sei mesi: il Tesoro ha assegnato tutti i 6,5 mld di euro con il tasso tornato sotto l'1% a 0,092%. Resta tesa la situazione politica tedesca, che rischia di vedere un ritorno alle urne. I partiti della coalizione Csu, Cdu e Spd dopo ore di colloqui non sono riusciti a trovare un’intesa sulla questione migratoria in vista del consiglio Ue di giovedì. Ieri è anche circolata una bozza sulle conclusione del vertice Ue, che prevede maggiori poteri al fondo Esm e rischia di inasprire i rapporti tra l’Italia ed i partner europei.

Il petrolio al Nymex supera i 72 dollari, in flessione l'euro
Le quotazioni petrolifere proseguono invece al rialzo, beneficiando delle dichiarazioni del Dipartimento di Stato Usa, che ha annunciato sanzioni a tutte le società che compreranno petrolio iraniano a partire da novembre. Ma nella settimana conclusa il 23 giugno scorso le scorte di petrolio negli Stati Uniti hanno registrato un calo superiore alle stime. Il dato ha registrato un ribasso di 9,891 milioni di barili a 416,636 milioni di unità mentre gli analisti attendevano una contrazione di 2,8 milioni di barili dopo il calo nei sette giorni precedenti pari a 5,914 milioni di barili. E così il petrolio ha preso letteralmente il volo dopo il calo più ampio delle stime delle scorte: il contratto agosto a fine seduta sale del 3,3% a 72,87 dollari al barile. Sul fronte dei cambi, debole l’euro che è sceso più volte sotto la soglia di 1,15 dollari e alla chiusura delle contrattazioni valeva 1,159 (-0,47%) contro il biglietto verde (1,1668 martedì), 0,881 nei confronti della sterlina e 127,974 yen.

(Il Sole 24 Ore Radiocor )

© Riproduzione riservata