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Mediaset, fallisce il blitz di Vivendi. Maxi-raccolta grazie ai…

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Mediaset, fallisce il blitz di Vivendi. Maxi-raccolta grazie ai Mondiali

Al gol capolavoro di Lionel Messi martedì sera, al settimo piano della palazzina di vetro che ospita lo stato maggiore di Mediaset, hanno brindato. La partita Nigeria-Argentina è stata la trasmissione più vista del paese: con 7 milioni ha fatto il 32% di ascolti. Sebbene orfano della Nazionale, un italiano su 3 guarda i Mondiali di Russia 2018. Nelle prime 36 partite del torneo di calcio, la media di spettatori è stata di circa 4 milioni. Nemmeno quando, quattro anni fa, gli Azzurri giocavano in Brasile, la Coppa del Mondo, trasmessa fino ad allora dalla Rai, riusciva a riunire tanta gente davanti alla tv (lo share si fermava a 3,5 milioni). Lo scorso dicembre, con l’Italia clamorosamente esclusa, molti pensavano che l’affondo sui diritti tv di Russia 2018 fosse la mossa disperata di una Mediaset finita nell’angolo tra la guerra in casa con Vivendi e l’assalto delle pay-tv, da Sky a Netflix e pure Amazon con la loro libreria infinita di serie tv e reality show.

E invece i Mondiali 2018, i più visti degli ultimi 20 anni (grazie anche ormai alla fruizione globale da teleschermo a smartphone), hanno sancito definitivamente la resurrezione della tv generalista e gratuita, data per morta con troppo anticipo (almeno in Italia) da mess-mediologi e analisti finanziari, mentre Confalonieri ha passato gli ultimi anni, profeta solitario nel deserto, a convincere il mercato del contrario. Pagati 70 milioni di euro, i diritti tv di Russia 2018 si sono già ripagati, ha spiegato ieri Fedele Confalonieri, il Presidente decano di Mediaset, memoria storica dell’azienda e braccio destro di Silvio Berlusconi. Finora le stime parlano di circa 80 milioni di euro di pubblicità raccolta grazie ai Mondiali: ma, secondo alcune stime di mercato aggiornate, il 15 luglio, giorno della finale, gli introiti per Publitalia, la concessionaria di casa, potranno raggiungere i 100 milioni. La maggior parte degli spot pubblicitari sono stati venduti già prima del calcio d’inizio dell’evento; e infatti qui sono filtrate le prime indiscrezioni sui numeri. Ora che la competizione entra nel vivo, ci sono ancora degli spazi pubblicitari rimasti liberi e il prezzo giocoforza salirà. Una regola non scritta del commercio è che il negoziante non si sbilancia mai coi clienti; sono tutti ugualmente coccolati nei loro gusti. Regola ancor più vera nel pallone, unica religione globale nell’epoca di internet. Ma ieri Pier Silvio Berlusconi si è sbilanciato: a Mediaset «tifano» la Spagna. Banalmente perché TeleCinco ha l’esclusiva e se le «Roja» va avanti, lo share a Madrid si impenna.

Con un 2017 che ha visto il ritorno all’utile (per 95 milioni) del gruppo, su cui nel 2016 era caduta la tegola di Premium, e sulla scia del successo dei Mondiali, Mediaset rialza la testa. Sterilizzato il nemico Vivendi (che pure ieri ha tentato un blitz, mandando a sorpresa in assemblea la fiduciaria Simon, il trust che custodisce il 19% del Biscione), ma è stato respinto, ora in casa Mediaset riprendono in mano quello che in fondo era il vecchio progetto accarezzato all’epoca con Vivendi: la grande piattaforma tv paneuropea che faccia da argine allo strapotere dei nuovi concorrenti americani. Mediaset cerca un grande gruppo tv con sui allearsi, ma stavolta, per dirla con le parole di Pier Silvio Berlusconi, gli italiani vogliono fare la «locomotiva» . Per il resto, l’assemblea è scivolata via liscia e così la prevista nomina del nuovo cda: confermati Confalonieri presidente, Pier Silvio Berlusconi vice con deleghe, come pure i top manager Marco Giordani e Gina Nieri. Si segnala la «sostituzione» in casa Fininvest: esce dal board di Mediaset l’ex ad Pasquale Cannatelli ed entra il nuovo (ma in realtà è arrivato più di un anno fa) numero uno Danilo Pellegrino.

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